Una bordura al naturale
di Alessandro SalvalaioNel mio giardino, il confine è segnato da un fossato di scolo delle acque piovane. I fossi sono quasi sempre lasciati all'incuria, e in essi le piante spontanee crescono sopraffacendo altre meno vigorose. Il tutto è regolato dalla natura, spesso matrigna, dove vince il più forte.
Quando sono venuto ad abitare qui, avevo in mente un giardino dove regnasse – per quanto possibile – l'ordine, e fosse la mia mano a creare ogni cosa. Così intendevo in assoluto il mio giardino, sicché anche con il fossato, dove tutto cresce casualmente, mi sentii in dovere di intervenire sul naturale equilibrio.
Presi quindi la decisione di usarlo per produrre legna da ardere, piantando alcuni esemplari di Robinia pseudoacacia. Il resto faceva i conti puntualmente con il decespugliatore, che mi permetteva di mantenere la pulizia che desideravo.
| Robinia pseudoacacia | Ulmus minor |
Con gli anni il giardino è cresciuto, e con lui il tempo che gli dedicavo per la creazione e la manutenzione, al punto che dovetti trascurare l'argine del fossato, dove pian piano – quasi di nascosto – rifecero comparsa le piante spontanee. Osservandole, mi resi lentamente conto che, una volta liberate dalle specie più invadenti e vigorose che le opprimevano, non avevano nulla da invidiare ad altre piante che avevo acquistato per comporre le aiuole del giardino.
Scoprii le Iris pseudoacorus, che per i primi due anni avevo inesorabilmente stroncato sul nascere, osservai il valore dei sanguinelli (Cornus sanguinea) oltre il confine, dopo che nuovi getti erano scappati al filo del decespugliatore, e poi ancora delle erbacee cespitose molto decorative, che identificai successivamente, grazie all'aiuto del forum, essere dei Carex (fam. Cyperacee), probabilmente Carex elata quelle di dimensioni maggiori.
Con il passare del tempo hanno trovato spazio varie altre erbacee spontanee con fioriture tutt' altro che banali, certo non esuberanti come le ornamentali selezionate appositamente, ma nell' insieme il fossato stava acquistando un fascino del tutto particolare. Ne ho avuto la conferma definitiva quando, un giorno d'estate, alcuni amici che mi hanno fatto visita, oltre ad osservare il mio operato attorno alla casa, hanno scrutato proprio le varie essenze che costituiscono ormai quella bordura naturale. Ricordo di aver avuto la stessa soddisfazione che provo quando osservo la riuscita di alcuni accostamenti ricercati nelle aiuole create ad arte.
I giardini privati qui attorno in genere sono uniformati alla moda del momento; così il fossato desta curiosità, interesse, novità. Chi mi fa visita non si accorge subito di essersi soffermato a guardare con tanta ammirazione arbusti ed erbacee che ha visto mille volte, senza avergli mai dato importanza.
Il mio compito da un paio d'anni è stato quello di fornire alle spontanee un loro spazio per esprimersi e valorizzarsi, inserendo anche altre specie, come talee di Rosa canina e Solanum dulcamara, la "ucamara" come la chiamiamo noi, che, tagliando dei bastoncini, veniva succhiata lasciando in bocca un gusto apprezzato dai contadini d'un tempo.
Ecco dunque alcune foto invernali, poco rappresentative magari dell'etereogeneità della flora presente, ma dotate di un fascino del tutto particolare. Si vede un timido Ranuncolus ficaria cercare il sole riparato dalle foglie secche di un platano, poi altri ranuncoli (probabilmente R. bullatus e R. bulbosus).
Ed ecco poi i Carex e giovani foglie di canne (Arundo donax, che a causa del mite autunno sono rispuntate. Verdi foglie del Sambucus nigra, ancora piccolo ma promettente, e poi due tralci del Solanum dulcamara pronti ad invadere un vecchio ceppo di platano. Infine il luppolo (Humulus lupulus) dal quale a primavera prelevo i "bruscandoli", cioè i nuovi getti apicali, ottimi per fare il risotto.
Se aggiungiamo poi le ranocchie, che al minimo rumore si rifugiano nell'acqua con un balzo, o le numerosissime libellule che volando tra i fiori provano divertenti evoluzioni, il fossato assume un aspetto che oggi giorno è raro da queste parti. Persino mio suocero, ex-contadino plasmato dall'indispensabile pragmaticità per condurre la famiglia, ha avuto dapprima parole critiche e poi, fermandosi su un cespo di carice, ha detto "ara l'escaroea che i usava pa impaiare e careghe" (guarda la lesca che utilizzavano per impagliare le sedie). C'è molto in questa bordura al naturale, bisogna solo imparare a guardarla...
| Foglie di canne, probabilmente Erasthius | Verdi foglie del Sambuco nigra |
| Solanum dulcamara che ho prelevato in una zona vicina | Humulus lupulus al sole d'inverno |















Vitalba, 1 febbraio 2007:
Bravo koki! Bell'articolo.
... ma le zanzare?
acerobis, 1 febbraio 2007:
Complimenti Koki! Belle anche le foto.
PaolaM, 1 febbraio 2007:
Bello l’articolo e belle le intenzioni. Mi è piaciuto molto il riferimento alle rane… sono così fortunata da avere ricordi d’infanzia con giochi intorno a fossati del genere, e ne apprezzo ancora oggi il fascino.
Non farci mancare le foto in altre stagioni!
Macquà, 1 febbraio 2007:
Complimenti per il lavoro fatto, e grazie per l’articolo e le belle foto!
NadiaVi, 1 febbraio 2007:
E’ bellissimo, credo che uno spazio simile riesca ad essere magico, davvero. Bravissimo Koki.
Maria Rita, 2 febbraio 2007:
Bello! Mi ha fatto ricordare i fosssi dell’infanzia, allora abitavo in provincia di Treviso, le acque erano decisamente correnti e le prode erano una meraviglia soprattutto in primavera. Il tuo lavoro è meritevole di menzione e di lode.
Clepy, 10 febbraio 2007:
Tutto molto bello però.... quella Robinia pseudoacaia (!!!)
E’ specie infestante, quindi tienila d’occhio visto che si riproduce ovunque ed è incredibilmente pollonante.
Ciao
zoe, 14 febbraio 2007:
Ciao Koki
Immagino che anche tu coltivi da qualche parte nel tuo giardino le solite rose e il solito praticello, eppure, così come è successo a me, ti sei accorto dopo un po’di tempo, che il luogo più interessante del giardino era proprio quella porzione selvatica dove animaletti, zanzare comprese (quelle ci sono sempre e comunque) e piante spontanee potevano autonomamente esistere.
Potremmo considerarlo un premio del Genius Loci?
All’opposto – in contrasto con la rigorosa sobrietà del tuo giardino – esiste al momento, la moda imperante filo-anglosassone con quei giardini leziosi e stucchevoli da sembrare tutti, nessuno escluso, usciti dall’immaginario creativo di una qualche attempata zitella britannica.
Comprendo in pieno, inoltre, lo stupore di tuo suocero nel ritrovare piante come il carice, il cui utilizzo da parte dell’uomo ha origini talmente lontane da oltrepassare la coscienza storica dell’umanità e perdersi nei miti delle origini.
Clepy, 15 febbraio 2007:
Secondo me gli inglesi hanno una cultura del giardino infinitamente più evoluta ed elevata della nostra.
Tra l’altro sono loro che hanno inventato il “giardino naturalistico” che , pur essendo anch’esso per certi aspetti artificioso, prende le distanze dal giardino formale all’italiana per avvicinarsi maggiormente ad una tipologia di giardino più naturalistica.
Tra l’altro fanno un uso massiccio di alberi a foglie caduche come querce, tigli, ippocastani e aceri…La deturpazione paesaggistica è un fenomeno tipicamente italiano.
Ciao
Clepy
Marcello, 27 febbraio 2007:
Mi aggiungo al coro di “bello”, senza invidia. Hai anche la fortuna di confinare con un fosso non inquinato da residui di vecchie lavatrici o da scarichi di concerie. Abbastanza raro. Ciao, auguri.
wigglywoo, 11 marzo 2008:
le foto che ti fanno tornare bambino,quando nei fossi,e ce n’ erano tanti vicino ai palazzi,e dove si catturavano salamandre e ‘’raganee’‘che poi venivano liberate incolumi,e si portavano a casa i fiori gialli alla mamma che come entravano in casa liberavano una miriade di insetti… che nostalgia. grazie