Le Clematis nella pratica
di Elisa SeveriCon questo articolo, ho inteso riunire quante più informazioni possibili relative alle clematidi; le ho attinte e tradotte sia da alcuni siti di associazioni internazionali, sia dalle esperienze dirette degli appassionati del forum, cercando di farne una base di riferimento utile per la corretta e proficua coltivazione di queste splendide piante. Ringrazio Maurizio Usai per le preziose indicazioni sulla preparazione del terreno d'impianto.
Vedi la prima parte dell'articolo: Il fascino delle Clematis, tra grazia e versatilità
Impianto di una Clematis
La scelta
Quando si acquista una di queste piante, la cosa migliore da fare è osservare la sua base, piuttosto che l'altezza o l'eventuale fioritura.
Nonostante che i fiori ci diano l'idea della colorazione vera della Clematis, cosa che difficilmente è possibile riscontrare sulle foto dei cartellini identificativi, dalla base del contenitore possiamo constatare la robustezza e la vigoria della pianta.
Tanti più getti sono presenti, tanto più si tratterà di un prodotto di qualità, anche se, a dire il vero, è raro trovarne con più di due!
Un'altra cosa importante è acquistare Clematis con il relativo cartellino, che indichi, oltre al nome, la ditta di provenienza, il gruppo di appartenenza... insomma tutto ciò che può rassicurarci su un acquisto corrispondente alle nostre aspettative.
L'esposizione
La condizione indispensabile per lo sviluppo sano e vigoroso di una Clematis è quella che le consente di tenere l'apparato radicale in un suolo umido e fresco (ma non bagnato), la base all'ombra e le parti alte preferibilemte baciate dal sole del mattino.
Quindi, potendo scegliere, è meglio prediligere l'esposizione ad est/nord-est, soprattutto se ci troviamo al Sud, perchè ciò che le clematidi temono più di ogni altra cosa è il calore intenso.
Se ci troviamo al Nord, possono andare bene anche l'esposizione ad ovest o a sud, purchè siamo in grado di mantenere il suolo e la base sempre umidi e freschi, con appositi accorgimenti che poi vedremo.
La buca
Nel luogo prescelto per la Clematis, occorre scavare una buca di circa 50X50X50 cm, e se la posizione è vicino ad un muro o ad un albero, fare in modo che la pianta venga posizionata ad una distanza minima di 30-40 cm, tenendo conto di questo nella preparazione della buca.
Poiché un eventuale ristagno idrico sarebbe letale per la pianta, occorre spaccare con una forca o una vanga il fondo della buca, inframmezzandolo con cocci, lapillo, ghiaia o tutto ciò che assicuri stabilmente un buon drenaggio. Inoltre, è importante incorporare al suolo del fondo (non gettare come uno strato a se stante) una massiccia quantità di letame ben maturo, che comunque non potrà essere l'unico apporto organico a disposizione della clematide.
La buca andrà riempita, infatti, con un composto quanto più soffice, poroso e ricco di materia organica possibile, in modo da stimolare la capillarizzazione, ovvero la crescita di radicine fibrose e sottili, idonee ad assorbire i nutrienti. Così facendo, le piccole radici troveranno nutrimento abbondante ed immediato sin dalle prime fasi dello sviluppo, le più importanti.
Il letame (e così qualsiasi altro materiale organico, torba, compost, ecc.) dev'essere accuratamente mescolato al terreno, per alleggerirlo ed omogeneizzarne la struttura, creando così un substrato ideale per le radici, che in questo modo arriveranno "preparate" al momento di affrontare il terreno grezzo circostante la buca.
Il letame impellettato, benchè simile al letame maturo come apporto nutritivo, è disidratato, pressato e concentrato, e quindi non consente un'omogenea modificazione strutturale della sofficità/porosità del terreno. Dovendo usare del letame impellettato, è meglio polverizzare i cilindretti frantumandoli, e incorporare della materia organica in più, come terriccio di foglie o torba.
Sebbene le Clematis prediligano un terreno leggermente alcalino (con un ph tra 6 e 7), una simile preparazione del terreno le farà crescere benissimo, anche se il valore del ph non dovesse essere proprio nell'intervallo indicato.
L'impianto di una Clematis è bene eseguirlo dall'autunno alla primavera, evitando giornate di gelo o giornate di forte caldo e clima secco. Prima di collocare la pianta acquistata nella buca, è consigliabile sommergere per 10-15 minuti il suo apparato radicale ancora contenuto nel vaso, per favorire l'assorbimento di acqua completo in tutta la zolla; poi si estrae (con attenzione, vista la delicatezza dei tralci) la pianta dal contenitore, possibilmente mantenendo le cannette di sostegno già presenti e cercando di non danneggiare le radici. Infine, si appoggia la pianta nella buca con una leggera inclinazione verso il supporto (muro o albero) che intendiamo offrirle per l'arrampicata, facendo in modo che i primi 10 cm circa dello stelo rimangano sotto il livello del terreno. Meglio ancora se la interriamo fino al primo nodo, cioè fino alla prima giuntura delle foglie con lo stelo: questa operazione è di vitale importanza per una crescita robusta, in quanto faciliterà la generazione di nuovi steli.
Una volta posizionata la zolla, si riempie bene la buca con il composto preparato, pressandolo delicatamente e accertandosi che non siano rimaste sacche d'aria. Una cosa importantissima è la pacciamatura finale, cioè uno strato (spesso anche 10 cm) di foglie, letame ben maturo (che non tocchi lo stelo), ghiaia, corteccia, compost, pietre... ossia dei materiali che proteggano la base da bruschi innalzamenti della temperatura nei mesi estivi, e ne preservino più a lungo l'umidità necessaria.
Terminate le operazioni fin'ora descritte, arriva il momento di una abbondante innaffiatura, distribuita a pioggia, lentamente ma con costanza per diversi minuti, in modo da lasciar penetrare per bene l'acqua fino agli strati più bassi della buca, e creare umidità tutt'intorno alla zolla della pianta. I più meticolosi potranno anche adottare ulteriori accorgimenti, quali:
- interrare uno o due vasi vuoti per versarvici l'acqua dentro;
- infilare nel terreno un tubo lungo 20-30 cm, in posizione obliqua con direzione verso la zolla, per poterci versare l'acqua;
- infilare un paio di canne di bambù inclinate verso la zolla, da estrarre al momento dell'innaffiatura e creare così dei percorsi obbligati per il deflusso dell'acqua.
Tutto ciò, serve per essere sicuri che anche le radici più profonde godano di umidità. Se le innaffiature fossero fatte frettolosamente e solo in superfie, le radici tenderebbero a risalire, rischiando di rimanere all'asciutto ai primi colpi di caldo o dopo la prima volta che ci dimentichiamo di innaffiare. Quindi, meglio essere previdenti, perché i danni alle radici possono essere letali!
L'impianto in vaso, che deve avere altezza e diametro minimi di rispettivamente 50 e 30 cm circa, si pratica adottando gli stessi accorgimenti dell'impianto in piena terra: drenaggio sul fondo, terriccio poroso e ricco di materia organica, pacciamatura finale con ghiaia, foglie, corteccia, compost, ecc. ed un'innaffiatura conclusiva profonda e abbondante.
I sostegni
Le Clematis hanno steli talmente flessibili e delicati che non sono in grado di reggersi da soli fin dai primi centimetri di crescita. Quindi, dobbiamo provvedere noi con cannette, grigliati, reti, graticci o qualsiasi supporto ci venga in mente. Il supporto deve essere distanziato di circa 2 cm dalla struttura di appoggio, e deve avere spessore/diametro non superiore a 0,5-0,7 cm, per consentire ai piccioli delle foglie di abbracciare il sostegno, avviluppandosi con più giri su se stessi. Ovviamente, questo non sarebbe possibile se il diametro o la superficie da 'abbracciare' fosse troppo grande.
In una primissima fase, quando le foglie non sono ancora adeguatamente sviluppate, è bene utilizzare dei pezzetti di filo plastificato elastico per fissare la pianta (senza stringere, ma solo perchè possa appoggiarsi e non cadere) e dare inizio al suo sviluppo nella direzione che riteniamo migliore.
L'ombreggiatura
Vista l'esigenza che le radici possano disporre di terreno fresco ed umido, occorre procurare alla Clematis, soprattutto se non abbiamo scelto l'esposizione ottimale di est-nord/est, una buona ombreggiatura alla base, anche per creare un'effetto combinato con la pacciamatura provvista.
L'ombra si può procurare anche con dei coppi o delle arelle o della juta avvolti ai primi 30-40 cm di stelo, ma la soluzione ottimale, sia dal punto di vista dell'utilità, sia dal punto di vista dell'estetica, è quella di piantare vicino ai suoi piedi, delle piantine di portamento globoso e compatto con altezze variabili dai 20 ai 60 cm, e con un'apparato radicale che non entri in competizione con quello della clematide. Le piante predilette per questa funzione sono le Erbacce Perenni o anche le Annuali (in particolare quelle ottenute da seme), che hanno appunto radici di solito contenute e superficiali, nonchè poco bisognose di acqua e nutrienti.
Alcuni esempi di erbacee perenni per l'ombreggiatura alla base:
Filipendula hybrida 'Kahome', Filipendula palmata 'Rubra', Hemerocallis (flava, hybrida 'Stella de oro', ma la scelta qui è ampissima se si considerano tutti gli ibridi oggi in commercio), Helianthus salicifolius 'Low Down', Rudbeckia hirta 'Goldilocks, Rudbeckia hirta 'Sonora', Nepeta (la maggior parte delle varietà), Potentilla atrosanguinea 'Gibson Scarlet', Potentilla hybrida 'Arc-en-ciel', Potentilla hybrida 'Etna', Potentilla nepalensis 'Miss Willmott', Potentilla recta 'Sulphurea', Potentilla fruticosa 'Goldstar', Potentilla fruticosa 'Lovely Pink', Heuchera sanguinea 'White Cloud', Heuchera (tantissime varietà), Saponaria ocymoides, Campanula 'Sarastro', Campanula carpatica 'Blue Clips', Campanula carpatica 'White Clips', Campanula glomerata 'Dahurica', Chrysanthemum cinerarifolium, Chrysanthemum articum 'Schwefelglanz', Chrysanthemum coccineum 'Mont Blanc', Chrysanthemum pacificum, Artemisia arborescens 'Poquerolles', Artemisia arborescens 'Powis Castle', Artemisia ludoviciana 'Valerie Finnis', e tantissime altre.
Alcuni esempi di annuali per l'ombreggiatura alla base:
Impatiens, Linum, Nemophila Menziesii, Coleus, Ageratum houstonianum 'Leilani Blue', Incarvillea sinensis 'Pink Fairy', Brachycome iberidifolia, Calendula, Centaurea cyanus 'Blue Boy' (Fiordaliso), Collinsia bicolor, Gypsophila elegans 'Covent garden', Hesperis matronalis, Phacelia campanularia, Viola x wittrockiana (Viola del pensiero), ecc.
Sia tra gli esempi di erbacee perenni, sia tra quelli di piante annuali, è ovvio che poi si sceglieranno quelle che preferiamo per gli accostamenti cromatici e le tessiture, tenendo anche conto dell'esposizioni al sole, mezz'ombra od ombra in cui si trova la clematide.
Le cure abituali, innaffiature e concimazioni
Ad ogni autunno, pacciamare con letame maturo, magari coperto con compost, terriccio, torba, foglie, ecc. È bene che la pacciamatura sia spessa almeno 8-10 cm, ed estesa per circa 60 cmq intorno alla pianta, purchè non giunga a diretto contatto con gli steli basali. Questa è sicuramente una delle operazioni più propizie per la vigoria e la salute di una clematide.
Durante i mesi invernali non occorre fare più nulla, se non proteggere le Clematis sempreverdi (come la Clematis armandii) dai venti freddi di alcuni climi particolarmente rigidi del Centro-nord, per evitare di lasciarne danneggiare le foglie.
Da fine febbraio/inizio marzo, o meglio, quando si iniziano a vedere spuntare le gemme dalle ascelle fogliari, distribuire del concime organico minerale ad alto contenuto di azoto e potassio (tipo quello per pomodori), per ottenere delle Clematis in buona salute e dei fiori grandi dai colori belli e vivi.
A partire dalla primavera, e per tutti i mesi estivi, occorre far sì che il substrato della Clematis non asciughi mai, per cui bisogna innaffiare regolarmente e con le modalità descritte sopra nella fase d'impianto. Ogni 15 giorni aggiungere un buon fertilizzante liquido per piante fiorite, che va sospeso temporaneamente alla comparsa dei primi boccioli (per non anticipare troppo le fioriture), e ripreso a fioritura avanzata.
La potatura
Questa operazione, da eseguirsi con affilate forbici da giardinaggio, incoraggia la ramificazione della Clematis e ne stimola una fioritura più abbondante.
Andrebbe eseguita tra la fine di febbraio e gli inizi di aprile, a seconda delle località e dello stato di avanzamento delle gemme, ma mai oltre la metà di aprile per non penalizzarne la fioritura.
Il taglio va eseguito sempre a distanza di 0,5-1 cm dalla prima coppia di gemme ugualmente sane e sviluppate. Inoltre, occorre eliminare tutte le foglie secche o avvizzite, i vari piccioli e tutte le parti morte a causa del freddo.
Potatura all'impianto
Dopo l'impianto, alla fine del primo inverno (tra febbraio e marzo), tutti i tipi di Clematis andrebbero potati drasticamente sopra la prima coppia di gemme sane che si incontra a partire da terra (di solito tra i 15 e i 30 cm di altezza) su ogni stelo. Queste gemme genereranno due nuovi steli, che vanno nuovamente spuntati sopra le gemme appena avranno raggiunto i 30 cm di lunghezza. Continuare questa spuntatura sino a quando si sarà ottenuta una pianta forte e ben ramificata.
Con questo tipo di potatura all'impianto, si rinuncerà molto probabilmente alla fioritura per l'anno in corso – e non è una rinuncia da poco – ma si stimolerà l'emissione di nuovi steli dalla base, nonché una buona ramificazione, garantendo alla pianta più forza, una migliore fioritura per gli anni successivi, e maggiore resistenza a eventuali malattie.
Potatura annuale
La potatura annuale di una Clematis consente di raggiungere l'obiettivo di fiori grandi, abbondanti e di fogliame folto e sano. Le Clematis vengono suddivise in tre gruppi di potatura, relativi ai differenti tempi di fioritura e, di conseguenza, ai differenti tipi di potatura.
Gruppo 1: nessuna potatura
È il gruppo a cui appartengono tutte le Clematis che fioriscono precocemente, tra gennaio e maggio a seconda delle specie: le Clematis sempreverdi come le C. armandii e le C. cirrhosa, le C. alpina, le C. macropetala e le C. montana.
Le Clematis di questo gruppo sono in grado di fiorire copiosamente e a lungo sui rami dell'anno precedente, senza alcun intervento di potatura. Dato che quelle del gruppo 1 sono in genere le più vigorose tra le Clematis, se gli spazi (muri, recinzioni, alberi) da ricoprire sono limitati, si può procedere con una potatura di contenimento. In tal caso si procede immediatamente dopo la fioritura, per dar modo alla pianta di emettere subito nuovi steli, che potranno portare fiori l'anno successivo.
Un altro caso in cui si deve procedere con la potatura per questo gruppo, è quello in cui, dopo diversi anni, la pianta ha perso energia e capacità fiorifera. Occorrerà stimolare l'emissione di nuovi steli dalla base, tagliando vicino al suolo una parte dei vecchi steli ormai legnosi.
Le Clematis non tollerano facilmente le potature sulle parti legnose, ecco perché è meglio procedere solo su una parte e non su tutti i vecchi steli. In questo modo si riduce sensibilmente il rischio di farla morire.
Gruppo 2: potatura leggera
È il gruppo a cui appartengono tutte le Clematis che fioriscono fra maggio e giugno, anche queste sui rami dell'anno precedente. Si tratta degli ibridi a grande fiore a fioritura precoce, incluse le cultivar a fiore doppio e semi-doppio, e che generalmente sono in grado di produrre una seconda fioritura (anche se meno abbondante e con fiori semplici se i primi erano doppi) a fine estate, tra settembre e ottobre.
Tra febbraio e marzo, più precisamente quando si iniziano a gonfiare le prime gemme, occorre ripulire la pianta da tutti i rami secchi o deboli, e tagliare le foglie vecchie; poi si osserva ogni singolo stelo partendo dalla cima scendendo verso la sua base, finché non si incontra la prima coppia di gemme ben sviluppate, per tagliare il ramo a 0,5-1 cm sopra di esse.
Al termine della prima fioritura, è possibile – anzi auspicabile se si vuole ottenere una seconda fioritura in stagione avanzata – tagliare una porzione di ramo fiorifero, ma solo sulla parte erbacea, e sempre osservando la regola della coppia di gemme sane. Questo contribuirà anche allo sviluppo di ulteriori ramificazioni, ma se ciò non è indispensabile (in quanto la pianta è già ben sviluppata) per ottenere una seconda fioritura è possibile eliminare ogni fiore appena inizia a perdere i suoi petali, evitando così che la pianta spenda energie per andare a seme.
Anche per questo gruppo, a lungo andare, potrebbe verificarsi la necessità di contenere la crescita per superamento degli spazi disponibili, ma anche in questo caso è bene procedere tagliando drasticamente sul legno vecchio solo una parte degli steli, e ridurre la pianta in 2 o 3 anni anziché con un'unica severa potatura (questo per non compromettere la vita della pianta stessa).
Gruppo 3: potatura drastica
A questo gruppo appartengono le Clematis che fioriscono dopo giugno, sui rami prodotti nell'anno: gli ibridi a grande fiore a fioritura tardiva; le C. viticella, le C. texensis, le C.orientalis, le Clematis erbacee come le C. recta, le C. integrifolia e le C. heracleifolia; le C. flammula, le C. tangutica, le C. vitalba, le C. terniflora, ecc.
Le Clematis di questo gruppo potrebbero fiorire benissimo senza alcuna potatura, ma, anno dopo anno, diventerebbero vuote e spoglie alla base, fiorendo solo sulle estremità più alte. Questo può rappresentare comunque una tecnica valida, se la superficie da ricoprire è ancora molto ampia o se il supporto è un albero su cui si vogliono vedere fiori esclusivamente in mezzo alla chioma e non lungo il tronco. Resta il fatto che, di norma, in piccoli spazi, è esteticamente più interessante una fioritura che parta dal 'basso' lungo tutta l'altezza/lunghezza: ecco il motivo di una potatura drastica, eseguita tagliando ogni singolo stelo sopra la prima coppia di gemme sane e forti, che si incontra osservando dalla base verso l'alto. Questo produrrà l'emissione di vari nuovi steli dal terreno, che cresceranno velocemente durante la stagione e saranno adornati di fiori ad altezze più accettabili.
Personalmente, dovendo ricoprire la grondaia di un terrazzino lunga circa 2,5 metri con una C. 'Ville de Lyon' (ibrido a grande fiore a fioritura tardiva), ho trovato molto positiva una combinazione di potature che mi ha portato ad accorciare i vari rami principali della pianta in maniera scalare. Ora ho dei rami ormai lignificati e molto robusti che arrivano fino al punto più lontano; poi ce ne sono via via di più corti, ma sempre a formare una 'struttura' fissa, e tanti altri che di anno in anno escono nuovi dal terreno, o nascono come rami secondari sul legno vecchio.
Ciò consente una fioritura omogenea, copiosa e prolungata lungo tutto il 'percorso'. Questo è stato possibile proprio grazie ad un buon impianto, che ha permesso la generazione di più steli a partire dal secondo anno.
Se non conosciamo il gruppo di appartenenza...
Può capitare se riceviamo una talea in regalo o perdiamo il cartellino, o per altri motivi. In questi casi, il trucco sta nell'eseguire, alla fine del primo inverno dopo la messa a dimora, la potatura all'impianto come descritto sopra.
Dopodiché, avremo a disposizione tutto il primo anno per osservare il periodo di fioritura. Se questa avviene entro la fine di maggio, considereremo la Clematis appartenente al gruppo 1 (fiori piccoli), non potando affatto, o al gruppo 2 (fiori grandi), potando leggermente. Se la fioritura avviene da giugno in poi, considereremo la Clematis come appartente al gruppo 3 e, al febbraio dell'anno seguente, eseguiremo una potatura drastica. Infine, se le foglie della Clematis sono sempreverdi, allora è certamente del gruppo 1, ovvero nessuna potatura.
Malattie e Parassiti
Wilt, disseccamento della Clematis
Il Wilt (o disseccamento della clematide) è una condizione che sembra interessare gli ibridi a grande fiore e fioritura precoce più di altre varietà. È caratterizzato o da un crollo completo dell'intera pianta, o di alcuni dei suoi steli o ancora di parte di essi.
Di solito il Wilt colpisce proprio quando la pianta è in pieno rigoglio, ricca di boccioli e germogli, quindi è particolarmente scoraggiante per l'appassionato giardiniere. Il Wilt si può presentare anche con le piantine molto piccole, appena dopo la sistemazione nel loro punto permanente in giardino.
Il Wilt colpirà durante la notte una pianta apparentemente sana e darà l'impressione che la pianta abbia bisogno d'acqua, afflosciandosi completamente, soprattutto boccioli ed estremità.
La causa del Wilt è sconosciuta, ma la teoria più accreditata è che la causa sia un fungo, l'Ascochyta clematidina. Presumibilmente, questo è un fungo molto selettivo che può attaccare anche soltanto uno stelo, lasciando il resto della pianta sano, compreso l'apparato radicale.
Alcunii studi sulle cause esatte del Wilt sono attualmente in corso in Inghilterra, sostenuti dalla British Clematis Society e da altre associazioni; inoltre, la Royal Horticultural Society sostiene che il Wilt non sia l'unica causa dell'appassimento o del crollo di una Clematis.
Le buone notizie sono che il Wilt è raramente mortale per la pianta. Appena ci si accorge di un'aspetto piangente di germogli, foglie ed estremità superiori, occorre eliminare completamente il ramo colpito, se necessario tagliando fino al livello del terreno. Il ramo colpito dovrà essere bruciato, perché il fungo può continuare a vivere anche molti mesi al suo interno. La pianta germoglierà solitamente un nuovo vigoroso stelo da sotto terra. Ecco perchè è importante effettuare un impianto profondo, come descritto sopra: alcuni germogli latenti genereranno nuovi fusti.
Essendo la causa del Wilt ancora sotto studio, non esiste un vero e proprio trattamento specifico preventivo per questa malattia. Quindi, solitamente si consiglia di aspergere un fungicida sistemico subito dopo l'impianto, ad ogni primavera, ed eventualmente dopo una malaugurata manifestazione di Wilt. Il rimedio più consigliabile da eseguire, comunque, e che dà qualche possibilità alla pianta, è quello successivo al verificarsi del Wilt, asportando come detto le parti malate.
Una cosa importante è non confondere questo disagio della pianta con il seccume di alcune foglie, soprattutto basali, durante le più roventi temperature estive. Può succedere anche questo infatti: la differenza si nota perchè le foglie non si intristiscono/afflosciano, ma si seccano rimanendo belle turgide nella loro posizione precedente. In questo caso, la pianta si bloccherà nella sua crescita e andranno comunque tagliate dalla base le parti secche. Sempre che il terreno sia mantenuto ben umido e drenato, ripartiranno nuovi germogli.
Oidio
Questa malattia si presenta come una muffa biancastra sulle foglie e sui giovani germogli, soprattutto in condizione di forte caldo associato ad elevata umidità dell'atmosfera. L'oidio non è in genere fatale per la pianta, ma è sicuramente antiestetico, e va curato con appositi fungicidi, come ad esempio quelli a base di zolfo.
Il marciume radicale
Si tratta di una malattia rara ma solitamente fatale per la Clematis. Essa è provocata da un fungo, generalmente dopo un periodo di freddo intenso. Il marciume si manifesta con la fuoriuscita di una sostanza vischiosa e giallastra dalla base degli steli in prossimità del suolo. Di solito non ci sono rimedi, se non il tentativo di asportare tutte le parti malate e bruciarle.
Parassiti
I parassiti non presentano solitamente un grosso problema per le Clematis, poiché sono nel complesso meno 'appetibili' rispetto alle altre piante del giardino, e non ci sono parassiti specifici delle Clematis. Se si verifica la presenza di afidi, lumache, forbicine, ecc., dovrebbe essere applicato un trattamento simile a quello adottato per ogni altra coltura, scegliendo sia tra i comuni antiparassitari chimici, sia tra i rimedi naturali, quali una spruzzata di acqua e sapone per gli afidi, una ciotolina con della birra per le lumache e un vasetto a fil di terreno con del muschio secco per attirare le forbicine e catturarle.
Anche alcuni roditori possono rappresentare un pericolo per le clematidi, perché gradiscono nutrirsi di giovani germogli alla base, nonché di radici della pianta. In tal caso, è possibile proteggere parzialmente le radici, avvolgendo l'apparato radicale con una rete metallica o della plastica.
La moltiplicazione di una Clematis
Da talea
Il metodo di moltiplicazione più comune, e che garantisce di ottenere una clematide identica alla pianta madre, consiste nel ricavare delle porzioni di ramo da far radicare con opportuni accorgimenti.
La prima cosa da fare è riempire dei vasetti, o delle cassette, con un substrato soffice, leggero e drenato, ottenuto mescolando in parti uguali torba e sabbia, e magari nebulizzandolo, in fase di preparazione, con del fungicida preventivo. In ogni caso, l'innaffiatura vera e propria dovrà essere eseguita dopo l'inserimento delle talee nel substrato: altrimenti, compattandosi, renderebbe più difficile l'inserimento in profondità delle talee stesse, e la dispersione della polvere radicante nel tragitto attraverso il composto.
Il periodo consigliato è quello tra marzo e giugno. Si scelgono le parti mediane di uno stelo forte e vigoroso, quindi si escludono sia la punta, che è troppo tenera, sia la base, che è troppo legnosa. Dalla parte utile così ottenuta, si potranno ricavare più talee, tagliando tra due nodi: il primo taglio 4-5 cm sotto una coppia di foglie, il secondo taglio circa 1 cm sopra la stessa coppia di foglie.
Occorre poi elimare tutte le foglie ad eccezione di una o due (purché siano sullo stesso lato), in quanto la loro presenza provoca una dispersione di umidità, che è invece essenziale fino alla radicazione.
Una cosa importante è la massima pulizia delle lame che si utilizzano per il taglio, onde evitare il rischio di malattie fungine. Le piccole porzioni ottenute (circa 5-6 cm ognuna) andranno immediatamente immerse in acqua perché se si asciugano, anche per pochissimi minuti, saranno davvero riluttanti a radicare.
Una volta preparate le porzioni di ramo, le toglieremo dall'acqua e le spolverizzeremo alla base con un ormone radicante. Prima dell'ormone, se alcune talee si presentano piuttosto legnose, è opportuno decorticarle appena di qualche millimetro su un lato alla base, usando una lama molto tagliente.
A questo punto occorre inserire le talee pronte nei vasetti, rendere ben salda la talea pigiando leggermente il substrato con le dita, ed innaffiare delicatamente, perché l'umidità costante del terreno è fondamentale per la radicazione.
I vasetti andranno poi riposti in un luogo arieggiato e luminoso, ma al riparo dai raggi del sole, e controllando assiduamente che non si verifichino sbalzi termici e soprattutto idrici. Etichettare i vasetti con il nome esatto della pianta madre: mai affidarsi alla memoria!
A fine estate controllare lo stato delle radici, che impiegano circa 4-6 settimane a formarsi, a seconda della varietà. Se queste si sono allungate di circa 6-7 cm è bene riporre le talee in vasetti singoli, nel caso fin'ora si trovassero insieme ad altre nella stessa cassetta. Il vasetto nuovo dovrà misurare 10-12 cm, non di più. Passare ad un vasetto di misure più grandi solo quando le radici avranno riempito il precedente.
La radicazione di una talea è piuttosto facile con C. alpina, C. tangutica, C. montana; è mediamente facile con C. macropetala, C. viticella e ibirdi a grande fiore; è più difficile con C. texensis e C. armandii.
La nuova clematide sarà pronta per essere messa a dimora definitiva dopo un anno circa, ma dipende molto dal suo aspetto più o meno sano e forte. Se appare ancora debole e incerta, è bene conservarla ancora un anno in un vaso, e ripararla, soprattutto in inverno, dai freddi intensi e dai venti.
Da propaggine
Questo metodo di moltiplicazione, da effettuare in tarda primavera, consiste nel piegare delicatamente fino al suolo un lungo ramo della clematide, ed interrarlo parzialmente; lo si può interrare direttamente nel terreno, o in un vaso capiente (circa 4-5 litri) riempito con un composto di torba e sabbia in parti uguali.
Il tratto da interrare dovrà essere inciso, a circa 4-5 cm di distanza da un nodo, con una lama molto affilata, e facendo attenzione ad incidere solo la parte semilegnosa più esterna per circa 2 cm longitudinalmente. Su questa incisione spolverizzare un po' di ormone radicante.
Una volta effettuata tale operazione, si interrerà la parte trattata sotto 2-3 cm di terriccio, e la si fisserà con del fil di ferro piegato ad 'U'.
Il terriccio dovrà essere mantenuto sempre umido, cosa che sarà favorita da una pacciamatura di ghiaia o sassolini, idonei anche a tenere ben ferma la nostra propaggine.
Nell'arco di circa un anno la propaggine avrà radicato, cioé si sarà formato un apparato radicale indipendente dalla pianta madre, nel punto in cui abbiamo praticato l'incisione. A questo punto si può tagliare il ramo in modo da separarlo dalla pianta madre, e poter trasferire la nuova pianta nella dimora preferita... magari ancora un altro anno in vaso, piuttosto che in piena terra, per consentirle di rafforzare le sue radici.
Da seme
La propagazione di Clematis da seme rappresenta il metodo più difficile e dai risultati meno certi, non solo di riuscita, ma anche con riferimento al tipo di clematide che ne risulterà. Normalmente i semi di specie tipiche di Clematis genereranno piante indistinguibili dalla pianta madre, salvo la possibilità che sia avvenuta un'ibridazione tramite il polline di clematidi vicine.
I semi dei vari ibridi di Clematis, invece, genereranno piante da molto simili a molto differenti dalla pianta madre. Con tutto questo, in ogni caso c'è sempre molto fascino nella semina, e i più pazienti potranno anche ottenere la sorpresa di una nuova varietà molto bella.
I semi si raccolgono in autunno, quando l'infiorescenza che segue al fiore si secca, diventando di color marrone. La scelta migliore consiste nel seminare immediatamente; in caso contrario, è bene conservare i semi raccolti in ambiente molto fresco e areato.
Occorrerà riempire dei vasetti (possibilmente piuttosto profondi, dato che molte clematidi emettono lunghe radici iniziali) con un composto da semina, ben drenato, preventivamente bagnato, pressandolo bene. I semi andranno distribuiti a distanze minime di 1 cm l'uno dall'altro, sulla superficie, per poi essere coperti con un sottile strato di terriccio e sabbia, per uno spessore massimo di 5 millimetri.
Tenere parzialamente immersi i vasetti in un contenitore con dell'acqua miscelata ad apposito fungicida, e sollevarli quando si noterà stillare l'acqua in superficie.
I vasetti così trattati andranno riposti in una serra fredda molto luminosa, ma non alla luce diretta del sole. Il terriccio andrà inumidito costantemente, senza però renderlo saturo d'acqua. Non dimenticarsi mai l'etichetta con il nome della pianta genitrice.
I tempi di germinazione variano da un minimo di circa 6 settimane per le specie tipiche e le varietà a fiore piccolo, fino a anche a 3 anni (se le condizioni non sono ottimali) per gli ibridi a fiore grande – per cui di pazienza ce ne vuole davvero tanta!
Quando le plantuline avranno raggiunto circa 5 cm di altezza, dovranno essere ripichettate in singoli vasetti con diametro di circa 10-12 cm, che è sempre bene conservare in luoghi ombreggiati e riparati, purché molto luminosi. In questa fase sono opportune delle concimazioni specifiche per rafforzare e nutrire le giovani piantine.
Nel momento in cui le radici avranno occupato tutto il vasetto, trasferire la giovane piantina in un vaso più grande e farla irrobustire prima di darle una collocazione definitiva. I fiori arriveranno dopo qualche anno.
Buona coltivazione!
Riferimenti
- Clematidi.it
- International Clematis Society
- British Clematis Society
- Clematis, source of good vines
- Clematis on the web
- Le clematidi come Gianni
- Clematis e potatura
- Ombra per la base delle Clematis
- Clematis armandii con foglie secche a metà
- Clematis armandii
- Clematidi per climi mediterranei
Gianni, 19 aprile 2007:
Brava Elisa, si sentiva la mancanza di un bel lavoro come questo.Ben fatto!
elisabetta, 19 aprile 2007:
Complimenti elisa, hai fatto un lavorone e che sorpresa e che onore vedere anche le mie foto sul sito!!!
koki2004, 19 aprile 2007:
Io me lo sono stampato e lo conserverò insieme agli altri manuali che ho. Grazie.
Alina, 19 aprile 2007:
Complimenti, è più di un anno che “spulcio” il sito alla ricerca di informazioni sulle Clematis, che adoro. Sei stata bravissima a raccogliere tutte le informazioni e creare questo manuale che ovviamente ho stampato. Grazie
Francesco, 19 aprile 2007:
Complimenti e brava Elisa!
Ormai ci siamo abituati ai tuoi capolavori e credo di avere usato in precedenza ogni aggettivo possibile per definire i tuoi articoli ben fatti, chiari e completi. Mi rimane solo questo: MERAVIGLIOSO!!!
man60, 19 aprile 2007:
Gran bel lavoro Elisa!!!!!!
Sarà di grande aiuto per tutti noi.
Grazie!
tere, 24 aprile 2007:
concordo con i colleghi.. un buon lavoro perchè chiaro ed esaustivo brava elisa e grazie
Lucia Regazzetti, 6 maggio 2007:
Complimenti per il lavoro, estremamente ricco e ben fatto!!!! Vi abbiamo trovato preziosissime informazioni. Grazie
Klingo, 12 maggio 2007:
Accidenti, ho visto l’ articolo solo oggi, ed oltre a ringraziarti per aver data cosi’ tanta popolarita’ e visibilita’ alla mia foto, ti faccio i miei complimenti per il tuo articolo, veramente ben fatto, chiaro , sintetico ma non frettoloso.
Davvero brava, Ely
laura, 16 maggio 2007:
Questo sì che è giardinaggio hard!
sandro, 29 ottobre 2007:
La mia curiosità sulla clematis è stata soddisfata oltre misura e di questo cara elisa ti ringrazio. Complimenti.
antonio, 9 maggio 2008:
Avendo messo delle clematis in giardino, posso solo dire che con questa spiegazione ben dettagliata, sono più tranquillo, seguirò i consigli dati. Grazie mille.
Carlo, 6 ottobre 2008:
Il lavoro è ben fatto e ben illustrato, comunque io da anni divido i ceppi a primavera e la maggior parte si riproducono, in giardino ho numerose varietà tra le quali anche la famosa nelly Moser.
anita, 22 maggio 2009:
complimenti e grazie davvero iper il lavoro completo e ben fatto!
Laretta, 3 giugno 2009:
ASSOLUTAMENTE GRANDIOSO!!! ;-)
Rosanna, 11 giugno 2009:
Wow ….finalmente ho trovato la riproduzione, molto ben spiegata.
Spero di riuscire nell’impresa
grazia, 1 settembre 2009:
grazia per le splendide immagini e per i consigli
sara izzo, 3 novembre 2009:
dopo aver letto l articolo mi sono appassionata alle clematis e ora ne possiedo una vasta varieta´.Grazie per i consigli!!