Coltivare le piante in vaso

di Maria Acquaria

La storia possibile: dell'umana inventiva e della vegetale adattabilità

Riflettendo sulle possibili origini del giardinaggio in vaso, mi sono chiesta spesso quale tipo di persona possa aver avuto per prima l'idea di coltivare piante in un contenitore e perché lo abbia fatto. Ho immaginato diverse situazioni, partendo dai tempi più remoti...

Ad esempio, la preistoria: se fossi stata una donna, sapiens e anche un po' buongustaia, appartenente ad una tribù nomade di qualche sperduta landa del Medio Oriente, in occasione di una sosta particolarmente lunga non avrei potuto fare a meno di affezionarmi a qualche elemento della flora locale, magari solo per insaporire l'arrosto, e di certo, spostandomi più a nord per seguire il mio irrequieto sposo, avrei cercato il modo per portare con me quella primordiale aromatica.

Prova e riprova, sarei riuscita nell'intento: magari avrei scolpito nella pietra un vaso neolitico o modellato un contenitore cretaceo (a quei tempi avrei badato più all'utilità pratica che non all'estetica). L'avrei trovata davvero un'ottima idea e un giorno, per sbizzarrirmi, mi sarei portata appresso anche quel cespuglietto spinoso con i fiori profumati, trovato per caso sulla collina.

Lidia ha disegnato come vorrebbe che fosse il suo giardino...

Da lì a qualche tempo avrei fatto ancora di meglio, se solo fossi stata la bellissima moglie di uno importante come Nabuccodonosor. Per compiacermi e farmi sentir meno la nostalgia di casa, lui – indubbiamente più romantico del primitivo cacciatore nomade – m'avrebbe fatto costruire financo i giardini di Babilonia, dove di piante in vaso ne avrei potute sistemare un bel po'.

Altrettanta inventiva l'avrei avuta se fossi stata una nobildonna romana, chessò dopo un viaggio di svago, in quel di Leptis Magna, avrei deciso di portare a casa come souvenir uno sconosciuto palmizio (cui il famoso Lilius Apulus avrebbe poi assegnato un esotico, impronunciabile nome).

Avrei chiamato uno degli artigiani più bravi e gli avrei commissionato un bellissimo cratere dipinto, da piazzare con il palmizio nel mio giardino di Pompei, insistendo perché le decorazioni fossero realizzate usando colori molto resistenti al calore. "Quando lo ritroveranno, fra qualche centinaio d'anni, dovrà fare ancora la sua figura" avrei pensato archeologicamente vanesia.

E nel medioevo chissà, prima di esser bruciata sul rogo come strega avrei raccomandato a una vecchia comare di nascondere ben bene nella conca di rame la melissa e la menta piperita, per le nevralgie e l'alito cattivo. Che guarda i guai in cui una può cacciarsi solo perché cerca di aiutare il prossimo coi denti cariati...

In poche parole, dopo tante riflessioni non sono riuscita ad immaginare una sola epoca della storia in cui la pratica di coltivare vegetali in un qualsiasi recipiente non potesse offrire qualche vantaggio, e non solo dal punto di vista pratico: perché una cosa bella è bella in ogni tempo.

Vagabondando con una pianta.

Dev'essere per questo che ancora oggi i vasi svolgono ovunque l'importantissimo ruolo di porta-giardino (o porta-orto)...anzi ora che ci penso bene, se fossi stata una vagabonda giramondo, avrei voluto un vaso con le bretelle, altro che zaino dell'invicta!

In ogni caso, non pensate che ciò che segue sia tutto così vaneggiante... credo proprio sia giunto il momento di ricompormi e fare la seria, ed infatti le righe che seguono intendono fornire una rapida panoramica dei principali elementi da tenere in considerazione, quando si decide di coltivare piante su un balcone o terrazzo utilizzando un contenitore. Il tutto condito da qualche suggerimento di auspicabile utilità, dettato dalla propria e dall’altrui esperienza. Troverete i riferimenti a diverse discussioni tenutesi nel forum e ad altri articoli pubblicati nel sito.


Segue: I materiali, le forme, i colori

23 febbraio 2008 in

Commenti

  1. Rock&Roses, 28 febbraio 2008:

    Brava, come sempre, Maria. Rendi piacevole la lettura anche se impegnativa. E’ valsa la pena di aspettare il tuo articolo, è molto interessante.
    P.S.: Emozione! Mi hai citato!

  2. nigritella, 28 febbraio 2008:

    Bello non solo l’articolo,ma anche il disegno.
    complimenti.

  3. evergreen, 29 febbraio 2008:

    L’ho letto tutto, ottimo lavoro, complimenti da una terrazzauta.

  4. Lidia, 29 febbraio 2008:

    Maria, non posso credere all’enorme sforzo profuso in questa serie di articoli. Hai fatto un capolavoro! Da leggere con calma e da stampare per tenere sempre a portata di mano!

  5. laura, 3 marzo 2008:

    cosa fanno i gardenauti d’inverno? studiano, scrivono e disegnano! la tua è una di quelle mani che dove tocca fa bene …

  6. koki, 4 marzo 2008:

    Gran bel lavoro. Lo consiglierò agli amici terrazza-muniti.

  7. elisabetta, 7 marzo 2008:

    Ciao maria, che forza quest’articolo! Letto e riletto e “sfogliato” e “risfogliato”. Sei ironica come sempre, competente e bravissima a spiegare sinteticamente. Complimenti a te e ad ely per la ricerca minuziosa dei post. Quel disegno di lidia è delizioso…

  8. Maria Rita, 15 marzo 2008:

    Faccio l’eco a Lidia ed aggiungo: mirabile sintesi di tutto quello che il terrazzauta deve sapere. Si intuisce bene, nonostante il tono leggero ed accattivante, un lavoro certosino e completo: grazie Maquà!

  9. maxweb, 16 giugno 2008:

    Complimenti, verrebbe voglia di stamparlo e rileggerselo come un libro… mi ha affascinato.

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