Qualche considerazione sugli abeti di Natale

di Lidia

Abeti dopo Natale (foto da flickr).

Natale si avvicina ed inizia il lacrimatoio annuale per gli abeti, che dopo le feste trovano ingloriosa fine nel caminetto o nel cassonetto, con una rima che in ogni caso per loro significa la morte.

Alle calde lacrime degli ambientalisti e degli amanti del verde, si accompagna annualmente il tormento mediatico dei programmi-contenitore (“meglio vero o di plastica?”), travestito da un falso velo di coscenzialismo, e che in realtà vuole essere solo una lunga sequela di suggerimenti su dove e come indirizzare i nostri soldi per addobbarlo.

La questione del “meglio vero o di plastica” è riproposta ogni anno, impietosamente.
Da un lato vengono portate sul tavolo delle trattative le ragioni dei produttori degli abeti di plastica, che sottolineano la durevolezza degli alberi sintetici. Una volta acquistato, un albero sintetico dura molti anni e si rivela quindi più economico di un albero vero; finite le feste viene smontato e riposto, non finisce quindi nel cassonetto o nel caminetto, e se ne trae quindi uno spunto didattico ed ecologista. Inoltre le possibilità del sintetico sono molteplici e inaccessibili al “naturale”, ed uno dei vantaggi che l’industria degli abeti sintetici rivendica è la varietà di taglie e decorazioni disponibili.

Siamo stati così inondati da alberi che vanno dal “finto naturale” (che abbraccia le diverse sfumature metalliche delle conifere), al raggelante bianco innevato, all’azzurro cielo, al dorato, all’argentato, al rosso, passando per le varianti più strampalate, come l’albero capovolto o decorato con palloncini, tanto che le più moderne “creazioni” sembrano uno scontro di prua tra l’UPIM e un incubo.

Dall’altro lato c’è la fazione dei produttori di veri abeti di Natale, i quali sostengono che “naturale è più bello” e che comunque i loro alberi sono nati e cresciuti in vivaio per svolgere la loro funzione predestinata: quella dell’albero di Natale, che hanno il marchio della Forestale, e che nulla viene sottratto alla natura.

In questo senso potremmo dire che
– a differenza dell’Uomo – gli alberi di Natale cresciuti in vivaio (così come gli animali da fattoria), hanno, o dovrebbero averlo, ben chiaro in sé, il significato escatologico della loro esistenza.

Alle due fazioni di produttori di alberi si aggiunge quella degli amanti del verde, che nella rima spietata “caminetto-cassonetto” vedono un binomio assolutamente da evitare, “nel loro piccolo” e “per quanto loro possibile”. Si compra quindi l’abete naturale, relativamente piccolo, con un buon pane di radici, lo si tiene sempre umido con sottovaso, ma magari non si ha l’accortezza di non metterlo accanto al radiatore, o il buon senso di rinunciare alle luminarie, che ne riscaldano la chioma (senza contare che le nostre case sono comunque troppo calde per gli abeti, che andrebbero spruzzati più volte al giorno per essere tenuti freschi…).

Abeti vicino ai contenitori della raccolta differenziata (foto da flickr).

Passato Natale si decide di piantarlo in giardino.
– evidente che le possibilità di attecchimento di un albero maltrattato fino a questo punto sono veramente basse; e in ogni caso non si può certo pensare di piantare tutti gli anni un abete in un giardinetto di città, senza contare che l’abete non è albero per tutta Italia, ma solo per le zone montane.

Alcuni irriducibili sono ancora più avventurosi e si attrezzano di pala e scarponi e vanno in montagna a piantare il proprio albero di Natale, cercando di restituire alla natura ciò che le è stato tolto.
Il punto è che non le è stato tolto niente (di fisico), e che gli alberi cresciuti in vivaio per la produzione di abeti di Natale provengono da semenze di scarsa qualità, scelte apposta per dare un albero piccolo e tondeggiante, non certo i maestosi abeti delle fustaie Aspromontane! Un albero, insomma, che in natura non avrebbe nessuna probabilità di sopravvivere. Inserirvelo artificialmente è forse la cosa più sbagliata in assoluto, proprio a motivo della sua scarsa qualità e della sua invadenza rispetto ad altre specie di maggiore valore ecologico e forestale, come l’abete bianco.

Altri ancora, con l’intento di risparmiare, incuranti del danno che possono provocare alla natura, nel filone della buona tradizione americana, vanno a prendersi il loro abete direttamente nel bosco, magari tagliando un apice delle dimensioni giuste per il salotto.
Questo è il danno maggiore, perché gli abeti, e le conifere in generale, non sono lucertole che si fanno ricrescere la coda, e non riescono a rigenerare miracolosamente la loro punta mozzata. E quella piccola punta mozzata per loro significa la fine della vita.

A questo punto bisogna anche ricordare che molti alberi rimangono invenduti, e non è raro vedere cataste e cataste di abeti ancora imbustati, lasciati seccare, abbandonati e non rimossi anche fino a febbraio inoltrato. Gli animali sono da poco giunti ad avere dei diritti (del tutto virtuali, purtroppo). Quanto tempo dovrà passare perché anche la natura possa essere protetta legalmente contro queste mode e questi comportamenti predatori e di rapina a beneficio del business ?

Se anche voi non ne potete più di questo spreco, non accodatevi alla massa degli sciuponi consumisti, ed evitate di fare l’albero, oppure fatene uno piccolo, da tavolo, di materiali riciclabili come la carta, con i vostri bambini o parenti.
Alcuni decorano gli alberi del proprio giardino.
È una pratica discutibile dal punto di vista estetico, ma senza dubbio non dannosa dal punto di vista ecologico.

L’abete è una pianta nobile, ma mortificata ogni anno a beneficio del consumismo, una pianta privata della sua identità biologica: sostegno per palline colorate prima, legna da ardere poi. Che depressione.

Nota. L’abete è una conifera d’alto fusto, con la chioma piramidale. L’abete usato per l’albero di Natale non è un Abies, come potrebbe far pensare il suo nome comune, ma il Picea excelsa, cioè il cosiddetto abete rosso.
Distinguere i Picea dagli Abies è relativamente facile, poiché i primi hanno pigne pendule, mentre i secondi erette. Inoltre è diversa l’attaccatura delle foglie che negli Abies sono attaccate direttamente sui rametti, mentre nei Picea mediante un piccolo picciolo.


L’albero di Natale “alternativo”

Alberi di Natale alternativi.

Vorremmo non limitarci a prescrivere di evitare di fare l’albero per andare incontro alle istanze ecologiste, forse non da tutti condivise, e forse da molti fraintese. Ci piace essere costruttivi e propositivi, e dare quindi qualche suggerimento su come non rinunciare all’albero di Natale senza interrompere un ciclo biologico naturale solo per una velleità consumistica.

Si può facilmente avere un albero di Natale del tutto naturale, grazioso, che non si getta, e che può ritornare al giardino una volta finite le festività. Basta avere la cura e la costanza di prepararlo con un certo anticipo, a partire almeno dalla primavera.

Si tratta di costruire dei modelli con la cosiddetta “arte topiaria”, che in questi anni sta ritornando molto di moda (spesso con esiti estetici piuttosto stravaganti e un po’ di cattivo gusto).
Il tipo di procedura per ottenere un albero di Natale è molto semplice.

Quello che vi serve è fil di ferro zincato, un po’ di manualità e molta pazienza. Potete trovare dei supporti già fatti nei garden center, ma potete farveli voi stessi a vostro gusto. Oltre che di filo di ferro esistono supporti di legno e di ferro battuto, molto eleganti e più durevoli, ma anche più costosi.

Un “albero” di Natale di fil di ferro e edera.

Con edera

Si crea un supporto con filo metallico inossidabile (filo di ferro zincato o filo d’acciaio) a forma di abete. Per ottenere le curve è necessario munirsi di pinze e supporti tondeggianti su cui far ruotare il filo (vanno bene dei piccoli vasi di coccio). Il filo dovrà essere piuttosto lungo perché una parte dovrà fungere da supporto all’interno del vaso.
Si devono creare due sagome a forma di abete ed incrociarle, in modo da ottenere una sagoma tridimensionale.

Se volete fare un lavoro più preciso munitevi di chiodi senza testa (o a cui avrete tagliato la capocchia con una tronchesi), e inchiodateli su un foglio di legno resistente, su cui avrete disegnato la sagoma dell’albero di Natale.
Eseguite le curve usando i chiodi come perni, tenendo ferma una estremità del filo.

Una volta ottenute due sagome, legatele con due anelli di filo metallico zincato, e fermatele con nodini di filo metallico più sottile.
Otterrete (più o meno) il risultato mostrato in figura.

Infilate il supporto in un bel vaso di cotto, riempito di buon terriccio, dentro cui avrete inserito la piantina di edera. Abbiate la costanza di osservare quotidianamente il vostro alberello (che terrete fuori in giardino, o sul balcone), di piegare, curvare, legare ed indirizzare i tralci e tagliare quelli esuberanti. Nel giro di qualche mese la pianta avrà ricoperto tutto il supporto. Potrete quindi portarlo in casa e decorarlo (o lasciarlo così com’è!).

Abbiate l’accortezza di scegliere varietà di edera a foglia molto minuta, come la Hedera helix ‘Mini Heron’ o con fogliame particolare, come la H. h. ‘Sagittifolia’.
Possono essere utilizzati anche altri rampicanti, che però non avranno un effetto “coprente” come quello dell’edera. Tuttavia, se la struttura è ben fatta, sarà anche un bel piacere vederla.

Con il bosso

Si può eseguire una scultura topiaria con il bosso, utilizzando lo stesso sistema, ma sarà ancora più bella se creerete un semplice cono da addobbare semplicemente con un nastro o con dei fili colorati.

Ricordate che sia l’edera che il bosso non possono stare a lungo in casa, e che vanno tenuti lontano dai radiatori, ma il più possibile alla luce diretta.
Una volta finite le feste si tolgono le decorazioni e il vaso può ritornare all’esterno, in giardino o sul balcone. La forma puntuta del cono di bosso sarà inoltre molto utile come contrappunto lungo un sentiero o vicino ad n luogo di sosta.
L’edera può essere lasciata in zone leggermente ombrose e spuntata poi a fine estate per avere una buona vegetazione nuova alla fine dell’inverno.

20 pensieri riguardo “Qualche considerazione sugli abeti di Natale

  • 10 dicembre 2007 in 1:45 PM
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    Ho trovato il tuo articolo estremamente interessante, soprattutto nella parte dove illustra i guasti del voler pensare al benessere delle piante (dopo che hanno fatto il loro dovere di arredo), che si nascondono dietro una certa retorica pseudo ecologista. Tuttavia, proprio in considerazione del fatto che hai specificato che gli abeti provenienti dai vivai, subiscono un certo trattamento, sono piante allevate in vaso etc.. mi sorge un dubbio. In realtà il destino dell’abete da vivaio non è lo stesso di molte piante che usiamo nei nostri terrazzi e nei nostri giardini? A parte le perenni spesso e volentieri usate come annuali (i gerani e le bulbose ad esempio) che vengono puntualmente buttate a fine stagione, neppure il tempo di finire il ciclo. Piante che vengono collocate in posizioni sbagliate per questioni estetiche, perchè in quel posto ci vorrebbe proprio quella pianta lì. Piante che non fanno la riuscita promessa e quindi abbandonate al loro destino. Piante che vengono buttate perchè ogni tot anni vanno rinnovate per ottenere lo stesso effetto rigoglioso. Per non parlare poi dei bonsai, che oltre da un lato ad essere innaturali, vengono anche sottratti piccoli dal bosco per creare il prebonsai.
    Insomma mi pare che gli abeti da vivaio non subiscano un destino così diverso e avverso. Il consumismo natalizio non coinvolge solo gli abeti, vogliamo parlare delle classiche azalee forzate in serra che vengono regalate in luogo del mazzo di fiori a persone che di solito non hanno la minima idea di come trattare una pianta e che puntualmente muoiono nel corso di una stagione? Gli abeti invenduti vengono buttati, i crisantemi, no?
    Quindi, riconosco che è necessario sensibilizzare le persone, a partire dai noi amanti del giardinaggio, è una posizione che apprezzo, però mi pare che questo tipo di discorso debba essere di carattere più generale, altrimenti si rischia di essere un pò razzisti con le piante e di non cogliere poi veramente nel segno…
    Insomma, nell’androne condominiale c’è un abete in vaso da diversi anni e mi pare stia benissimo, forse, quindi è più una questione di cura e di rispetto. Questo non è certo un invito a comprare gli abeti per natale (io non l’ho mai fatto anche perchè preferisco quelli finti), ma una semplice considerazione ad allargare un po’ gli orizzonti. Del resto se io porto alle estreme conseguenze il tuo discorso, mi dovrei sentire in colpa solo per il fatto di tenere le piante in vaso, perchè in linea di massima è quasi sicuro che la maggior parte di loro farà una brutta fine.
    Ma non solo. E’ proprio in virtù di una certa retorica che alcuni ritengono di stare con la coscienza a posto se dopo aver “usato” l’albero per natale lo vanno a piantare nel bosco, creando ancora più guasti. Perchè questo problema non se lo pongono per altre questioni? Perchè ogni anno si parla dei poveri alberi di natale. Pensando di salvare quell’albero pensano di aver fatto il loro dovere e di non essere schiavi del consumismo e di essere “ecologici”.

    Non è sbagliato in sè consumare carne, ma sicuramente è sbagliato se la metà finisce nel cestino della spazzatura… Invece di dire consumate meno carne, non sarebbe meglio dire, comprate solo ciò che consumate?

    Ti ringrazio in ogni caso per aver sollevato una questione, che se non si ferma agli abeti, ma si estende un po’ a tutto il nostro stile di vita, è sicuramente molto spinosa dal punto di vista etico.

  • 10 dicembre 2007 in 3:15 PM
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    Le tue considerazioni sono puntuali e pregne non solo di senso logico, ma anche di sensibilità nei confronti del mondo che ci circonda. Non posso che abbracciarle con simpatia e annuire quando dici che, perlomeno per alcuni, questo è reale problema di carattere etico.
    Grazie

  • 10 dicembre 2007 in 3:16 PM
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    Credo che ci sia anche da considerare un altro aspetto.
    Un vivaio di alberi di Natale è comunque un’area a verde, in cui, a rotazione, crescono delle piante con un effetto sull’ambiente senz’altro benefico.
    Se chi lo gestisce non ne traesse guadagno quest’area non esisterebbe.
    L’albero di Natale è una tradizione molto antica, attestata in Alsazia dal 1500 circa, in tempi certamente non consumisti.
    Ed anche nei Natali piuttosto austeri della mia infanzia (anni ‘50) non c’era casa per quanto modesta che a Natale fosse priva del suo albero.
    L’albero era una presenza obbligata, il presepio un optional (a volte si faceva a volte no).
    Un Natale senza albero mi sembra di una tristezza infinita.

  • 10 dicembre 2007 in 6:44 PM
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    Come si suol dire, ci sono tante risposte ad una domanda quante sono le persone che se la pongono. Senza vena polemica, allungo il mio centesimo:io trovo sbagliato mangiar carne. Nè trovo giusto usare alberi veri per tenerli per due settimane in salotto e poi buttarli via. E spero che al mondo ci siano altri modi di salvaguardare aree verdi, come non deforestare vaste aree per allevare gli animali che poi danno la carne che si mangia in Occidente, ad esempio. Così prendiamo due piccioni con una fava. Contro questi problemi non credo bastino 200 mq. di area verde. Mi sembra un pò troppo semplicistico. In ogni caso, ho un alberello finto molto carino con me da almeno 8 anni. Credo che lo farò cremare insieme a me, perciò ho ancora almeno 40 anni di bellissimo albero di natale. Consumare meno e consumare meglio. O avere meno ed essere di più…felici, soprattutto. Buon Natale!

  • 10 dicembre 2007 in 9:05 PM
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    Diversi anni fa, appena sposata, potei finalmente usufruire del mio primo balcone. Felice, comprai a Natale un piccolo abete. Visse tre anni quasi dignitosamente nel suo vaso di polistirolofintocotto, al quarto anno comprai più palline e dopo Natale decisi di liberarlo in giardino da un’amica. Dopo due giorni un fulmine lo prese in pieno e lo aprì in due. Da allora gli abeti mi fanno una tristezza infinita e non ne ho più comprato uno.

  • 11 dicembre 2007 in 5:06 PM
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    non prendiamo fischi per fiaschi….gli alberi di natale sono prodotti per quelle poche giornate…sono da considerare come i fiori recisi o come i “bonsai” che si regalano in giappone…devo durare il tempo necessario al loro scopo.Molto peggio fanno quelli che lo tengono sacrificato in un vaso in eterna agonia oppure lo piantano nel giardino al centro o sud italia e pretendono che diventi una bella pianta….

  • 14 dicembre 2007 in 6:13 PM
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    L’articolo è interessante e ne condivido pienamente i contenuti poi ciascuno si colloca nel fenomeno a seconda del suo modo di pensare e della sua sensibilità. Trovo tremendi tutti questi ex alberi di natale che popolano la pianura padana: presenti assai più di tante altre essenze che ci si troverebbero meglio, spesso spelacchiati alla base per non occupare troppo spazio, brutti e sortignacoli, insomma di una tristezza infinita. Sono prodotti a questo scopo, come i fiori recisi del resto. Io non compro mai fiori recisi e neanche li taglio in giardino: mi piace che facciano il loro ciclo naturale, vederli morire in un vaso mi dà una grande maliconia. Neanche gli alberi di plastica mi piacciono granchè quindi a casa mia niente albero. Ogni anno quando vedo quello regalato al papa: grande, maestoso e condannato a morte (quello mica è di vivaio!) soffro davvero.

  • 14 dicembre 2007 in 10:17 PM
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    Io trovo che ad esempio il Tasso si presti molto bene ad essere decorato come albero di Natale. Non so però quanto possa tollerare temporanei soggiorni dentro casa…
    Anch’io sono contrario agli abeti: è insopportabile vederli crescere stentati in luoghi non adatti a loro…

  • 15 dicembre 2007 in 7:53 PM
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    Il regalo del Natale ‘99 è stato un albero di Natale artificiale di ben 54 anni con tutte le sue antiquate decorazioni: ora lo consideriamo un gioiello di famiglia. Meditate, gente, meditate.

  • 27 dicembre 2007 in 6:50 PM
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    io vivo in germania e a vedere tutti gli alberi che vengono tagliati ci rimango male a volte penso se e necessario abbattere tutti questi alberi
    che dopo 2 settimane li trovi ai bordi delle strade sotto i ponti ecc ecc
    per la tradizione si puo fare a meno di un albero vero ci sono anche quelli finti che addobbati fanno la stessa figura e si puo adoperare per molti anni FATE FINTA PER UNA VOLTA DI ESSERE UN ALBERO COME VI SENTIRESTE CON LE GAMBE TAGLIATE ?

  • 1 aprile 2008 in 9:48 PM
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    è passata anche la pasqua quindi parlare di alberi di natale è un discorsosorpassato,pero’ leggendo le vostre considerazioni su questo argomento mi ricordo di tutti gli abeti che dopo essere stati addobbati per le feste,furono piantati nel mio giardino,fino a farlo diventare simile ad una foresta cupa, un bel giorno mi armai all’insaputa dei miei di un atrezzo tagliente e feci piazza pulita,adessocoltivo rose e tante altre piante,mi piace di piu’ cosi’, in commercio ci sono begli abeti ricchi di fronde molto belli percio’,lascio gli abeti nei boschi, la mia vicina sta facendo lo stesso mio errore ha abeti di natale,di tutte le taglie piantati qua’ e la’ ciao natalia

  • 26 giugno 2008 in 10:52 AM
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    Solo degli ignoranti seguono le tradizioni e solo dei super ignoranti per abbellire le loro tradizioni devono abbobbare alberi veri che moriranno subito dopo!
    Quando ero piccolo, che si faceva sempre l’albero, ne si prendeva uno finto!

    Son d’accordo con Bianconiglio, si mangia troppa carne la cui lavorazione produce molta CO2 e soprattutto abbatte vaste fette di foresta!

  • 18 novembre 2008 in 8:00 PM
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    La preferenza per l’albero naturale non è affatto anti-ecologica, come molti sono portati a pensare. Anzi, la scelta dell’abete vero è vincente per salvaguardare il territorio, ridurre l’inquinamento ambientale e persino per contrastare i cambiamenti climatici.
    L’albero “vivo”, proviene infatti essenzialmente da coltivazioni appositamente predisposte e rispondono ad una precisa regolamentazione sull’esercizio dell’attività per la quale vigila il corpo forestale dello stato, spesso situate in zone collinari o montane altrimenti destinate all’abbandono e al conseguente degrado idrogeologico, e cosi facendo si tiene il terreno lavorato, morbido, e capace di assorbire la pioggia in profondità prima di respingerla verso valle evitando i pericoli delle frane, mentre la pulizia dai rovi e dalle sterpaglie, diminuisce il pericolo d’incendi. A questa azione di difesa del territorio si aggiunge l’attività di assorbimento dell’anidride carbonica responsabile dei cambiamenti climatici che ha luogo durante l’accrescimento dalle coltivazioni naturali. Al contrario, la realizzazione delle piante di plastica richiede il consumo di petrolio. Quando poi si decide di sostituire il vecchio abete di plastica, occorrono oltre 200 anni prima che questo si degradi nell’ambiente.

    • 18 gennaio 2017 in 12:44 PM
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      Il punto è, Luca, che il terreno potrebbe essere tenuto lavorato, messo in condizione di trattenere pioggia e franosità, ecc ecc, con la piantagione di boschi produttivi, cosa di cui in Italia s’è completamente dimenticata l’esistenza, e su cui Ippolito Pizzetti ha battuto il dito fino alla fine dei suoi giorni.
      Il bosco produttivo, oltre a mantenere il terreno fertile e in buone condizioni strutturali, può dare legna da ardere, carbone, legname da mobilio, frutti, consente un buon scambio tra flora e fauna, quindi garantisce un habitat per specie animali svantaggiate o a rischio, lavoro per centinaia di persone, minori sprechi, maggiore autonomia energetica e alimentare, e in mezzo a tutte queste cose, può certamente dare anche degli alberi di natale naturali, certificati.
      Per quanto mi riguarda non è accettabile la coltivazione di piante usa e getta, e quella dell’ecologia mi sembra solo una scusa per un piacere personale e anche piuttosto infantile quale la decorazione dell’albero.

  • 21 novembre 2008 in 7:59 PM
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    L’albero di natale è una delle cose che a me piacciono di più. Il natale è una delle cose che a me piacciono di più e l’albero addobbato ne è la sua tradizionale celebrazione. Io non riesco a capire quelli che hanno scritto a proposito degli alberi addobbati cose tipo:“che tristezza…” oppure “non facciamo più l’albero…”. Ma allora smettiamola anche di mangiare il panettone e il torrone e i ricciarelli! La produzione di grano e le uova e lo zucchero che servono a fare questi prodotti producono un notevole danno ecologico all’ambiente! Anche l’energia elettrica che serve a cuocere questi tipici dolci produce un notevole impatto ecologico! Ma anche il pane che mangiamo tutto l’anno produce un notevole impatto sull’ecosistema! Ma allora che si fa? torniamo a vivere come all’età della pietra? ma perchè i cavernicoli non facevano anche loro danno all’ambiente?
    E poi, sulla stessa onda emotiva, diciamo pure che è ora che i fiorai smettano di vendere fiori recisi e i garden center la smettano di produrre rose, gerani, panzè e quanto altro, tanto chi li compra prima o poi qualcosa se la farà seccare! Allora diamo anche di criminale e assassino dell’ecologia a chi si è fatto seccare qualche pianta! Tanto ce le siamo fatte seccare tutti! Alzi la mano chi non gli è mai capitato!
    Io credo che viviamo in un periodo gonfio di retorica sull’ecologia! Tolleranza, è questo quello che manca…

  • 1 dicembre 2008 in 4:25 PM
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    Ciao Luca,
    per me il tuo commento è stato illuminante… e mi hai salvato dall’acquisto di un’albero finto su cui stavo meditando per questioni di mera praticità… ma che, tra le altre cose che tu citi, non mi avrebbe pervaso auto e casa di quell’mpareggiabile profumino di montagna, balsamico sia per il naso ed che per l’anima 😉

    grazie 🙂

  • 6 dicembre 2008 in 10:51 AM
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    Elegantissima l’idea di costruirsi un albero di Natale con l’edera o il bosso!!! Il secondo però non è un pò lento nella crescita, oltre che un pò costoso? Ci farò comunque un pensiero per il prossimo anno…
    Personalmente ho sempre “sposato” la scelta dell’albero finto simil-naturale, che tuttora utilizzo (per le ragioni forse un pò fruste che hai spiegato tu, ma su questo sono testona…); tuttavia, siccome il marito (da sempre abituato all’abete vero) insisteva anche lui sul profumo dell’abete di montagna, ecc. ecc., abbiamo trovato un compromesso: albero di Natale finto con addobbi, MA recupero di rami di abeti veri (quelli che vengono tolti dagli alberi natalizi per regolarne la forma) per addobbare la casa… dunque: 1) vaso enorme sul tavolo con questi ramoni (a loro volta decorati con gli addobbi più fragili, es in vetro soffiato), 2) altro mazzo sospeso sullo specchio di ingresso (magari con un pò di vischio e qualche nastro dorato) 3) rametti “finali” messi ad abbellire e a “rimpolpare” la coreografia del presepe. Il profumo non manca….

  • 10 dicembre 2008 in 8:28 PM
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    sarà vero che gli abeti artificiali “made in china” sono tossici e pericolosi?ho sentito una notizia del genere al TG2 e mi sono allarmata, ma del resto quasi tutti gli abeti artificiali in commercio recano l’ormai fatidica scritta “made in china”…vorrei saperne di più,grazie

  • 11 dicembre 2008 in 3:34 PM
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    sono tutte belle considerazioni ,pero’ finite le feste chi non ha spazio sara’ costretto a disfarsene. penso a chi sta negli appartamenti con poco spazio .una bella soluzione è quella di romy decorazione con rami veri e poi non dover eliminare a malincuore una pianta ancora viva. oppure un’altra soluzione sarebbe poterlo piantare in una zona pubblica

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