L’Orto Botanico del Palmetum di Santa Cruz

Il Palmetum di Santa Cruz di Tenerife è un giardino botanico incompiuto di 120.000 metri quadri specializzato in palme (Arecaceae) e diviso in sezioni biogeografiche.
È il più grande spazio verde del centro di Santa Cruz di Tenerife, la capitale delle Isole Canarie Occidentali.
È stato creato su una collina artificiale tra la città
e l’oceano, risultato dell’interramento di una discarica di rifiuti
urbani chiusa nel 1983.

Il progetto fu avviato nel 1995 con fondi dell’Unione europea
e della città di Santa Cruz.
La collina venne modellata sotto la direzione degli agronomi
Manuel Caballero e José Timón,
il biologo Carlo Morici e l’architetto paesaggista Carlos Simón…

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Allarme palme

Dopo la Spagna, ormai da molti anni anche in Italia è entrato
in vigore uno stato di allerta permanente per via di un insetto che nuoce
gravemente alle palme: si tratta del Rhynchophorus ferrugineus
– un curculionide chiamato comunemente “Punteruolo Rosso” –
il cui ciclo vitale si svolge in parte all’interno di queste nobili piante.

Non è una novità che nel
corso degli ultimi trent’anni molti parassiti e fitofagi siano
stati introdotti accidentalmente in Italia a causa della leggerezza
di vivaisti e rivenditori di piante, che fanno sbarcare sul continente
grosse quantità di esemplari adulti, privi di adeguata certificazione
fitosanitaria.

Le larve di curculionidi si trovano all’interno dell’apice
vegetativo delle palme, dentro il quale scavano gallerie e nidi,
rosicchiando il legno spesso in maniera udibile senza stetoscopio, e
una volta completamente sviluppate invadono letteralmente l’ambiente
circostante, contaminando altri esemplari…

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Scilla e le sue sorelle

La Scilla peruviana è una pianta bulbosa originaria dell’area
mediterranea. Cresce in luoghi aridi, sassosi e intatti, poiché
le bulbose, specie quelle a bulbo grande, rifuggono i terreni
manipolati. Si può trovare anche nelle garighe o in prati
vicino a vecchie masserie, o nei pascoli (più ovini che
bovini). Fiorisce in tarda primavera con fiori color azzurro
violaceo, disposti in ombrella che diventa piramidale con il
progredire dell’antesi.

La pianta si trova spontanea in nord Africa, dalla Tunisia al Marocco,
nel sud della Spagna e in Portogallo. In Italia si avvistano alcuni
esemplari in sicilia, già descritti da Tineo come Scilla
sicula, e poi a Capri, a Gerace e a Veglie…

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Gocce di sole

Quando si parla di bulbose, i più hanno in mente il grande exploit di primavera di narcisi, giacinti e tulipani, seguiti da gigli, dalie,
gladioli e canne in estate.

Pochi sanno che l’autunno e anche l’inverno possono regalare ancora
belle fioriture, oltre che foglie cangianti.
Così quando il sole comincia a girar basso sull’orizzonte è il momento delle Sternbergia, che al sole hanno carpito il colore.

Il genere Sternbergia, della famiglia delle Amaryllidacee è relativamente noto con la specie S. lutea,
diffusa in tutto il Mediterraneo.
In Italia è spontanea nel meridione e occasionalmente
naturalizzata anche al centro nord, tipica presenza dei terreni
calcarei della Murgia, dove i fiori giallo oro illuminano le riarse
pietraie alle prime piogge autunnali…

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Con i piedi nell’acqua

Non so se c’è un inizio per certe cose o se tutto è già scritto nel nostro DNA. Fatto sta che fin dall’infanzia sono stato affascinato dal mondo acquatico e da tutte le creature ad esso collegate. Una passione che col tempo è aumentata sempre di più, che è stata sgrezzata ed affinata dagli eventi e che si è trasformata, tuttavia, in una vera e propria mania.

Molti di noi ne sono affetti: nella variante ‘giardinicola’ si chiama “Sindrome del coltivatore folle” ed è quella malattia che ti porta a riempire ogni spazio vitale della casa con vasi, vasini e vasetti pieni di piante, a compiere gesti inconsulti per reperire questo o quel vegetale rarissimo o che ti spinge, per esempio, alla spasmodica ricerca di informazioni, notizie e risposte per poter sedare quelle domande e quelle curiosità che non
ti fanno dormire la notte. Quanti di noi non hanno mai avuto almeno uno di questi sintomi? Benvenuti nel club allora…

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Endemismi vegetali sulle Alpi occidentali

No, non è il Ruwenzori, né tantomeno l’Annapurna,
bensì Rocca La Meja, una splendida lama di roccia calcarea alta poco
più di 2800 m slm che si trova tra la Valle Maira e la Valle Grana, in
provincia di Cuneo.
Per inciso la parola “meja” si trova, variamente trasformata, nei dialetti
delle Alpi Occidentali e poi in là attraverso la Provenza
fino alla Galizia ad indicare la strega (siam tutti figli dei Celti…)

Siamo prossimi al confine tra le Alpi Cozie e le Alpi
Marittime, e qui inizia una delle zone italiane più ricche
d’endemismi. Per la loro posizione più meridionale le Marittime
rimasero in gran parte fuori dalle glaciazioni, fungendo così da zone
di rifugio per i vegetali. In più, nei periodi interglaciali dal vicino
Mediterraneo diverse specie risalirono verso Nord, trovando habitat adatti
dove proliferare e differenziarsi.

Il paesaggio dell’alta Val Maira reca i segni di tutto ciò: al disopra
dei 2000 m si aprono immensi valloni con la tipica forma a U data
dall’erosione glaciale, ma questi ghiacciai non scesero più di tanto,
sicché la parte più bassa è segnata da profonde valli
fluviali dai versanti ripidissimi, nonché da forre e orridi scavati
dall’acqua nel calcare tipico di queste parti.
La fine di agosto non è il momento migliore per andare in montagna a
cercar fioriture, ma le piante ci sono sempre, fiorite o no e qualcosa d’interessante….basta cercarlo e lo si trova!

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Lago dell’Accesa

Alcuni giorni di vacanza sono stati l’occasione giusta per fare una breve gita in Maremma, territorio selvaggio quanto interessante, ricco di storia e di bellezze naturali.
Tra le varie cose che volevo visitare nella zona di Massa Marittima ho inserito nel programma un’escursione in una zona umida molto particolare: il Lago dell’Accesa.

Questo lago è stato da sempre oggetto di numerose leggende (di cui questa zona della Toscana è molto ricca), alcune prive di fondamenti, altre curiosamente verosimili; a questo si unisce anche la valenza paesaggistica e naturalistica dell’intera area.
Insomma, tanti buoni motivi per raccontare e condividere con voi notizie, emozioni ed immagini di questo piccolo tesoro toscano…

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