Gli orti urbani

Il ritorno alla coltivazione dell’orto anche in città è un fenomeno recentissimo: sino a pochi anni fa, era l’ultima moda delle
feste dei divi di Hollywood invitare gli ospiti a cena ed offrire le primizie
coltivate sulla propria terrazza o veranda, tanto che nel 2005
un’inchiesta del settimanale “L’Express” ha incluso l’orticoltura tra
le settanta pratiche dell’odierno snobismo.
Nel nostro piccolo, anche noi di CdG siamo stati influenzati da questo
orientamento, infatti alla Banca del Seme di quest’anno, le richieste di semenze da orto sono state le più numerose.

Per capire il perché di questo rinnovato interesse per la coltivazione dell’orto, bisogna tornare un po’ indietro con gli anni,
all’epoca pre-industriale.
Fino a tale periodo, campagna e città hanno
convissuto bene insieme, anzi, si può dire che nella storia
occidentale ad ogni fase di crescita urbana si sia accompagnata una
proporzionata crescita del patrimonio verde e dei campi a coltura.
Pensiamo alle ville venete del Settecento, che si trasformavano in
cuori di prospere aziende agricole…

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Frutti tropicali e subtropicali: esperienze in Sicilia

Negli anni ’80, dopo il successo nella coltivazione e commercializzazione del kiwi, in Italia è sorto un grande interesse per la coltivazione di frutti esotici ed inusuali.
È stato allora constatato che nelle zone costiere della Sicilia possono essere coltivati il litchi, il mango, la guava, il babaco, il banano, la noce di macadamia, e tanti altri fruttiferi esotici. Per non parlare poi dell’avocado, dell’annona cherimoya e della fejoia, che sono leggermente più rustici e a volte si spingono anche al nord dell’Italia, in posizioni protette e favorevoli.

Purtroppo, tutto l’interesse iniziale sembra essersi fermato da tempo a quello stadio embrionale, e pochissimi sono stati quelli che hanno avuto il coraggio di provare su scala commerciale – tranne qualche coltivatore pioniere (a Fiumefreddo di Sicilia e ad Alcamo vi sono delle piccole lussureggianti coltivazioni di mango).

Naturalmente, non essendo io un addetto ai lavori, non mi sento certo di consigliare di intraprendere un’attività commerciale su larga scala (me ne guardo bene!) sui fruttiferi tropicali, però mi chiedo: perché chi ha un piccolo giardino, soprattutto al Sud, non dovrebbe considerare l’idea di ospitare delle specie tropicali e subtropicali, oltre alle solite mele, pere, pesche, ciliegie, ecc. ?

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Il miel de palma de La Gomera

Diciamo anzitutto che Il “miele di palma” non è miele propriamente detto, bensì melassa ottenuta tramite la cottura della linfa della palma.
La pratica dell’estrazione della linfa e della successiva lavorazione è discretamente nota su una specie di origine cilena, la Jubaea chilensis, la quale di fatto è altrettanto nota, se non di più, come “palma de la miel”.

È invece totalmente sconosciuto il fatto che, con analoga tecnica, lo stesso miele si ottenga da una palma che oltre ad essere perfettamente acclimatata in Italia da diversi secoli è originaria delle isole Canarie, decisamente più vicine del Cile: la Phoenix canariensis

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