Rosa ‘Veilchenblau’

Mai nome fu più appropriato, per una pianta: ‘Veilchenblau’ significa infatti, semplicemente, blu-violetto in tedesco. E la prima volta che la vidi dubitai persino che fosse una rosa, a causa del suo colore, finchè non le fui vicino. Difficile dimenticare lo spettacolo del muro giallo della villa veneta che contrastava con la cascata di fiori viola nel sole di quella mattina di maggio!

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Rosa ‘Lavender Lassie’

‘Lavender Lassie’ significa letteralmente “ragazzina scozzese color
lavanda”, un nome che suonerebbe comico in una lingua come l’Italiano,
che non ama la sintesi anglofona.
Se ancora non l’avete e siete
indecisi se farla vostra o no, siete avvertiti: non fatevi ingannare
dal suo nome, che potrebbe indurvi a pensare di essere di fronte ad
una delle tanto celebrate
rose blu:
‘Lavender Lassie’ è
decisamente più rosa che lavanda.

Detto questo sembrerebbe che ogni motivo per coltivarla sia svanito di
botto. Non è vero: ‘Lavender Lassie’ è una rosa poco
coltivata in Italia, a scapito di altre rose più “azzurre”, o
di altri Ibridi di Moschata più conosciuti, come ‘Felicia’ o
‘Buff Beauty’…

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Rosa ‘Cocktail’

Parlando di ‘Cocktail’ si parla di un classico dei giardini
italiani. È una rosa relativamente recente, che si è subito diffusa
in tutta Europa, grazie anche ai suoi colori sgargianti che ben si
accordavano con quelli dell’industrial design di quell’epoca.

Negli anni ’70-’80 raggiunse forse il massimo della diffusione, per
poi decadere nel favore dei giardinieri italiani, portati dalla
austera e geometrica moda degli anni ’90, a preferire colori più sobri
e delicati (furono gli anni dei jeans neri, di Matrix, degli
occhiali con montatura minimale, dell’ostracismo nei confronti della
produzione artistica popolare e di tipo ludico. Persino Madonna
ritorna al suo colore naturale di capelli!)…

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