Rose & lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori

È un argomento a cui il giardiniere presta poca attenzione: il
fiore da taglio. Quello commerciale, beninteso, non le composizioni
di fiori freschi raccolti dai nostri giardini, disposte con cura in
vasi eleganti, posizionate in punti strategici per essere viste dagli
amici appena si siedono sul divano, o in piccoli vasetti di cristallo,
davanti alla foto dei nonni, sul cassettone nella stanza da letto.

Il giardiniere è solitamente abituato a produrre da sé
il “materiale” per decorare la casa, ma l’avere a che fare con i
fiori da taglio commerciali non è un evento riservato a chi non
possiede un giardino o una terrazza: basta pensare a quante volte in
un anno regaliamo (o riceviamo) fiori acquistati dal fioraio. Non lo
si dice spesso, per non sembrare ingrati nei confronti di chi ce ne
regala un mazzo, eppure la cattiva qualità dei fiori da taglio
è un dato ormai sempre più frequente. Quante volte
è successo che le rose afflosciassero tristemente il capo,
senza arrivare a sbocciare completamente? E quante volte i boccioli
dei tulipani abbiano deluso le nostre aspettative, non aprendosi
affatto?

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Allarme palme

Dopo la Spagna, ormai da molti anni anche in Italia è entrato
in vigore uno stato di allerta permanente per via di un insetto che nuoce
gravemente alle palme: si tratta del Rhynchophorus ferrugineus
– un curculionide chiamato comunemente “Punteruolo Rosso” –
il cui ciclo vitale si svolge in parte all’interno di queste nobili piante.

Non è una novità che nel
corso degli ultimi trent’anni molti parassiti e fitofagi siano
stati introdotti accidentalmente in Italia a causa della leggerezza
di vivaisti e rivenditori di piante, che fanno sbarcare sul continente
grosse quantità di esemplari adulti, privi di adeguata certificazione
fitosanitaria.

Le larve di curculionidi si trovano all’interno dell’apice
vegetativo delle palme, dentro il quale scavano gallerie e nidi,
rosicchiando il legno spesso in maniera udibile senza stetoscopio, e
una volta completamente sviluppate invadono letteralmente l’ambiente
circostante, contaminando altri esemplari…

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Con i piedi nell’acqua

Non so se c’è un inizio per certe cose o se tutto è già scritto nel nostro DNA. Fatto sta che fin dall’infanzia sono stato affascinato dal mondo acquatico e da tutte le creature ad esso collegate. Una passione che col tempo è aumentata sempre di più, che è stata sgrezzata ed affinata dagli eventi e che si è trasformata, tuttavia, in una vera e propria mania.

Molti di noi ne sono affetti: nella variante ‘giardinicola’ si chiama “Sindrome del coltivatore folle” ed è quella malattia che ti porta a riempire ogni spazio vitale della casa con vasi, vasini e vasetti pieni di piante, a compiere gesti inconsulti per reperire questo o quel vegetale rarissimo o che ti spinge, per esempio, alla spasmodica ricerca di informazioni, notizie e risposte per poter sedare quelle domande e quelle curiosità che non
ti fanno dormire la notte. Quanti di noi non hanno mai avuto almeno uno di questi sintomi? Benvenuti nel club allora…

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Una bordura al naturale

Nel mio giardino, il confine è segnato da un fossato di scolo
delle acque piovane. I fossi sono quasi sempre lasciati all’incuria, e
in essi le piante spontanee crescono sopraffacendo altre meno vigorose.
Il tutto è regolato dalla natura, spesso matrigna, dove vince il più
forte.

Quando sono venuto ad abitare qui, avevo in mente un giardino dove
regnasse – per quanto possibile – l’ordine, e fosse la mia mano a creare ogni cosa.
Così intendevo in assoluto il mio giardino, sicché anche con il
fossato, dove tutto cresce casualmente, mi sentii in dovere di intervenire sul naturale equilibrio.
Presi quindi la decisione di usarlo per produrre legna da ardere, piantando alcuni esemplari di Robinia pseudoacacia.
Il resto faceva i conti puntualmente con il decespugliatore,
che mi permetteva di mantenere la pulizia che desideravo.

Con gli anni il giardino è cresciuto, e con lui il tempo che gli
dedicavo per la creazione e la manutenzione, al punto che dovetti
trascurare l’argine del fossato, dove pian piano – quasi di nascosto
– rifecero comparsa le piante spontanee.
Osservandole, mi resi lentamente conto che, una volta liberate dalle specie più invadenti e vigorose che le opprimevano, non avevano nulla da
invidiare ad altre piante che avevo acquistato per comporre le aiuole del giardino…

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Endemismi vegetali sulle Alpi occidentali

No, non è il Ruwenzori, né tantomeno l’Annapurna,
bensì Rocca La Meja, una splendida lama di roccia calcarea alta poco
più di 2800 m slm che si trova tra la Valle Maira e la Valle Grana, in
provincia di Cuneo.
Per inciso la parola “meja” si trova, variamente trasformata, nei dialetti
delle Alpi Occidentali e poi in là attraverso la Provenza
fino alla Galizia ad indicare la strega (siam tutti figli dei Celti…)

Siamo prossimi al confine tra le Alpi Cozie e le Alpi
Marittime, e qui inizia una delle zone italiane più ricche
d’endemismi. Per la loro posizione più meridionale le Marittime
rimasero in gran parte fuori dalle glaciazioni, fungendo così da zone
di rifugio per i vegetali. In più, nei periodi interglaciali dal vicino
Mediterraneo diverse specie risalirono verso Nord, trovando habitat adatti
dove proliferare e differenziarsi.

Il paesaggio dell’alta Val Maira reca i segni di tutto ciò: al disopra
dei 2000 m si aprono immensi valloni con la tipica forma a U data
dall’erosione glaciale, ma questi ghiacciai non scesero più di tanto,
sicché la parte più bassa è segnata da profonde valli
fluviali dai versanti ripidissimi, nonché da forre e orridi scavati
dall’acqua nel calcare tipico di queste parti.
La fine di agosto non è il momento migliore per andare in montagna a
cercar fioriture, ma le piante ci sono sempre, fiorite o no e qualcosa d’interessante….basta cercarlo e lo si trova!

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Lago dell’Accesa

Alcuni giorni di vacanza sono stati l’occasione giusta per fare una breve gita in Maremma, territorio selvaggio quanto interessante, ricco di storia e di bellezze naturali.
Tra le varie cose che volevo visitare nella zona di Massa Marittima ho inserito nel programma un’escursione in una zona umida molto particolare: il Lago dell’Accesa.

Questo lago è stato da sempre oggetto di numerose leggende (di cui questa zona della Toscana è molto ricca), alcune prive di fondamenti, altre curiosamente verosimili; a questo si unisce anche la valenza paesaggistica e naturalistica dell’intera area.
Insomma, tanti buoni motivi per raccontare e condividere con voi notizie, emozioni ed immagini di questo piccolo tesoro toscano…

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