Un giardino su misura

testo e foto di Elisa Severi

Vi racconto un po’ di storia del mio piccolo giardino, gli
esperimenti, i lavori ed alcune esperienze che hanno costellato i suoi soli tre
anni di vita dal 2004 ad oggi.

Quando io e mio marito Mauri decidemmo di cercare una casa,
le priorità a cui pensavamo erano tre:
ingresso indipendente, ampia cucina e piccolo giardino.
L’ultima delle tre rappresentava per Mauri la possibilità di
cenare all’aperto e la libertà di leggere con i piedi nudi sull’erba.

Per me la presenza di un terreno di fronte a casa era
la condizione imprescindibile per essere completamente felice,
e non lo era per capriccio, ma perché
sentivo che il tempo che gli avrei dedicato l’avrei vissuto come un gioco molto affascinante e benefico per lo spirito, sebbene complicato, faticoso, ma che mi avrebbe ricambiato con bellezza,
profumi e stimoli di cui tuttora continuo a meravigliarmi.
Si trattava in ogni caso di sensazioni, perché in realtà in precedenza non avevo mai avuto alcuna
possibilità di praticare il giardinaggio, a meno che per
giardinaggio non si intenda anche la mera osservazione entusiasta
della natura o dell’orto dei nonni con i suoi vasi di Pelargoni e Amaryllis sparsi qua e là.

Non fu facile trovare il compromesso che mettesse d’accordo i desideri con le
possibilità economiche presenti e future, ma dopo un
po’ di ricerche, qualche delusione e tanti ragionamenti, decidemmo
sulla carta di un progetto (estratto dall’agente immobiliare come
un asso dalla manica) per quella che ora è la
nostra casina… non so perché la chiamiamo così, dev’essere per distinguerla
dalla ‘casa dei suoi’ e dalla ‘casa dei miei’, e ci piaceva
perché le cose a cui difficilmente avremmo rinunciato,
c’erano tutte.

Il rettangolo esterno di 70 mq, sviluppato su 14X5 mt
(compreso il marciapiede), che ci fu consegnato nel 2004 con la
casa, si presentava con uno dei lati lunghi costeggiato dalla
facciata della casa, e con gli altri tre lati delimitati da un muro
con la rete di confine.
In realtà inizialmente si trattava di un ammasso di terra e
detriti di costruzione in pendenza, dovuta alla posizione in collina. Questo non mi facilitò affatto i lavori, visto che l’unico
scopo (allora) era quello di avere del prato pianeggiante
circondato da una siepe mista per cenare all’aperto…


I lavori: anno zero

I primissimi risultati all’inizio della primavera.

L’inizio

Con la primavera ebbe inizio la vita del mio giardino.
Tutto quel che c’era da fare in quel momento era asportare dei
gran quintali di terra in esubero tra le mura di confine e il
marciapiede (circa ad 1 metro sotto il livello della strada),
per ottenere quella tanto agognata superficie piana da seminare a
prato.

Così feci, armata solo di vanga, carriola e forza bruta!
La terra nascondeva i basamenti della mura sotto forma
di sporgenze di cemento armato.
Queste si protraevano in maniera molto irregolare
anche per un metro,
impedendomi così di livellare tutta la zona,
e costringendomi a lasciare, lungo tutto il lato lungo di confine,
una fascia di terra sopraelevata
che ricoprisse i basamenti.

La siepe

Il passo successivo fu quello della piantumazione degli arbusti da
siepe lungo i tre lati liberi, cioè non occupati dalla facciata
della casa.
Acquistati gli arbusti presso diversi vivai, in base ai prezzi e ad un
mio inconsapevole giudizio da inesperta sulla loro qualità,
sistemai con sequenze ripetute
Pittosphori, Photinie, Allori, Cytisus
e Rose chinensis mutabilis, rigorosamente di piccolissima
taglia per ridurre la spesa e (ad eccezione delle rose) tutti sempreverdi per avere una schermatura continua verso l’esterno.

Il prato

L’ultima operazione di questo primo anno fu la semina del prato.
Mi improvvisai in gesti del tutto nuovi, come l’aspersione dei
semi, la pressione su di loro mediante un rudimentale rullo
girevole creato con una bombola usata, la prima concimazione,
ecc…

Al tempo, nonostante gli sforzi fisici, le continue fatiche e gli
affanni, il mio sguardo sul giardino era già sorridente e
sognante; ma proprio come in un sogno, non c’erano contorni ben
definiti, nè dettagli in evidenza.
Lavoravo, lavoravo, e quando ero in riposo lo pensavo, magari
con un foglio e dei colori sotto mano con cui inventavo gli schemi e
le alternanze tra gli arbusti, abbozzavo schizzi di piccole idee,
e tra le immagini confuse della mia mente, l’unica costante era uno
stato di profonda gioia per quel che c’era in prospettiva.


Anno primo

Le erbacee perenni nel 2005.

Le erbacee perenni

I primi progressi ed i veri motivi di soddisfazione arrivarono grazie
all’incontro con la Compagnia del Giardinaggio, e proprio su questo
forum feci forse la mia più bella scoperta da giardiniera
dilettante: le Erbacee Perenni, una gamma sterminata di
affascinanti pianticelle rustiche che, pur scomparendo durante i
mesi freddi, si sarebbero ripresentate ad ogni primavera sempre
più belle e forti.

Il desiderio del loro impiego si conciliò benissimo con
quello di movimentare i secchi angoli retti di quell’anonimo rettangolo disponibile.
Iniziai a pensare che pochi centimetri di prato avrei anche potuto
sacrificarli, per stondare il lato corto a sud e ricavarne così
una piccolissima bordura sotto gli arbusti da siepe.

Non avendo ancora una percezione matura (ammesso che lo
diventi mai) dei colori e dei contrasti, nè una minima idea
delle dimensioni da adulte di alcune piante, iniziai semplicemente
con l’inserimento più casuale che consapevole di una
Dhalia, una Salvia farinacea, un
Lythrum salicaria, ed una Canna indica.
Già dopo pochi mesi si palesò la necessità di
drastici spostamenti…

Il laghetto

Il lavoro più importante di quest’anno fu la realizzazione
di un minuscolo laghetto. L’ambiente che mi stavo creando intorno
richiamava alla quiete.
Quasi come simbolo di questa calma e beata lentezza con cui le
piante si impossessavano della loro dimora, un laghetto con dei
pesciolini fluttuanti avrebbe completato queste sensazioni.

Quando lessi delle varie esperienze sul forum, in particolare
riguardo al laghetto di Luca
e al secchio-lago di Maria Acquaria,
questo desiderio che nella mia mente sembrava quasi irraggiungibile per difficoltà tecniche e mancanza di conoscenze, improvvisamente mi parve facile da concretizzare. Così, dedicai giorni di impazienti pensieri a immaginare dove e come realizzarlo…

Il progetto non era scritto, ma ormai sapevo quel che mi
occorreva.
Procuratomi del telo plastificato, la Nymphaea,
la pianta ossigenante e dei pesciolini quali Carassius e
Gambusie, iniziai lo scavo della buca con l’aiuto morale
(e non solo…) dei miei nipotini.



  

Gli scavi del laghetto e la buca con la sponda di legnetti.

La cosa più difficile del mio laghetto improvvisato era
renderlo naturalizzato con il contesto, e la sistemazione dei bordi
del telo ne rappresentava l’ostacolo implicito.
Poi però la determinazione, le piante ed il tempo vennero
in soccorso, e capii che persino in spazi ristrettissimi si può
ottenere un microcosmo perfettamente funzionante, con acqua
pulita ed elementi vitali in piena salute, senza congegni
automatizzati per il ricircolo dell’acqua o del filtraggio, e senza
dover apportare cibo perché tutto è in equilibrio ed
in “autogestione”.

Ci sono due errori che non rifarei, grazie proprio a quel che mi ha
insegnato questa esperienza.
Inizialmente, avendo collocato il laghetto a ridosso del pendio, creai la sponda libera, costituita da un terrapieno contenuto tra
due file di legnetti, troppo alta.
Questo mi creava un pò di insoddisfazione perché
il “contenuto” rimaneva nascosto se non da una visione sovrastante.
Così, in una assolata giornata di dicembre 2006, colsi al
volo l’ispirazione di affossare tutto il bordo a colpi di martello per
migliorarne l’estetica… in sostanza l’argine del laghetto deve essere bassissimo, per rendere visibili le piante
emerse ed i riflessi sull’acqua anche da posizioni relativamente
lontane o comunque laterali.


  

La prima, orribile realizzazione, e quella nuova con doppia fila di paletti.

Il secondo errore fu quello di inserire del letame impellettato nel
vaso della seconda piccola Nymphaea acquistata,
rischiando l’avvelenamento dei pesci e la marcescenza della vegetazione a causa della sua fermentazione in acqua.
Appena mi accorsi dei sintomi, ma senza avere un’idea ben
precisa delle cause, fu l’addetto, molto appassionato in materia,
di un negozio specializzato a suggerirmi di sostituire completamente il terriccio di quella Nymphaea e di
almeno 2/3 d’acqua con acqua declorificata.
Dopodiché tutto riprese il bell’aspetto di sempre…
ma la scampai bella!


Il laghetto allo stato attuale.

Anno secondo

La rigenerazione del prato

Il 2006 fu un anno densissimo di lavori, tra cui alcuni davvero
pesanti.
Innanzitutto un pò di manutenzione staordinaria al prato:
era da tempo che l’erba non cresceva tanto bene, rada e a
chiazze…
Così, mi decisi per l’arieggiatura con un apposito attrezzo
manuale che sortì l’effetto di estrarre una quantità
enorme di feltro, mai avrei immaginato una tale mole.



  

Il prato prima dei lavori, con l’acqua che ristagnava dopo le innaffiature.

Osservando che, in alcune zone ai piedi del dislivello, l’acqua di
innaffiatura ristagnava a lungo, approfittai dei lavori in corso per
effettuare un’operazione solo sentita nominare fino a quel
momento: la carotatura, ovvero dei fori nella parte poco drenante
(da riempire successivamente con sabbia di fiume), che effettuai
con dei colpi di martello su un lungo ferro da muratori.

Fu anche questa un’operazione alquanto improvvisata, difficile e
non priva di inconvenienti, come la foratura del tubo del gas di uno
dei condomini, a causa del suo posizionamento non protetto,
nè segnalato, nè a regola d’arte…
Ma insomma, cose che capitano, e superato il panico e sistemato il
danno con una chiamata d’emergenza all’idraulico, il terreno fu
pronto per la rigenerazione del prato, eseguita distribuendo a
spaglio un miscuglio di 30 gr di semi e 40 gr di concime per ogni metro quadro, ricoprendo il tutto con sabbia di fiume ben
asciugata al sole, poi rastrellata uniformemente e battuta.



  

Il risultato della carotatura, e lo spiacevole “effetto collaterale”.

La conformazione del pendio

Mentre mi organizzavo per la rigenerazione del prato, decisi di
realizzare un’idea che avevo in testa da tempo, ma solo il pensiero
di ciò che mi aspettava mi scoraggiava ogni volta.
Volevo sia allargare il prato calpestabile per aumentarne
l’usufruibilità, sia movimentare un pò il lato destro
del rettangolo in prossimità del dislivello, in modo da
annullare quell’effetto geometrico alquanto monotono.

Così, con del filo bianco opportunamente adagiato sul
pendio, “disegnavo” varie idee e possibili soluzioni estetiche, fino a
decidere per quella che ora è la conformazione attuale:
una sorta di parentesi graffa, che è sempre più
decorativa della classica parentesi quadra.

Tra la scelta immaginata e la sua concretizzazione, c’era solo una
cosa: del duro lavoro, fatto di vanga e cariole colme di terra su e
giù per la rampa del garage, in prossimità del
quale la parcheggiavo in attesa di riempire le tre fioriere, anche
queste ancora solamente visualizzate nella mia mente, per il
momento.



  

Modellazione del pendio, e asportazione della terra in eccesso.

Terminata l’estenuante asportazione di terra superflua, sistemai
dei sassi e una staccionatina con funzione
contenitiva, poi tinta con impregnanete color palissandro.
Quindi iniziai timidamente la copertura del suolo soprastante, ai
piedi della siepe, con dei gruppi omogenei di Cotoneaster
dammeri
‘Coral Beauty’,
Cotoneaster saliciflius repens e Verbena tapien.

Ero molto contenta al termine di queste operazioni, che avevo
eseguite in completa solitudine fisica.
L’appoggio morale e il supporto entusiastico di alcuni, fecero
sì che potessi guardare a braccia conserte tutta
soddisfatta, e con il cuore colmo di gioia, il risultato di quella
piccola rivoluzione che aveva appena subito il mio spazio verde.



  

L’installazione della staccionata di contenimento (notare i residui della sabbiatura del prato).

Le fioriere

Il lato del giardino congiunto alla facciata della casa (da un
marciapiede di 1 metro di larghezza) presenta negli ultimi 4 metri
una ringhiera a ridosso dello scivolo del garage sottostante, che
offre una vista poco interessante – se non sgradevole.
Così decisi di costruirmi tre fioriere in legno
da affiancare l’una all’altra, che avrebbero garantito, una volta riempite con le piante, la schermatura di quella visuale, ed anche
l’eliminazione di una moltitudine di vasi e vasetti sparsi ovunque
senza criterio nè ordine.

La scelta di costruirmele da sola fu essenzialmente dettata da
esigenze di tipo economico ed estetico; nelle dimensioni che mi
servivano infatti, le avrei potute acquistare in orribile plastica al
prezzo di circa 40 euro l’una, o in splendido cotto anticato o legno
ad un prezzo superiore ai 100 euro l’una.
Certo fui agevolata da una certa dimestichezza già
sperimentata con il fai-da-te, ma anche qui fu essenziale una certa
grinta, un po’ di progettazione, ed i consigli degli amici del
forum.

Terminato l’assemblaggio delle varie assi di legno
precedentemente preparate, tinteggiato con catramina l’interno e
con impregnante (sempre color palissandro) l’esterno, la parte
più divertente fu decidere cosa metterci dentro, cercando
di utilizzare le piante che prima soggiornavano in piccoli vasi e
integrando l’insieme con qualche nuovo acquisto.

Scelsi un’impostazione che creasse un legame tra le tre fioriere,
adottando uno schema simmetrico convergente verso il centro e
privilegiando per le fioriture solo due colori:
il blu (Convolvulus Sabatius e Torenia Fournieri)
e il giallo (Bidens).
Inoltre, per “legare” la Nandina Domestica della
fioriera centrale con le due fioriere laterali, introdussi al centro di
queste, tra il Pittosporo Tenuifolia Variegato e
l’Aleagnus ‘Gilt Edge’, i Cornus sanguinea ‘Midwinter Flame’.
In quel preciso periodo, i colori dei
loro fogliami erano davvero molto simili…

Nel giro di pochi mesi, anche qui però dovetti prendere
coscienza di qualche errore.
In particolare mi resi conto che i Cornus necessitavano di
acqua in abbondanza, che veniva sottratta loro anche dalle altre piante.
Così, in estate inoltrata decisi di toglierli, in modo da
salvaguardarne la salute e rendere meno assidue le innaffiature.

Un altro errore fu quello di sistemare alla base delle fioriere, anziché quattro piedini separati ognuna, dei piedini formati
da due listelli fissati trasversalmente per tutta la larghezza della
fioriera.
Questo causa tutt’ora degli intoppi nel deflusso dell’acqua di scolo
che scorre lungo il marciapiede quando innaffio o lavo,
cosicché dovrò quanto prima sostituirli, onde
evitare il repentino infradiciamento e soprattutto l’accumulo di
residui vegetali sotto la base.

Fu comunque anche questo un lavoro che, sia io sia Mauri,
reputammo molto utile e di grande soddisfazione, idoneo a creare
un tutt’uno con il resto del giardino e a garantire quella
schermatura verso il garage, oltre che più privacy, di cui
entrambi sentivamo il bisogno.


 

Due vedute delle fioriere: dall’interno e dall’esterno.

Le bulbose

La Compagnia del Giardinaggio, fu, è, e sarà sempre per me, una continua e
costante fonte di informazioni da cui trarre ispirazione, insegnamenti e
stimoli… fu grazie alla sua frequentazione che nel 2006 iniziai a superare il
limite conoscitivo che avevo sulle bulbose, e ad allargare le possibilità di
scelta tra le innumerevoli specie e varietà esistenti, auto-imponendomi di fare,
per la prima volta, acquisti “pensati” e con il fine di creare accostamenti e
successioni di fioriture sempre più gradevoli per il mio giardino.

Per citare alcuni esempi, sistemai un bulbo di Camassia leichtlinii
caerulea
a sinistra dell’Hydrangea serrata ‘Blue Bird’, entrambi in zona
semi-ombreggiata, per ottenere una fioritua scaglionata nei toni del blu: ad
aprile la Camassia e da giugno a ottobre l’Hydrangea.


  

Iris sp. e Iris hollandica ‘White Wedgwoodi’.

Il bulbo di Allium ‘His Excellency’ lo interrai davanti
all’ Eragrostis trichoides (una graminacea col portamento
eretto alla base che poi si apre verso l’alto con grosse
infiorescenze leggere) insieme ad una composizione di bulbose
a scalare in altezza, dal più alto Allium
‘His Excellency’, ai Tulipa ‘Purple Prince’, fino alla più bassa statura degli Anemone coronaria
‘Sylphide’, scelte tutte nelle sfumature del fucsia, così
come la Dahlia ‘Fascination’ che avrebbe preso il loro
posto nella fioritura da metà estate in poi.

Utilizzando diversi bulbetti di Freesia ‘Blue’, tentai di riempire la base un
pò vuota della Rosa ‘Teasing Georgia’ in vaso, dato che con il suo color giallo
pallido, arrampicata su un muro bianco, non si faceva notare come avrebbe
meritato; con le Freesie blu alla base, speravo quindi di rendere più attraente
la grossa anfora che la ospitava e che il profumo di entrambe si sarebbe sentito
dall’ingresso di casa nelle immediate vicinanze.

Il lato più intrigante della messa a dimora delle bulbose acquistate, fu
immaginare di far bene, insomma non è che avevo delle certezze o delle
conoscenze tali da farmi fare scelte giuste senza dubbi… ma il bello, cioè ciò
che mi divertiva, era proprio questo: il fatto che ogni volta che creavo delle
piccole aree con i bulbi, provavo a visualizzarne la situazione fiorita
inframmezzata dalle erbacee perenni e dagli arbusti che c’erano, e godevo già di
quell’immagine, ridendomela poi da sola, un secondo dopo, per
la buona possibilità di aver fatto ancora una volta qualche sciocchezza.



  

Narcissus triandrus ‘Thalia’ e fiume di Muscari armeniacum ‘Blue-Spike’.

Anno terzo

L’ampliamento dell’aiuola-bordura

Il progetto dell’aiuola-bordura (clicca per ingrandire).

I primi mesi del 2007 furono dedicati all’ampliamento dell’aiuola-bordura sul lato corto a sud del giardino, cercando di
soddisfare un crescente “bisogno” di varietà e
accostamenti.

La mia intenzione era quella di togliere i sassi bianchi di fiume,
da tempo sistemati a semicerchio in quella zona, per creare una
bordura ricca e riempitiva sotto la siepe di Allori, Photinie
e Rose mutabilis, utilizzando soprattutto delle Erbacee
Perenni, magari un con una certa scalarità nelle altezze fino a delineare un confine ben netto con il prato.

L’ispirazione mi venne guardando una foto relativa ai giardini di Arabella Lennox-Boyd, ma fui anche stimolata dal fatto che in quel modo il mio giardino mi sembrava incompleto,
mi mancavano le Euphorbie, le Hosta,
gli Ellebori… insomma tante cose di cui sentivo parlare
con antusiasmo dagli amici del giardinaggio, ma che non avevo ancora mai visto da vicino.

Inoltre, occorreva tenere conto che in quel lato c’è sole la mattina e ombra al pomeriggio, con suolo piuttosto umido, quindi dovevo orientarmi verso alcuni specifici tipi di piante
di cui chiesi consiglio sul forum.

Ingrossando quella bordura avrei, a mio avviso, ottenuto anche
delle proporzioni più armoniose del giardino,
perché avrei “spezzato” ulteriormente quell’effetto a
corridoio lungo e stretto che le misure originarie del terreno
comportavano inevitabilmente, e che solo in parte ero riuscita a
mascherare con la nuova conformazione del pendio.

Bastarono due ore di lavorazione del terreno, ribaltando con la vanga le zolle di prato adiacente, per rendermi conto che l’idea delle proprorzioni non era sbagliata, e ricavai così una fascia nuova tutta da “aiuolare”.
Ovviamente non si trattava di uno stravolgimento epocale, ma
davvero, dopo due anni con la solita visuale davanti, a me
sembrava già di aver compiuto una rinnovamento
importante, liberatorio di qualsiasi schema precedentemente
impostato nella mia mente.

Prove tecniche di sistemazione delle piante.

Fu ancora una volta divertentissimo abbozzare un disegno che
inglobasse quante più piante possibili, pur tenendo conto,
almeno sulla carta e nella teoria, delle loro esigenze e delle loro
caratteristiche peculiari.

La messa in opera dell’insieme fu di primo impatto agghiacciante – direi – visto che più che
un’aiuola pareva piuttosto una sorta di esposizione di piccole
piantine, che si perdevano in mezzo a quella distesa di terra
marrone circostante.

Furono poi le impazienti attese di marzo e aprile a rivelarsi
propiziatorie per gli effetti ed i risultati della bella stagione
seguente.

L’aiuola che ho ampliato quest’anno ha rappresentato per me una
validissima scuola per imparare concretamente l’utilizzo di alcune
Erbacee Perenni ed arbusti, e mi ha regalato tantissime visuali
piacevoli su cui mi sono persa per ore.
È stata un po’ la prima volta di tante cose per me:
le Hosta, l’Alchemilla mollis, la
Verbena bonariensis, le fantastiche Digitalis, le
Euphorbie, gli Hellebori e tantissime altre
piante, che gioia se penso che ancora devo vedere
l’Anemone hybrida ‘Whirlwind’ e
l’Hydrangea serrata ‘Blue Bird’ nel loro momento topico!



  

Evoluzione dell’aiuola-bordura.


Riflessioni e considerazioni

Una veduta d’insieme.

La prima cosa che mi viene in mente, riflettendoci, riguarda la
presenza di basamenti in cemento adiacenti alla mura di confine
sulla destra.
Per ricoprirli, mi avevano costretto a lasciare un dislivello di terra
– che detestavo, soprattutto per la mia
incapacità di valorizzarlo adeguatamente.

Avevo provato a seminarci il prato, ma era molto complicato
effettuare una rasatura a regola d’arte, e comunque non era
gradevole.
Ora invece proprio quel dislivello mi sembra un elemento
caratterizzante piuttosto attraente, con la sua distesa di
Verbena tapien a punteggiarlo completamente di lilla per
lunghi mesi.
Questo mi ha insegnato che a volte alcuni imprevisti
o limiti possono far sì che la fantasia e le conoscenze
acquisite diano vita a qualcosa di ancor più interessante
delle stesse aspettative iniziali.

Ho notato che gli errori più frequenti sono dovuti al fatto
che tutto ciò che si sa di una pianta non sempre risponde
nella pratica ai dati previsti dalla teoria…
e questo perché la stessa pianta può avere
portamento, tempi di fioritura, ciclo vitale diversi a seconda del tipo di terreno d’impianto, del clima tipico, ma anche delle condizioni atmosferiche diverse da un anno all’altro,
e poi ancora a seconda delle irrigazioni e concimazioni apportate.

Quindi, può succedere che la previsione teorica di un dato effetto poi non si verifichi nella pratica.
A me è successo quest’anno con le bulbose:
ad esempio, il tentativo di avere una certa rotazione di fioriture in
abbinamento tra loro ed anche con altri tipi di piante
non ha prodotto risultati buonissimi su tutti i casi
sperimentati.
Speravo di avere una contemporaneità di fioriture tra le
Freesie blu e la Rosa ‘Teasing Georgia’ nella
stessa grossa anfora, ma la seconda è arrivata di gran
lunga in ritardo.
Pensavo che di fronte all’Eragrostis trichoides
(ipotetico sfondo) ci sarebbe stata una bella successione
monocolore nel rosa intenso tra Anemone Coronaria ‘Sylphide’,
Allium ‘His Excellency’ e Dhalia ‘Fascination’.
In realtà, l’Eragrostis è fermo a 20 cm di altezza da mesi, l’Allium non è
fiorito e la Dhalia sta ancora sviluppando le prime foglie.
Poi tanti altri difetti, alcuni tutt’ora bene in vista.
Ma, in fondo, ci sono stati comunque dei momenti così belli nel corso di questi mesi, che poco importa se il mio
disegno immaginario non sì è compiuto alla perfezione.

Entrando nel mio giardino, dopo aver varcato l’ingresso,
ornato da un Rhyncospermum jasminoides appeso al
cancellino in ferro e da una Rosa gialla arrampicata sull’archetto,
respiro un’aria di accoglienza, di armonia.
Sebbene un rapido sguardo d’insieme dia l’impressione di aver
visto subito tutto, il suo aspetto mi invita comunque ad un contatto
ravvicinato di mani e di occhi, e a perlustrare con attenzione le
minuscole porzioni che, a poco a poco, cerco di valorizzare con
accostamenti il più possibile attraenti… ma sto ancora
imparando!

I limiti fisici di questo spazio verde mi costringono ormai a pochi
margini di intervento, ma il suo costante bisogno di cure da un
lato, e il suo essere crogiolo di sperimentazioni dall’altro, fanno
sì che io lo viva come uno spazio in movimento, dove
spesso mi fermo e ammiro.
Trovo incredibile che ci siano ancora giorni in cui, dopo aver dato
per scontate alcune soluzioni finora adottate, mi si aprano
improvvisamente occhi e mente su nuove più interessanti
prospettive.
Ed ecco che dalla fase di manutenzione (ripetitiva ma molto
rilassante) mi ritrovo in un attimo nella fase di ricerca e
rinnovamento, che è sempre foriera di appassionanti
valutazioni, nonchè di forte entusiasmo.

Un giorno mi sono chiesta se c’era stato un momento in cui quel
piccolo spazio verde l’avevo sentito diventare Giardino…
e la risposta era chiarissima dentro di me.
Fu quando in quell’angolo semiombroso sotto il Cytisus, la
Rosa mutabilis e gli altri arbusti della siepe, per la prima
volta preparai il terreno per l’impianto di una Dhalia, una
Salvia farinacea e un Lythrum salicaria.
Ecco, se fino ad allora mi sembrava di avere solo un prato perimetrato da siepe, da quel momento in poi, da quando
la fantasia si è espressa in un’interazione vera e propria
tra la terra e le mie mani, ed ho iniziato a giocare con i fiori e con
i colori, poi con le foglie, gli accostamenti, ecc… beh… da lì
ho sentito che quello era un giardino, o meglio il mio giardinetto,
ed ora per me è proprio come un bel vestito comodo,
me lo sento bene addosso, mi mette a mio agio e mi consente di
avere piacevolissimi esuberi di pensieri positivi.



  

Fate un salto da me?…il cancello è aperto!


Galleria fotografica


Riferimenti

58 pensieri riguardo “Un giardino su misura

  • 20 settembre 2007 in 10:34 AM
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    Brava Elisa, complimenti oltre che per l’articolo e il lavoro svolto nel tuo giardino, per la minuziosa archiviazione fotografica che documenta tutti i passaggi effettuati nel corso degli anni. Solo così oltre che con le visite si può realmente comprendere un giardino!

  • 20 settembre 2007 in 11:04 AM
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    grazie Elisa , per aver condiviso la storia di te nel tuo giardino, dai tempi eroici al colore e alla fresca grazia del presente. Questo racconto mi ha coinvolta e riempita di entusiasmo e ammirazione: brava

  • 20 settembre 2007 in 11:45 AM
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    Ely grazie mi hai insegnato molto con questo articolo e anche ad avere più fiducia nelle mie possibilità. Comunque per una bella donna come te ci vuole un bel vestito/giardino e tu sei una bravissima sarta/giardiniera!

  • 20 settembre 2007 in 12:13 PM
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    Complimenti, il tuo lavoro testimonia un’appassionata dedizione ed una costanza invidiabili. Traspare un amore per la natura, per le cose belle della vita, anche se piccole, private, e forse per questo più piene e gradite a chi ne gioisce e a chi è invitato a gioirne.
    Inoltre hai davvero molto buon gusto ed una eleganza che con il tempo si è davvero portata ad un livello molto elevato.
    Aspettiamo con ansia di vedere gli sviluppi futuri del tuo giardino!
    Bravissima!

  • 20 settembre 2007 in 2:02 PM
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    Mi vien da ridere pensando al commento di Lidia che parla di “sviluppi futuri del tuo giardino” ,
    perchè, a mio avviso, se ci saranno altri sviluppi a te verrà un’ulcera…o no?
    Gianni

  • 20 settembre 2007 in 2:34 PM
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    Brava Elisa ti sei veramente meritata il premio che ti hanno dato a Murabilia, dal nulla hai creato veramente un giardino bello e armonioso.

  • 20 settembre 2007 in 5:06 PM
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    Elisa, per quanto mi riguarda hai scritto un poema, con grazia ed infinita dolcezza sei riuscita a descrivere la realizzazione del vostro magnifico giardino. Grazie per averci fatto conoscere tutti i passaggi del tuo, anche duro, lavoro; se ne apprezza molto di più il risultato, sapendo come ci si è arrivati.
    Bravissima.

  • 20 settembre 2007 in 6:43 PM
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    Tanta dedizione e tanto amore mi hanno commossa, il tuo innato buon gusto mi ha deliziata, è quasi banale ora fare dei complimenti anche se davvero sentiti. Il tuo articolo sarà un piacere per tutti quelli che lo leggeranno ma anche una importante lezione di giardinaggio.

  • 21 settembre 2007 in 9:52 AM
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    Che bell’articolo ely! Mi unisco ai commenti di tutti (tranne a quello di gianni perchè secondo me l’ulcera viene a chi NON ha la fortuna di poter fare un giardino!) e trovo che tu abbia le doti, oltre che di giardiniera anche di grande e gioiosa scrittrice. Complimenti!

  • 21 settembre 2007 in 6:32 PM
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    L’articolo è davvero interessante e tu sei stata bravissima a raccontare la tua esperienza.. oltre che a fare un giardino così bello, naturalmente. “Fare un giardino”. Trovo che sia una cosa fantastica!

  • 21 settembre 2007 in 8:07 PM
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    veramente complimenti per la mole di lavoro ,sia nella realizzazione del giardino, sia nello stupendo articolo pieno di dettagli e spunti interessanti.Sono rimasto inoltre colpito dalle foto e dal progetto dell’aiuola…si vede oltre alla grande passione una notevole conoscenza tecnica

  • 22 settembre 2007 in 7:55 PM
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    Molto brava Ely, grazie per averci raccontato e mostrato cosi’ minuziosamente la creazione del tuo giardino,compresi gli errori (cosi utili per noi). Il tuo giardino esprime gioia,serenita’,precisione
    e tanta ..tanta passione.

  • 22 settembre 2007 in 9:45 PM
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    Ely! mi era sfuggito l’articolo e oggi non ti ho nemmeno detto niente!
    Ma che meraviglia. Hai dimostrato che con la pratica, la fatica e l’impegno si possono ottenere splendidi risultati in tempi non geologici. E hai dato uno spiraglio di speranza anche a chi come me è decisamente inesperto.
    Anche Alberto ha letto l’articolo e ha sgranato tanto d’occhi per il lavoro che hai fatto da sola. Tantissimi complimenti da entrambi.

  • 23 settembre 2007 in 1:48 PM
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    caspita ely, siam arrivati pressochè in maniera contemporanea qui sulla cdg, ma tu hai fatto passi da gigante. e mi ricordo ancora lo scalone di terra, ecc…

    continua così che il nanetto è stato supermeritato!

    Ciauuuz

  • 23 settembre 2007 in 7:06 PM
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    …sei un genio!!!!
    lo sapevo di avere una sorellina super, ma non di avere un’artista del giardinaggio e un’ottima scrittrice.
    Complimenti davvero, penso che nei prossimi giorni verrò a vedere il tuo lavoro, perchè dopo quello che hai scritto, voglio toccare con mano il magnifico risultato….
    Un Bacio 😉

  • 24 settembre 2007 in 10:04 AM
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    Allora si possono fare meraviglie in 70 mq! Questo giardino è una emozione. Vorrei riuscire a copiarti sul mio terrazzo. E’ diverso, lo so, ma invidio lo spirito e la capacità di fantasticare e poi realizzare… vuoi aiutarmi?

  • 24 settembre 2007 in 12:22 PM
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    Bè, che dire? Senza fiato dalla meraviglia. Il tuo racconto è delizioso e il tuo giardino è proprio un angolo di paradiso.

  • 24 settembre 2007 in 2:48 PM
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    Ely che meraviglia, si vede che la classe non e’ acqua! Penso che ti sia veramente meritata il premio di “Morris in gonnella”! Secondo me e’ innata l’abilita’ per realizzare abbinamenti con le piante e saperle disporre in un certo modo, e tu cara mia sei nata con questo dono. Complimenti!

    Fiamma

  • 24 settembre 2007 in 8:34 PM
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    Ragazzi… ho guardato tutti giorni con crescente stupore il susseguirsi dei vostri apprezzamenti e delle vostre meraviglie, al punto che mi sono bloccata tanto ero sbalordita; mi avete gratificato, mi avete acceso mille volte il sorriso e mi avete confermato che condividere un’esperienza vissuta con allegria e passione è proprio bello!

    Il merito lo voglio spartire, oltre che con la CDG tutta, senza la quale non avrei ottenuto neanche il 10% del risultato attuale, con i nostri ineccepibili esperti di web: Tazzina, per gli innumerevoli suggerimenti sull’impostazione e sui contenuti da approfondire per l’articolo; Gino il contadino, per la splendida impaginazione, non facile visti gli 80 mega di foto che avevo inoltrato!

    GRAZIE con tutto il cuore a tutti voi che avete letto e tratto qualche spunto dal mio giardino…siete gentilissimi 🙂

    E io sono molto felice!
    ciao a tutti
    Ely

  • 27 settembre 2007 in 9:51 AM
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    Veramente brava, in tre anni hai fatto nascere un vero giardino da un anonimo prato. Brava anche per il coraggio di continuare a rivoluzionare il lavoro già fatto, cercando sempre migliori risultati.
    Visto che ti piace il blu, hai già provato la Scilla peruviana? Se non ce l’hai questo è il momento giusto per acquistarla. Complimenti e buon giardinaggio!

  • 30 settembre 2007 in 1:18 PM
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    Complimenti per l’articolo: ottimo che, nonostante tutto il lavoro che
    richiede il tuo giardino, tu abbia anche trovato il tempo di stendere un
    così curato e appassionato resoconto. Estremamente piacevoli e
    istruttive inoltre, forma e contenuto di questa storia. Si vede che
    ci hai messo un camion di passione nel tuo “angolo” verde (io ho solo
    2 balconi “TRABORDANTI” e qualche finestra “pure trabordante” …), e continua a vivere così bene che l’hai voluta raccontare a tutti.
    PS: mi fa piacere che non sono evidentemente l’unico che ha sempre
    3000 dubbi, spesso fa nascere esseri “sconosciuti”, ma a volte ci
    prende IN PIENO !
    Emiliano.

  • 1 ottobre 2007 in 10:59 PM
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    Brava Eli, che lavoro hai fatto in questi anni!
    Grazie per questo bel racconto, e per le foto, bellissime.
    La tua esperienza mi servirà.

  • 5 ottobre 2007 in 2:44 PM
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    salve Elisa, il tuo racconto e le foto del magnifico giardino mi hanno commossa. Come te abito in una casa con ingresso indipendente, con un giardino lungo e stretto, delimitato dalla roccia e da un muro. Come te ho lavorato duramente per trasformare una discarica in uno spazio verde vivibile e pieno di verde e di fiori….ma il mio rifugio verde non risponde ancora al gardino dei miei sogni..spero che presto e con ancora tanto lavoro lo diventerà. Di nuovo COMPLIMENTI!

  • 7 ottobre 2007 in 7:21 PM
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    ciao Ely,
    complimenti, e brava per tutto il lavoro dedicato, al tuo giardino!
    Quando, il mese di agosto,approdavo da inesperta di forum, e anche di verde e fiori in generale, sul forum della Compagnia del Giardinaggio,uno dei primi topic che ho mangiato praticamente con gli occhi, è stato il tuo.
    Dopodichè però,ho semplicemente pensato:che fortunata questa Ely, adesso leggendo e guardando la tua minuziosa esposizione dei lavori, ho capito, che la fortuna, non è tale, ma è semplice volontà e lavoro!
    Brava, e grazie per aver esposto tutto con amore e precisione.

  • 10 ottobre 2007 in 1:17 AM
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    ciao Elisa,

    il tuo articolo con tutta la documentazione fotografica mi ha molto entusiasmato, l’ho letto e guardato piu’ di una volta, diciamo che l’ho studiato; ha risvegliato in me la passione per il giardinaggio che in questi anni si era assopita, grazie e complimenti.
    Non vedo l’ora di mettermi all’opera…..!

    Antonella

  • 13 ottobre 2007 in 8:55 AM
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    notevole sia il giardino che l’articolo, mi ha colpito ed emozionato, davvero complimenti,ciao e grazie.
    Ps proverò a copiare qualcosa.

  • 16 ottobre 2007 in 9:56 AM
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    Grazie! Lavoro stupendo! Sabato inizio i lavori per il mio futuro giardino. Ho un cane, per cui devo fare la recinzione con la rete. poi devo preparare il terreno per seminare il prato… questi lavori mi sembrano duri e difficili ma grazie al tuo articolo ho capito che con un po’ di buona volontà, un po’ di fatica e tanta fantasia tutto è possibile. Il tuo insegnamento a non demoralizzarsi difronte agli errori è veramente prezioso! Grazie ancora! Patrizia

  • 29 gennaio 2008 in 1:23 PM
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    Salve, grazie al tuo contributo “web” forse riuscirò a convincere mio marito che un giardino si può progettare anche senza essere dei super esperti ma dei buoni appassionati pronti anche a sbagliare!

  • 3 marzo 2008 in 11:13 AM
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    Elisa,in questo bellissimo articolo non c’è solo l’evoluzione del tuo giardino, ma c’è la tua vita con i sogni ,le speranze ,le delusioni, le felici intuizioni ,le realizzazioni , i nipotini e la presenza di uno splendido Mauri che ti accompagna

  • 11 marzo 2008 in 7:42 PM
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    hai la bacchetta magica nascosta tra le mani ,se hai saputo fare tutto questo in cosi poco tempo.ha la naturalezza e l armonia ‘’ casuale’’ che sogno nel mio giardino

  • 19 marzo 2008 in 10:34 PM
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    Mi sono innamorata del tuo giardino
    Assomiglia molto a come vorrei diventasse il mio.Ho stampato le foto e cercherò di prendere spunti.Ho chiesto aiuto al forum.Saluti Grazia

  • 16 aprile 2008 in 9:20 AM
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    Queste foto le ho guardate e ammirate più e più volte… non c’è che dire: è bellissimo! E’ il percorso che vorrei tanto essere capace di compiere anch’io.

  • 20 aprile 2008 in 9:21 PM
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    Non ho parole, uno scoppio di natura che toglie il fiato. Complimenti, hai saputo creare un angolo di paradiso con le tue mani. Il fatto di donare agli altri preziosi consigli ti fa onore. Io cercherò di prendere spunto almeno dal tuo impegno.

  • 26 agosto 2008 in 3:46 PM
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    Ho letto il racconto della realizzazione del tuo “spazio verde” e mi sono depresso. Innanzi tutto i miei più vivi complimenti, ma la mia riflessione è questa com‘è che una completa inesperta come te riesce a realizzare questo meraviglioso angolo di paradiso botanico in totale autonomia quindi senza farsi “spennare” da vivaisti sanguisughe, mentre io nelle tue stesse condizioni di partenza sto litigando ancora e solo con il prato che ogni anno nonostante tutte le amorevoli cure continua ad ammalarsi di funghi ogni anno di specie diversa, Sarà sicuramente la diversità di mq io 300 contro i 75 tuoi ma nn è solo quello e nn capisco cosa sbaglio. Tu attraverso il sito io cercando di farmi dare consigli da vivaisti chiamati come tutor per fare i lavori necessari. Sono alla conclusione che certe capacità sono nascoste dentro ad alcuni di noi mentre altri nn le hanno per cui o le hai o non le hai, tu si io no, me ne farò una ragione ed asfalterò 300 mq di verde che nella mia mente doveva essere un magico posto, ma che nella realtà si è trasformato in fonte di angoscia.
    Complimenti ancora, e speriamo che non sia come la canzone 1 su 1000 ce la fa.
    Angelo
    P.S. : Ma non ti sei proprio mai fatta aiutare da addetti ai lavori?

  • 31 agosto 2008 in 10:30 PM
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    Angelo mi sono fatta delle grasse risate a leggerti!!!
    Per favore, per amore di una passione così sana ed entusiasmante, per amore del Giardino e di una qualità di vita migliore grazie anche al prato che ti darà presto il piacere di sdraiartici sopra per rilassarti sul morbido e sul fresco…ecco, per queste ed altre infinite ragioni: non mollare! e soprattutto NON asfaltare! 😀

    Non sono ricorsa ad addetti ai lavori, ma di consigli ne ho chiesti a volontà, rielaborando poi i suggerimenti e gli spunti avuti sulle mie aspettative, sui miei desideri ed ovviamente sulle mie possibilità sia pratiche che tecniche.

    Per il resto, grazie ancora a tutti, è bello sapere che riuscite a prendere spunto dalla mia personale esperienza, e questa è la mia più autentica aspirazione…in fondo, l’Osservazione acuta e profonda del lavoro altrui è esattamente ciò che è servito anche a me per realizzare il mio giardino, sapete com‘è…a forza di sbagli prima o poi ci si riesce! 😉

    Ciao Ely

  • 15 marzo 2009 in 9:22 AM
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    …meraviglia delle meraviglie!!!!!!!!
    bravissima non ci sono parole…COMPLIMENTI!
    Chissà…forse un giorno ci riuscirò anch’io.
    Besos

  • 16 maggio 2009 in 8:09 AM
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    Bravissima, Ely
    Il tuo giardino è proprio la bella realizzazione di un sogno: è davvero una stupenda stanza all’aperto, che ispira armonia, serenità, intima quiete e raccoglimento.

    Nella storia del giardino mi hanno colpito:

    -la fantasia e la creatività, sostenute sempre dalla riflessione e dal ragionamento (sui rapporti spaziali, le forme, gli abbinamenti di colore…)

    -il rigore dell’impostazione scientifica del lavoro: competenza botanica, e documentazione costante delle azioni, nonché delle emozioni.

    -la pratica manuale (anche questa svolta e documentata con precisione). E’ un aspetto importante della creatività e fa bene all’anima.

    Bisognerebbe che noi tutti seguissimo questo metodo, per vivere più profondamente e intimamente il nostro giardino, per non perdere il contatto con le piante singole e il disegno complessivo.

    Ma davvero ti sei formata prevalentemente sul forum?
    Anch’io ne ho ricavato e ne ricavo stimoli e consigli, particolarmente su letture formative e su questioni teoriche.
    Ma riguardo alle piante e alla botanica il forum mi sembra ancora un mare magnum in cui mi riesce difficile orientarmi.
    Ciao, ciao,
    Lidia-Sally

  • 12 luglio 2009 in 11:40 AM
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    Ciao,ho letto con molto interesse storia del tuo giardino e trovo che avete fatto un lavoro perfetto,creando davvero un angolo di paradiso…ti volevo fare una domanda…che albero è quello presente sulla sfondo della foto con l’aperitivo,quello con la chima ombrelliforme? grazie e complimenti ancora!!!

  • 23 febbraio 2010 in 11:22 PM
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    complimenti, un professionista non avrebbe potuto fare di meglio,
    anzi non lo avrebbe proprio fatto. preciso,dettagliato,tecnico,funzionale,ricercato……….e da non sottovalutare faticoso. ottimo lavoro,complimenti,complimenti, ciao uno che se ne intende.

  • 26 maggio 2010 in 3:41 PM
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    Sono senza parole! un lavoro magnifico! e tutto da sola … ambisco anche io ad avere un giardino tale, compatibilmente con due cani.
    La natura è magnifica e so che tutta la mia fatica sarà ripagata!
    Nel frattempo rubo senza pudore molte delle tue idee e lavoro, lavoro, lavoro ….
    Ciao
    Ila

  • 4 giugno 2010 in 11:29 AM
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    Complimenti davvero …che brava non solo nella pratica del giardinaggio,ma anche ho aprezzato molto il lato poetico e spirituale nel tuo modo delicato di renderci partecipi nella tua creazione. Che bel lavoro!!!Mi hai aiutato nel vedere quali sono i punti decisamente orrendi del mio giardino da reinventare postato su apprendisti giardinieri, perche sono incapace di mettere il post nello spazio giusto, apprezzerei molto il tuo consiglio se vorrai intervenire. Grazie Secondontura

  • 16 settembre 2010 in 2:59 PM
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    Mi sono riconosciuta nel tuo entusiasmo scoperto in questa occasione per il “verde”. Io ho avuto una analoga esperienza sui miei balconi, di dimensioni interessanti ma contenute, sui quali per necessità condominiali, non potevo più appendere le fioriere all’esterno e, da qui, mi sono inventata una meravigliosa siepe di ben 13 allori, altre belle e utili piante aromatiche, un gelsomino e altre che non descrivo, sempre verdi anche in inverno, per non lasciarmi mai, che mi hanno creato una suggestiva barriera verde dentro la quale oltre alla privacy mi godo intime colazioni piacevolmente “soffocata dal mio verde” che mi coccola e mi porta a perdermi osservando la farfallina o l’ape che gironzolano prese un pò di mira dalla mia attentissima gattina! Mentre sul terrazzo dall’altra parte ho fatto realizzare, su mio disegno capito con difficoltà dal falegname, una bella, anche se costosa, fioriera sospesa circondata da uno steccato bianco che decora con immenso gusto e soddisfazione un balcone che in inverno è coperto di bianchi fiori, scelta che ho amato estendere come unica varietà cromatica anche tra gli allori. Fiera di essere copiata dal mio vicino ho impreziosito i miei balconi che fuggono dall’anonimato proponendomi con un delicato biglietto da visita ad ogni affaccio. Forse sembro esagerata ma il mio amore e la mia soddisfazione sono simili ai tuoi. Pensare, studiare a tavolino, realizzare con fatica. osservare e seguire ogni esigenza delle mie piante, con il rispetto di trattare comunque con forme di vita che ricambiano la mia attenzione, è una condizione che mi permette di tuffarmi in una dimensione che mi depura dalle fatiche che il corpo e la mente devono quotidianamente affrontare.

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