L’anno degli ibischi palustri

testo e foto di
Roby Pellegrini

 

Negli ultimi anni ho sempre cercato di pianificare e dare un senso ai miei acquisti legati al giardino. Alla fine della stagione cerco di progettare le compere per l’anno successivo, individuando i vivai più adatti alla situazione, il periodo migliore per acquistare e trovando, in base al mio interesse del momento, un genere o un gruppo di piante che voglio conoscere meglio, studiare e, quindi, provare a coltivare nel mio giardino-collezione.

Il 2011, per me, è stato l’anno degli ibischi palustri.

Dalla natura al giardino

In questo gruppo possiamo includere le note specie nordamericane Hibiscus moscheutos subsp moscheutos, Hibiscus moscheutos subsp palustris, Hibiscus coccineus, il meno conosciuto Hibiscus militaris e i loro numerosi ibridi e selezioni. Sono piante erbacee perenni dotate di fusti eretti, semilegnosi alla base che, in inverno, si seccano completamente.

In natura vivono nelle paludi sottoposte a periodiche inondazioni o lungo le rive dei corsi d’acqua: per questo, soprattutto H. moscheutos
susbp. palustris, può essere coltivato con successo in vasche
e laghetti, fino ad una profondità di 10-15 cm d’acqua. Il terreno
umido, ma non sommerso (o comunque solo 1-2 cm al colletto), viene consigliato invece per gli ibridi del gruppo di moscheutos ‘Southern Belle’ e ‘Disco Belle’, verosimilmente alcuni dei capostipiti dei vari ibischi dai fiori enormi e con i petali sovrapposti che vediamo nei giardini e nei vivai. Questi ibridi, sviluppati in Giappone, non sono nati dall’incrocio fra le specie nordamericane, bensì fra H. moscheutos e H. mutabilis (appartenente alla sezione Venusti), che proprio palustre non è. Tutti, compresi quelli palustri, si adattano bene anche al terreno ordinario da giardino, con l’unica accortezza di fornire abbondanti irrigazioni.

Per il loro utilizzo negli spazi verdi c’è da tenere presente che,
nelle fasi giovanili, queste piante si presentano un po’ come lunghi stecchi
e che la base dei fusti, con l’avanzare della stagione, può anche defogliarsi.

Per ovviare a questo inconveniente estetico si può effettuare una cimatura ad una certa altezza per stimolare la produzione di fusti laterali, oppure si possono piantare diversi esemplari accanto e creare dei cespugli. Piante più vecchie, e alcune cultivar in particolare, possono accestirsi maggiormente.

Per valorizzarli al meglio, è utile inserire alla loro base altre essenze più piccole (magari sempreverdi), utilizzando qualche specie che sia decorativa e in vegetazione anche in inverno, quando questi ibischi perdono la parte aerea e sono in riposo. Fornendo spazio adeguato e frequenti concimazioni si prestano anche alla coltivazione in grandi vasi, prediligendo sempre esposizioni in pieno sole o, al massimo, in penombra luminosa.

Questi ibischi sono tutti rustici: nei testi H. moscheutos/palustris e H. militaris sono dati come Z5, mentre H. coccineus Z7. Per aumentarne la rusticità può essere messo un buono strato di pacciame o, se in vaso, possono essere tenuti più asciutti o riposti in garage o in qualche ricovero.

Per avere un’idea basta pensare che, nelle zone umide di alcune regioni italiane (Lazio, Lombardia, Toscana, Veneto), vive Hibiscus moscheutos subsp. palustris (riportato su molte fonti come H. palustris): sebbene ci siano dei dubbi sul suo indigenato, questa pianta dagli appariscenti fiori rosa sta diventando sempre più rara a causa delle bonifiche e delle alterazioni che gravano su tutti gli ambienti palustri nazionali.

Il fiore di Hibiscus moscheutos subsp. palustris
proveniente da una popolazione toscana

Dal mio punto di vista questi ibischi hanno grandi potenzialità: sono rustici, nascono benissimo da seme, hanno belle fioriture, crescono anche nel terreno “normale” ma danno il meglio in quello umido o direttamente in acqua. Questi fattori ne fanno dei vegetali desiderabili e, infatti, sono diffusissimi fra gli appassionati, tanto da rappresentare le tipiche piante di cui si ricevono i semi/piantine nei primi scambi e quelle che ci fanno provare le prime indelebili emozioni quando sbocciano gli enormi, quanto effimeri, fiori.

Tante cultivar ma senza nome

Osservando la situazione italiana, però, mi sono sempre rammaricato: tutti questi ibischi che circolano fra appassionati non hanno il nome preciso della cultivar (o se l’avevano si è perso per strada fra i vari passaggi/semine) e persino molti vivai rispettabili li propongono con nomi generici che descrivono le caratteristiche del fiore: “bianco grande con occhio rosso”, “rosa increspato nano”, “rosso sfumato”, ecc.

Anche la diatriba di carattere botanico per definire il rango delle due entità Hibiscus moscheutos/Hibiscus palustris, di cui la seconda viene attualmente considerata sottospecie di H. moscheutos, ha complicato ulteriormente le cose. Non da ultimo la facilità con cui certe specie nordamericane della sezione Muenchhusia si ibridano fra loro e la variabilità derivante da semine non controllate finiscono per peggiorare la situazione.

A chi piace avere una macchia di colore nel proprio giardino e non si preoccupa del nome va benissimo anche così. Per chi, invece, è fissato sulla nomenclatura e vuole quella precisa specie perché gli fa immaginare il luogo naturale in cui vive o, ancora, vuole quella cultivar perché gli evoca il personaggio a cui è dedicata o le tribolazioni che l’ibridatore ha passato per ottenerla, queste piante “a sorpresa” perdono un po’ di significato (con tutto il grande rispetto che ci vuole sempre per un essere vivente).

Girando nel web mi sono reso conto che, soprattutto in America, esistono decine di cultivar di questi ibischi erbacei e, allo stesso tempo, anche le specie botaniche originarie di zone umide o paludose sono molte di più rispetto
a quelle ampiamente conosciute e citate. Allora ho deciso di darmi l’ambizioso
obiettivo, a livello personale, di capirci un po’ di più su questo
grande gruppo e, successivamente, di tentare di recuperare qualcuna di queste
piante e di iniziare a farle conoscere e diffondere fra gli appassionati italiani.

Conoscere gli ibischi palustri

Per prima cosa, per reperire delle informazioni più complete e non frammentarie, mi sono procurato un libro, una delle poche monografie che ho individuato su questo genere: “Hibiscus. Hardy and Tropical Plants for the Garden” di B. Perry Lawton, edito da Timber Press. Il testo merita, ma è molto sintetico e non ha soddisfatto a pieno tutte le mie aspettative. Quindi ho integrato con le informazioni trovate qua e là in altri testi generici e con quelle presenti nei siti web, creando una sorta di elenco con le specie da ricercare.

Il passo successivo è stato quello di acquisire le piante e di cominciare
a coltivarle. Per reperire le specie botaniche ho scelto di partire dai semi: permettono di seguire tutto il ciclo vitale della pianta, costano relativamente poco ma possono avere il lato negativo (sempre per chi vuole avere piante con
identità sicura) della variabilità e della possibilità
di ibridazione. Per questo dobbiamo affidarci a ditte sementiere serie e sperare
nella loro buona fede (incrociando le dita fino all’arrivo del primo fiore che, tante volte, non basta ad escludere possibili ibridazioni poco evidenti). Per identificare le specie di questo gruppo, infatti, è necessario prendere in esame anche la morfologia e le caratteristiche delle foglie e dei semi poiché i fiori (escludendo H. coccineus, in cui sono ben diversi dagli altri) possono avere colorazioni variabili anche all’interno della stessa popolazione.

Le specie che ho provveduto a seminare sono state: Hibiscus dasycalyx, Hibiscus lasiocarpos, Hibiscus militaris (= H. laevis), Hibiscus moscheutos subsp. moscheutos. Oltre a queste possiamo inserire nell’insieme delle specie con ecologia simile anche H. aculeatus, H. grandiflorus, H. cisplatinus e H. diversifolius (le ultime due sono meno rustiche rispetto alle precedenti).

Fra i vivai italiani specializzati un notevole assortimento di ibischi da terreno umido si può trovare dal vivaio ‘Tropicamente’,di Lucia Barabino.


Alcune varietà

Oltre alle semine, ho deciso di acquistare anche alcune piante adulte, rivolgermi ai pochi vivai europei specializzati e scegliendo cultivar o selezioni che avessero delle caratteristiche particolari o fossero ancora poco conosciute e apprezzate in Italia. Fra queste ho voluto assolutamente Hibiscus coccineus ‘Alba’ (citato anche come H. coccineus var. alba), la forma a fiore bianco dell’Ibisco coccineo. Da quello che si legge nel web dovrebbe essere una variazione trovata in natura, ma sono in circolazione anche altre selezioni sempre a fiore bianco, probabilmente rinvenute in altre località o selezionate a partire dalla ‘Alba’, come ‘Swamp Angel’ e ‘Summer Snow’.

Questa pianta non è ancora molto diffusa nel nostro Paese, ed è un vero peccato, ma l’ho vista in vendita in qualche fiera del settore proposta da vivaisti francesi e nel catalogo del vivaio ‘Lilium Aquae’, di Alice Galante. Le foglie e i fusti sono completamente verde chiaro e non presentano nessuna traccia di pigmenti rossi, come avviene invece nella forma tipica.

Boccioli e fiore di Hibiscus coccineus ‘Alba’

 

I fiori sono stati impollinati e, ben presto, i frutti si sono ingrossati fino a giungere alla maturazione

A sinistra la capsula matura lascia intravedere i semi all’interno, a destra la fioritura dell’Hibiscus coccineus ‘Alba’

 

Questa forma può essere moltiplicata mediante semina (evitando sempre possibili incroci spontanei con altri ibischi vicini) e la mancanza di pigmento rosso si nota subito fin dalle prime foglie. Ho ottenuto moltissimi semi da impollinazione sicura e ho deciso di diffonderli fra gli appassionati. Una parte li ho donati per l’Index Seminum 2012 dell’Associazione A.Di.P.A., mentre altri mi sono stati richiesti da alcuni amici vivaisti di piante acquatiche. Spero che questa pianta, così decorativa e facile da coltivare, si diffonda nei giardini al pari della classica forma a fiore rosso.

Hibiscus ‘Fantasia’ è uno degli ibridi ottenuti e registrati
dai fratelli americani Fleming del Nebraska. Deriva dall’ibridazione di H. moscheutos e H. coccineus e si contraddistingue per avere un portamento rotondeggiate e un’altezza non superiore al metro; le foglie sono verdi e lobate come quelle degli aceri, mentre i fiori (del diametro di 20-22 cm) hanno petali increspati rosa con centro rosso. Può sembrare non è molto diverso da uno dei tanti ibischi che si possono vedere nei giardini ma almeno è una cultivar registrata con determinate caratteristiche e con una storia alle spalle. Chiaramente le cultivar, se non protette da brevetto, possono essere moltiplicate esclusivamente per via agamica tramite divisione o talee erbacee.

Bocciolo e fiori di Hibiscus ‘Fantasia’

 

Fra le gradite sorprese estive c’è stata anche la fioritura di Hibiscus ‘Moy Grande’: questo ibisco, creato da Ying Doon Moy del Giardino Botanico di San Antonio, è il risultato dell’ibridazione di Hibiscus moscheutos eHibiscus grandiflorus. Le foglie ricordano quelle di H. moscheutos e il loro colore risalta molto con quello dei fiori. L’aspetto più interessante di questa pianta, che può superare i 2 metri d’altezza, sono i fiori, che arrivano a 30 cm di diametro e che vengono considerati i più grandi fra tutti gli ibischi erbacei. E’ completamente rustico (viene dato come testato per -15 °C) e gradisce terreno ricco ed umido.

Fiore e bocciolo di ‘Moy Grande’

 

Nel gruppo degli ibischi ibridi i fiori sono solitamente grandi, hanno petali larghi, ondulati e che si sovrappongono; in questo ibrido, invece, i petali rimangono ben distanziati fra loro e il fiore ricorda quello delle specie selvatiche. E’ stato questo il fattore principale che mi ha convinto ad acquistare questa cultivar.

I petali di ‘Moy grande’ rimangono ben distanziati.

A destra si può vedere il confronto fra la grandezza del fiore e una mano.


Non solo fiori…

Nel 2007, proprio sul forum della Compagnia del Giardinaggio, un utente chiedeva informazioni su un ibisco ibrido dalle stupende foglie porpora, ‘Kopper King’, constatando la difficoltà di reperire questa pianta al di fuori degli Usa o dell’Inghilterra. Da quel topic sono passati circa sei anni e oggi gli ibridi dei Fleming si trovano più facilmente anche nei vivai autorizzati dell’Europa mediterranea. Mi piaceva l’idea di poter coltivare un ibisco non solo per la fioritura, ma soprattutto per le foglie. Allo stesso modo volevo verificare personalmente se i colori e le sfumature del fogliame erano davvero così appariscenti come sembravano nelle foto.

Per questo ho reperito anche due ibridi dalle foglie colorate.

Hibiscus ‘Kopper King’ è l’ibrido che ha condizionato maggiormente (e continuerà a farlo) il mondo degli ibridatori di questa tipologia di ibischi rustici. Quello che colpisce di questa pianta è la sua storia che racchiude, più di ogni altra cosa, la passione, la perseveranza e la pazienza che ci può essere in chi coltiva piante seriamente.

‘Kopper King’ è il risultato del programma di ibridazione svolto dai fratelli Fleming per oltre 40 anni: deriva dall’incrocio (e dal successivo inbreeding per ben 3 generazioni) di Hibiscus ‘Dahliatown Orchid`(una cultivar di H. moscheutos) e di Hibiscus ‘Jazzmen’ (ibrido derivato da H. coccineus, H. moscheutos e H. militaris).

La prima pianta è fiorita nel 1987 e da lì è stata testata e moltiplicata agamicamente fino al 1997, anno della sua registrazione e del suo brevetto. I fiori sono grandi (fino a 30 cm di diametro) e presentano un “occhio” rosso alla base dei petali, che sono bianco-rosei e dotati di venature rossastre. La parte che spicca di più sono le foglie, rosso scure e con la lamina palmata e seghettata simile a quella degli aceri. Il colore aumenta in base all’irraggiamento solare e all’umidità e il contrasto con i bocci (che rimangono verdi) è davvero incredibile.

Questo ibrido, che arriva all’altezza di circa 1,20 m, è completamente rustico (Z4) e si coltiva tranquillamente in terreni anche non troppo umidi.

Le foglie e il fiore gigante di ‘Kopper King’

Un altro ibisco dalle foglie rosse è Hibiscus ‘Summer Storm’, derivato proprio dall’incrocio fra ‘Kopper King’e ‘Fireball’ (un altro ibisco dalle foglie rossastre molto interessante). Questo ibrido, ottenuto dai Walters Gardens e brevettato nel 2008, ha foglie color porpora (più scure rispetto a ‘Kopper King’) e fiori simili al precedente ma più rosati e con le venature rosse ben marcate.

A sinistra il fiore Hibiscus ‘Summer Storm’ e a destra il contrasto tra i bocci e il fogliame.

Le potenzialità paesaggistiche di questi ibischi da foglia sono davvero
alte e potrebbero prestarsi con successo a numerosi accostamenti. Dobbiamo ricordare che gli ibischi dei Fleming, ma anche Hibiscus ‘Summer Storm’, sono coperti da brevetto e non possono essere moltiplicati e commercializzati senza le dovute autorizzazioni.

Dopo l’estate del 2011 ho continuato a raccogliere informazioni sugli ibischi coltivabili nel giardino acquatico, acquisendo nuove piante ed effettuando
ulteriori semine. Spero con queste piccole azioni divulgative di poter contribuire
alla diffusione e alla conoscenza di questo gruppo di Hibiscus, facendo riflettere sull’importanza di mantenere e moltiplicare in purezza le varie cultivar (discorso valido per tutte le piante ornamentali) e, ancora di più, le specie botaniche. Allo stesso tempo mi auspico che iniziative di questo tipo possano stimolare anche i professionisti del settore, in quel gioco fra domanda ed offerta che è alla base del commercio: le richieste insolite da parte di coltivatori più esigenti possono spingere i vivaisti a proporre qualcosa di diverso ma altrettanto performante e facile da coltivare/moltiplicare.


Gli ibischi erbacei rustici in breve

Erbacee perenni, altezza 50-200 cm, fusti decidui in inverno che si sviluppano da una base legnosa, rustiche (Z4 –Z7), fiori grandi di breve durata in estate, i colori variano dal bianco, rosa, rosso, giallo (solo in certe specie), bicolori, con presenza o meno di occhio rosso alla base dei petali.

Come si coltivano

In giardino: prediligono terreni ricchi e freschi,
abbondanti irrigazioni (soprattutto nel periodo estivo) e buone fertilizzazioni.
Esposizione in pieno sole. Alla fine dell’autunno gli steli secchi possono
essere tagliati a qualche cm dalla base. Non sono sottoposti a particolari patologie.

In vaso: possono essere coltivati con successo in
vasi di adeguate dimensioni. In estate può essere utile posizionare dei
sottovasi sempre pieni d’acqua.

In vasche e laghetti: Hibiscus coccineus e H. coccineus ‘Alba’, H. lasiocarpus, H. militaris, H. moscheutos subsp. moscheutos (specie), H. moscheutos subsp. palustris possono essere coltivati nel giardino acquatico, sulle rive o immergendo i vasi in 5-10 cm di acqua all’altezza del colletto.

Gli ibridi ‘Southern Belle’ e ’Disco Belle’ (e tutti i tipi con fiori molto grandi e dai petali sovrapposti) prediligono il terreno umido delle rive ma non la sommersione in acqua.

Come si moltiplicano

Semina: I semi hanno una dimensione di circa 5 mm, germinano facilmente e vanno interrati ad una profondità pari alle dimensioni del seme stesso. Va utilizzato un substrato generico da semina mantenuto moderatamente umido, utilizzando vasetti o altri contenitori idonei. La semina può avvenire all’aperto nel mese di aprile (o fine marzo) e può essere anticipata di un paio di mesi in ambiente protetto (garantendo una temperatura del terreno di almeno 20 °C e una buona illuminazione per la crescita delle plantule). Quando le giovani piante hanno raggiunto n’ l’altezza di almeno 5-7 cm possono essere ripicchettate in vasi più grandi, piantate in piena terra o trasferite gradualmente in laghetto (per le specie palustri che gradiscono la sommersione in acqua). Se coltivate bene possono fiorire nello stesso anno della semina (in media fioriscono l’anno successivo alla semina).

Talee erbacee all’inizio dell’estate o divisione dei cespi in primavera (questi metodi sono gli unici
che vanno utilizzati per moltiplicare gli ibridi e le cultivar).

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