La messa a dimora di graminacee ed erbacee perenni

di Bee, foto di fucofico

Secondo un vecchio modo di dire Apesco, per quanto una pianta sia robusta e proveniente da un vivaio affidabile non ha speranze di sopravvivenza se la s’impianta a testa in giù, e perciò eccoci al vivaio Strano ma Verde dove Enrico Carlon ci spiegherà in dettaglio come mettere a dimora nel modo migliore le nostre graminacee ed erbacee perenni, mentre la vostra fedele corrispondente prenderà scrupolosamente nota di tutto:

La prima cosa da fare è esaminare il tipo di terra con cui abbiamo a che fare; quella di Enrico è super organica (c’erano gli scarti della segheria di famiglia), molto grassa, e può non essere adatta per tutte le piante:

Una terra perfetta per la maggior parte delle piante invece è come questa, cioé simile a quella di Enrico ma con molto meno compost:

Nella pianura padana di solito la terra è più argillosa: se dovesse esserlo troppo occorre ammendare il terreno aggiungendo sabbia silicea come quella del Po (quindi *non* sabbia calcarea, tipo quella del Brenta) o ghiaia fine, torba bionda e concime organico.

Per capire la differenza tra la sabbia silicea e quella calcarea si può mettere la sabbia nell’acqua e poi misurarne il pH, o più semplicemente si può controllare se quando si mescolano sabbia ed acqua si ottiene una schiuma biancastra (sabbia calcarea) oppure no.

A proposito del concime organico Enrico sconsiglia di usare il compost delle discariche perché non è maturo (quello maturo è secco, quasi polveroso, non restano le mani sporche quando lo si tocca, e non ha quasi odore), è troppo fresco e brucia le piante, e inoltre non è sterilizzato e quindi può contenere semi, larve di maggiolino ed altre amenità.

Gli attrezzi che servono per il lavoro sono un badile:

(ciascuno ha il ‘proprio’ badile, quello con cui è più abituato a lavorare, quello di Enrico è un badile normale a cui son state tagliate le ali laterali in modo che la larghezza, una ventina di centimetri, sia di poco maggiore a quella di un vaso normale), eventualmente una paletta per chi non è abituato a far tutto col badile, e un rastrello a denti larghi per ripulire la terra da erbacce ed eventuali sassi grossi, e per spianare:

Innanzitutto iniziamo dalla preparazione del terreno: se si tratta d’impiantare un nuovo giardino l’ideale sarebbe arare, qualora non fosse possibile si può usare un mini escavatore per muovere il terreno; nel caso in cui la terra sia molto impaccata perché son stati fatti dei lavori edili la cosa migliore sarebbe affondare la pala del mini escavatore per 30 – 40 centimetri, muoverla in modo da rompere la crosta e poi estrarla senza portar su i detriti, comodi per il drenaggio, e la terra sottostante, meno fertile.

Se invece il giardino è già in uso si inizia col ripulire la zona del nuovo impianto dalle erbacce togliendo le più grosse a mano:

poi si passa col badile in modo da scalzare le più piccine:

e infine si ripulisce e si spiana la zona col rastrello:

Per preparare la zona eliminando le erbacce si possono anche usare pallets, pezzi di legno, cartone. Se si lascia il terreno coperto per qualche settimana le erbacce sottostanti moriranno:

Ed ecco ciò che serve per il nostro lavoro, del concime organico pellettato (ne viene impiegata una badilata per metro quadro da vangare 20 centimetri sotto il livello del terreno se si sta preparando un’aiola, mentre se si stanno interrando delle piante singole in un’aiola già esistente ne viene adoperata una manciata per ogni pianta):

e le ‘pazienti’ che verranno impiegate per la dimostrazione, il Pennisetum Orientalis Karley Rose:

e la Campanula Lactiflora Pritchard’s Variety:

Cominciamo con la graminacea.

La prima cosa da fare è bagnare la pianta *prima* d’interrarla, poi la si dispone, ancora dentro al suo vaso, nel posto che le è destinato, con la giusta distanza dalle altre piante (ad esempio, se si sa che la pianta crescendo diventerà larga un metro, ci si tiene a 50 centimetri dalle altre piante):

Si segna la posizione scelta premendo il vaso nel terreno, lo si toglie e si segna anche col badile e poi si scava la buca affondando il badile per tutta la profondità premendo con il piede:

ogni badilata di terra che si sposta viene frantumata in modo da non avere grumi; se si trovano sassi grossi li si toglie, mentre quelli piccoli sono utili per un miglior drenaggio.

Per affaticare meno la schiena durante lo scavo, Enrico consiglia di appoggiare il manico del badile alla gamba usando il ginocchio per sollevarlo quando è pieno di terra:

Si scava fino alla profondità del vaso una buca, possibilmente quadrata, un po’ più larga del vaso:

Poi si affonda più volte il badile nel fondo della buca in modo da rompere la crosta sottostante:

A questo punto si mette una manciata di letame pellettato sul fondo della buca e poi lo si vanga sotto:

e poi si fa lo stesso con un po’ di torba bionda (con il terreno di Enrico non servirebbe):

Si controlla che da sotto al vaso non escano radici; nel caso in cui ci siano, come qui:

e le si strappa se non sono troppo grosse e con molte radichette capillari. Se s’interra in estate una pianta a cui è stato necessario strappare molte radici occorre poi bagnarla molto. Si acchiappa poi la graminacea per il ‘ciuffo’ e si dà un colpo al vaso per toglierlo:

A questo punto si potrà vedere la quantità di radici che la pianta ha prodotto, in questo caso non sono tante da riempire tutto il vaso:

e quindi non è necessario fare dei piccoli tagli verticali sulle pareti e soprattutto sul fondo; d’altro canto nel caso di graminacee i tagli non sarebbero strettamente necessari neppure se le radici avessero riempito tutto il vaso, dal momento che le graminacee fan morire le vecchie radici e ne producono di nuove (i tagli possono servire invece con arbusti ed erbacee). In ogni caso gli eventuali tagli delle radici vanno effettuati solo quando la stagione è fresca, quindi da maggio a settembre andrebbero evitati.

Si dispone la pianta dentro alla buca per controllare che sia alla giusta profondità, in questo caso la buca è troppo profonda:

e quindi si aggiunge terra finché il colletto della pianta viene a trovarsi un po’ più in alto del piano dell’aiola:

Se si desidera pacciamare la pianta in modo da proteggerla dal sole e mantenere fresco il terreno occorre tenerla ad un’altezza di 2-3 centimetri maggiore di questa, la pacciamatura verrà poi messa non sul colletto ma attorno alla zona della pianta. Quando il livello è giusto si toglie la pianta dalla buca e si mette una badilata di torba (metà sul fondo e metà sulla terra di risulta) e due manciate di pellettato, una sul fondo e una di fianco:

Si dispone la pianta, dritta e a favore dell’osservatore (cioé col lato migliore rivolto verso chi guarda) sul fondo della buca e poi la si riempie aggiungendo la terra con una paletta o col badile:

E’ importante che la terra sia ben sbriciolata per una migliore ossigenazione e che sia ben mescolata alla torba e al concime per evitare che il pellettato, che potrebbe dar marciumi, sia a diretto contatto con le radici. Quando la buca è riempita si aggiunge un po’ di pellettato (poco se fa caldo, e in questo caso si dà anche molta più acqua) tutto attorno alla pianta e lo si vanga sotto, in questo modo la pianta ha nutrimento e l’acqua può penetrare per bene attorno a lei:

A questo punto si solleva il ‘ciuffo’ e si spiana la terra con le mani liberando il colletto e lasciando un velo di terra sopra la zolla iniziale in modo da proteggerla dal sole; il livello del terreno deve rimanere un po’ più alto nella zona in cui s’è scavata la buca in modo da riportarsi al livello iniziale quando cala in seguito alle irrigazioni.

Dopo aver completato l’interro si bagna abbondantemente la pianta. Non si lascia la ‘ciambella’ di terra attorno alla pianta perché in inverno potrebbe riempirsi di acqua e di ghiaccio e questo non va bene per la sua salute.

Se si è tenuta la pianta un po’ più alta del livello dell’aiola in modo da poterla pacciamare, a questo punto si può spargere il materiale prescelto, evitando di metterlo sul colletto. Tra i materiali per una buona pacciamatura Enrico consiglia la paglia, ottima per un giardino ‘naturale’; il trinciato di rami e foglie (per esempio di faggio e di quercia) per un giardino un po’ più formale; oppure la corteccia finissima (mulch), cioé il terriccio di corteccia (si può farlo usando il trituratore); o, infine, la ghiaia di colori e granulometrie a piacere. Sconsiglia invece di disporre il telo sotto alla pacciamatura perché potrebbe causare marciumi.

La procedura d’interro delle erbacee perenni è analoga a quella delle graminacee.

Anche in questo caso si bagna la pianta, la si posiziona al suo posto e lo si marca premendo il vaso sul terreno:

e poi si scava la buca e la si prepara con pellettato e torba.

Qualora la pianta si rifiutasse ostinatamente di lasciarsi svasare si schiaccia il vaso ai lati:

poi lo si rovescia, trattenendo il pane di terra con una mano, e si batte leggermente il bordo del vaso su qualcosa che sia più alto della pianta, in questo caso il bordo del secchio:

Se le radici hanno riempito il vaso, come in questo caso, si fanno dei piccoli tagli sul fondo:

e vicino al colletto, sempre senza togliere i pezzi di radici strappate:

I tagli vicino al colletto sono particolarmente utili nel caso in cui si stiano interrando, anzichè delle erbacee, degli arbusti che in quella zona facciano radici grosse e legnose che possono ‘strozzare’ la pianta (per esempio lonicere, rampicanti vigorosi, abelie, spiree).

A questo punto si controlla il livello della pianta con gli stessi criteri esposti per le graminacee (cioé il colletto dev’essere qualche centimetro più alto del livello del terreno, 2 o 3 centimetri in più nel caso si voglia poi pacciamare):

Si aggiunge pellettato e torba, si dispone la pianta nella buca col lato migliore rivolto verso l’osservatore, si aggiunge la terra, la si schiaccia con le mani attorno alla pianta:

si copre la zolla sfumando leggermente e compattando, in modo che la pianta rimanga un po’ più alta del terreno, evitando così possibili ristagni e marciumi, e infine si bagna abbondantemente.

E dopo aver completato il lavoro, resta ancora il tempo per ammirare lo spettacolo offerto dalle graminacee di Enrico nel sole del tramonto:

Buon lavoro e buon giardino a noi tutti!


Riferimenti

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