La casa di Martina, cronistoria di uno stagno

testo e foto di Gabriella.C

 

Vorrei condividere con voi l’esperienza del mio stagno, provare a raccontarvi con quale spirito era stato concepito all’inizio e cosa rappresenta ora.

Tutto è nato grazie ad una ‘Festa Oasi WWF Maggio 2007’ presso il ‘Centro la Bora’ di San Giovanni in Persiceto (BO) dove sono allestite alcune vasche per il recupero di specie autoctone e non di tartarughe acquatiche.

Quella domenica, io e mio marito, abbiamo conosciuto un tecnico del Centro, una giovane donna energica che mette grande passione nel proprio lavoro, che investe una gran parte del suo tempo libero nella salvaguardia di flora e fauna della nostra regione.

Quel giorno ci mostrò, fra le altre cose, le vasche in cui riproducevano piante acquatiche e rispose alle molte domande su come creare nel mio giardino uno stagno il più possibile ‘naturale’; ci consegnò anche una dispensa in cui era illustrato un semplice esempio di realizzazione e ci diede l’indirizzo del vivaista che aveva realizzato le vasche del Centro e procurato le prime piante.
Io e mio marito, che condividiamo da oltre 10 anni parte della nostra casa con Martina (tartaruga acquatica Graptemys pseudogeographica ‘Kohnii’), quella domenica ci convincemmo che fosse giunto il momento di regalarle una casa all’aperto così che avesse anche la possibilità di andare in letargo, naturalmente con la nostra costante supervisione.

Nei giorni successivi contattai il vivaista che venne per un sopralluogo nel mio giardino, il quale realizzava/realizza gli stagni dei suoi clienti con i teli che si usano in agricoltura e che definiva impermeabili; ci ha mostrato anche un lavoro eseguito in questo modo, ma il suo modo di operare non ci convinceva per niente.
Ci parve quindi opportuno fare delle ricerche in Rete che ci portarono a conoscere un telo che ci sembrò perfetto per quello che volevamo creare: il Pond Liner della Firestone; chiesi quindi un preventivo al vivaista con il Pond Liner invece che con il suo ‘impermeabile”, preventivo che risultò a nostro avviso esagerato.

Ci decidemmo quindi nel tentare di creare il nostro stagno in completa autonomia.

 


Prima fase: la posizione

Vista ravvicinata di una parte di bordo

Abbiamo scelto di posizionarlo in pieno sole e visibile da diversi punti del giardino; scegliemmo l’angolo sud del giardino, a ca. 3 metri di distanza dalla siepe di Eleagnus x Ebbingei.

In base al progetto finale del giardino lo stagno non sarà subito visibile rispetto all’ingresso del giardino, ma si creeranno dei vedo non vedo attraverso l’utilizzo di strutture con piante rampicanti e quinte di siepi di Carpinus betulus topiate; in definitiva quello che desidero ottenere è che lo stagno non si sveli immediatamente quando si entra in giardino, ma che se ne colgano solo alcuni scorci.

Seconda fase: la forma

Abbiamo optato per un invaso, a gradoni concentrici, di metri 5×4 profondo poco più di 1 metro, dimensione che ci avrebbe permesso di utilizzare le piante acquatiche come filtri biologici così da evitare pompe e filtri. La scelta dei gradoni, e non di una pendenza digradante, è stata presa perché la seconda ipotesi avrebbe comportato un aumento considerevole delle dimensioni dello stagno, ed anche per facilitare il posizionamento dei sassi sul fondo che avrebbero poi assolto loro anche la funzione di addolcire la pendenza.

Ecco un paio di disegni di mio marito che mostrano come abbiamo realizzato lo stagno


Il progetto

Terza fase: lo scavo

Avevo cominciato io con la vanga ma, dopo una giornata di lavoro e pochi centimetri di terreno tolti , ho deciso di contattare una ditta che eseguiva quel tipo di lavoro con l’escavatore e, in una mattina, lo scavo è stato fatto, disegnando con la benna ovali concentrici sfalsati verso lo sfondo per ottenere tre terrazze profonde 25, 50 e 110 centimetri.
Lo scavo è poi stato ‘lisciato’ e ripulito a mano da sassi più o meno appuntiti, così come parte della terra estratta dallo scavo (lavoro che ha richiesto diversi giorni) che è stata riutilizzata anche sul fondo dello stagno.

Quarta fase: l’acquisto del geotessile e del telo

Siamo andati presso un rivenditore di materiali per l’edilizia vicino a casa dove abbiamo acquistato del geotessile protettivo da 300g/mq da posizionare tra lo scavo ed il Pond Liner.

Ho contattato il distributore per l’Italia della Firestone che mi ha dato il numero del loro rivenditore di zona del Pond Liner al quale abbiamo ordinato un pezzo unico di metri 7×8 che abbiamo poi ritirato in autonomia; in quel frangente ho visto un altro vivaio e fatto ulteriori domande.

Quinta fase: posizionamento del geotessile e del telo

Abbiamo disposto un doppio strato di geotessile, ricoprendo tutto lo scavo per lo stagno e parte della riva poi, sopra allo stesso, abbiamo posizionato il Pond Liner, cercando di distribuire al meglio le pieghe, sino a circa 50 centimetri oltre la riva.

Sesta fase: l’arredo interno con tufo, sassi e il riempimento d’acqua

A quel punto abbiamo idealmente diviso in due lo stagno: frontalmente sui gradoni profondi centimetri 50 e 25, così come sulla riva, sono stati posizionati ciotoli di marmo bianco di diverse misure; posteriormente invece sono state create due vasche di uguale misura con blocchi in Fior di Tufo e riempite fino all’orlo sempre con la terra di risulta dello scavo minuziosamente ripulita.
In mezzo a queste vasche sono stati lasciati dei sassi bianchi sino alla riva opposta.

Lo stagno è stato riempito con acqua dell’acquedotto, all’inizio si presentava torbida ma in pochi giorni è tornata limpida..

Il tronco estetico, non vi sembra un coccodrillo che si sta per immergere in acqua?


La vita dello stagno, tra insediamenti spontanei e lavoro umano

Durante l’attesa che lo stagno maturasse… mi ero tra le altre cose messa in contatto con il centro Carapax di Grosseto per capire come meglio venire in contro alle esigenze di Martina, parlando anche dei vari pericoli naturali come la grandine e la remota possibilità che potesse comunque non superare il letargo … lo stagno si era popolato di creature… Dytiscus, Notonette, Hydrometre… insetti ed anfibi vi avevano trovato il loro habitat naturale… le piante nate spontaneamente lo stavano colonizzando… i rospi, durante la stagione amorosa, lasciavano lunghe collane gelatinose piene delle loro uova fecondate intorno alla flora spontanea e, per non disturbare la crescita dei girini, lasciavo le alghe verdi che, per le poche piante alte ed il tanto sole, si formavano in abbondanza.

A fine autunno, una volta che il ciclo riproduttivo di tutti gli animali era terminato, ripulii completamente lo stagno dalla flora spontanea ormai in fase di deperimento e nel contempo cominciai a mimetizzare la riva nella parte posteriore (dalla parte delle vasche di tufo) aggiungengo sempre terra, fino a creare un effetto del tutto naturale.

Si arriva così a primavera 2008, anno di inserimento del Ceratophyllum demersum e della Mentha aquatica, lascio comunque sviluppare alcune piante spontanee, assisto all’insediarsi di una nutrita colonia di tritoni crestati, intanto le libellule cominciano a popolare lo stagno insieme alle damigelle e tanti altri insetti di cui non ricordo il nome.
Rospi e raganelle accompagnano le nostre serate e quelle dei vicini (che grazie al cielo se ne rallegrano), intanto io comincio a studiarmi con calma che piante voglio inserire all’interno e all’esterno dello stagno e come posizionarle.
Continuo il mio lavoro sui bordi per renderli invisibili, tengo lo stagno pulito dalle alghe (che tolgo manualmente), curo alcune piante spontanee che sono nate, altre invece le tolgo (radici comprese) e lascio per il resto che la natura faccia il suo corso.

Una farfalla su Lythrum salicaria e libellule in accoppiamento

 

L’inserimento delle piante

Fine Agosto 2009 finalmente inseriamo le piante fuori e dentro allo stagno.
Le piante elofite (palustri), idrofite (natanti) e rizofile (sommerse/ossigenanti), all’interno dello stagno vengono posizionate in base alle loro esigenze, a diverse altezze, alcune nella terra delle vasche in tufo altre direttamente sul fondo (sempre nella terra).
Sul primo gradone, quello meno profondo, Carex elata, Carex riparia, Mentha aquatica, Scirpus lacustris (arrivato da solo), Typha angustifolia (h. mt. 1,20 dalle foglie strettissime uno splendore), Lythrum salicaria, Juncus effusus (arrivato da solo) e Myriophyllum aquaticum.
Nel secondo gradone ho inserito Pontederia cordata e Iris pseudacorus.
Alla massima profondità (poco più di un metro) ho inserito Nymphaea alba.
Fuori (ancora da completare): Parrotia persica, con sotto Hemerocallis, Mentha aquatica e non, Miscanthus sinensis ‘Zebrinus’, Imperata cylindrica ‘Red Baron’, dietro Calamagrostis x acutiflora ‘Overdam’, in basso fragole a fiore rosa e Hemerocallis, lascio alcune spontanee che mi piacciono.
In mezzo ai sassi, sulla riva davanti, continuano a nascere spontanee che all’occorenza taglio e sistemo, un lavoro in divenire ricco di soddisfazioni.

Spontanee in mezzo ai sassi e Typha angustifolia, in assoluto una delle mie piante preferite per lo stagno

 

Manutenzione ordinaria

Il tempo che dedico alla manutenzione dello stagno varia a seconda della stagione, il lavoro più grosso è nel periodo estivo: essendo lo stagno posizionato in pieno sole, scelta ponderata e che consiglierei a tutti in primis per garantire piante acquatiche rigogliose, la conseguenza è che ci sia sviluppo maggiore di alghe verdi filamentose che sono costretta a eliminare a mano, con attrezzi ad hoc,

ma la cosa che mi porta via la maggior parte del tempo è il liberare le larve di libellula (di altri insetti o piccoli tritoni) dalle alghe per rimetterle in acqua.
In termini spicci, ci vogliono un paio di ore alla settimana per fare un lavoro di fino nel periodo estivo, pochi minuti ora.

Vista frontale dello stagno, nella sua interezza

Per quanto riguarda il livello dell’acqua, dato che si tratta di un vero e proprio stagno, quindi sprovvisto di movimento costante, talvolta è necessario aggiungere acqua dell’acquedotto attraverso un tubo di gomma, soprattutto quando venti
troppo forti o l’evaporazione per un caldo eccessivo ne abbassano il livello.

Al contrario, quando le piogge abbondanti lo innalzano, il troppo-pieno è stato realizzato interrando ulteriormente il Pond Liner di qualche millimetro in un punto largo una decina di centimetri sul fronte dello stagno, ove poi con lieve pendenza del terreno e sino ad un caditoio qualche metro vicino, l’acqua viene convogliata a circa metri 5 di distanza; abbiamo in programma di porre una modifica, con lo stesso principio e con un piccolo nuovo caditoio coperto dai piccoli ciotoli bianchi a ridosso del punto dove l’acqua sfiora per troppo pieno, raccorderemo con la stessa pendenza il caditoio esistente con tubo di PVC interrato.
Un lavoro piuttosto semplice che ci permette di mantenere il livello dell’acqua a sfioro rispetto alla riva.

 


Permessi e autorizzazioni

Per quanto riguarda le questioni burocratiche e le autorizzazioni varie, devo dire di essere molto fortunata perchè il mio comune (San Giovanni in Persiceto – BO) è sensibile a queste iniziative e cerca di incentivarle per la salvaguardia della fauna selvatica; nel 2007, quando decidemmo di realizzare lo stagno, c’erano fondi regionali (di quasi Euro 1.000) per chi lo realizzava ad almeno 50 metri di distanza dalla propria abitazione.

La scorsa estate è venuto un tecnico del Comune (a seguito di un’ordinanza del Sindaco) per controllare se nello stagno vi era la presenza di larve di zanzara e… nello stagno l’acqua era priva di larve di zanzare (opera dei vari predatori che si sono naturalmente insediati).
Ho mantenuto i contatti con ‘La Bora’ che fa parte dell’Associazione Centro Agricoltura e Ambiente, di cui il mio Comune è Socio, che cerca in tutti modi di incentivare queste iniziative private.

 


Riflessioni

Giochi di luce sullo stagno

Una delle variabili che fanno desistere dall’inserire all’interno del proprio giardino uno stagno/laghetto ornamentale è l’amara realtà che spesso suggestivi ‘giardini d’acqua’ appena realizzati, in pochi anni appaiono deteriorati assumendo l’aspetto di paludi trascurate, obbligandoti ad un loro smantellamento.

Fortunatamente mi è capitato di vedere esempi di stagni che con il tempo sono migliorati, questo grazie ad una manutenzione fatta con metodo da parte dell’appassionato, oltre che ad una scelta precisa delle piante che sono state inserite all’interno.

Secondo me, un elemento da tenere ben presente è di non sottovalutare la dimensione dell’invaso, più è piccolo più si avranno difficoltà nell’ottenere il giusto equilibrio.

Nel mio stagno la zona più profonda è stata completamente invasa dal Ceratophyllum demersum al punto di non averne più la percezione visiva (l’effetto dall’alto è come di una conifera piantata sul fondo), è proprio vero che a volte le piante sono in grado di modificare visivamente quello che avevamo previsto di realizzare, e nel mio caso è stato un bene, perchè lo stacco di profondità rispetto alle due terrazze precedenti, secondo me era fastidioso.

L’acqua limpida ti permette, stando sulla riva, di vedere bene anche in profondità, senza disturbare gli animali che, sentendosi al sicuro, si muovono con maggiore libertà; quest’ estate di prima mattina, ad esempio, mi è capitato spesso di vedere esemplari di tritoni che si contendevano le collane gelatinose piene di uova di rospi.

Uno stagno ornamentale può arricchire il giardino ed avere allo stesso tempo una funzione di utilità, in quanto rappresenta un habitat di valore ecologico per diversi organismi; e in questo, è racchiuso tutto il senso del mio appassionante progetto.

 


Galleria fotografica


Riferimenti

 

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