Fiori e paesaggi nell'arte di Hayao Miyazaki
di LidiaQuello di Hayao Miyazaki è un nome che potrebbe risultare familiare anche a chi considera gli anime giapponesi un prodotto di basso livello artistico, destinato unicamente ad un pubblico infantile.
La sua fama come ideatore di cartoni animati ha infatti ormai raggiunto dimensioni planetarie, ed è stata consacrata dal conseguimento dell'Orso d'Oro di Berlino nel 2002 (ex aequo con "Bloody Sunday") e del premio Oscar nel 2003 (premio rifiutato in segno di protesta contro la guerra in Iraq), entrambi ottenuti per il suo capolavoro "La città incantata".
È importante segnalare che è la prima volta che l’Orso d'Oro viene assegnato ad un lungometraggio animato, e che la giuria di Berlino è notoriamente schizzinosa e di manica stretta.
Miyazaki è chiaramente un amante della natura, che non si limita a descrivere passivamente, ma che interpreta con la fantasia e la creatività di un moderno pittore paesaggista, non diversamente da come possono averlo fatto in tempi passati Salvator Rosa, Nicolas Poussin e Claude Lorrain. In ognuno dei suoi cartoni animati infatti elabora o rielabora dei differenti concetti di paesistica, riuscendo a cogliere con attenzione e sensibilità le atmosfere dei libri da cui sono tratti, o nel caso di opere originali, creando con meticolosità ed uno spirito degno del miglior "Capability" Brown, dei paesaggi compiutamente immersi nei mondi descritti dal cartone, ottenendo una verosimiglianza ed un realismo che riescono a far calare lo spettatore all’interno del mondo immaginario con rapidità ed immediatezza, al fine di ottenere quella che Tolkien chiamava "sospensione dell'incredulità".
Miyazaki è senza dubbio il più europeo dei disegnatori giapponesi. Il suo tratto semplice e pulito reca infatti delle ben visibili ed inconfondibili tracce di grandi maestri dell'illustrazione europea e americana di inizio Novecento, come John Bauer, Winsor Mccay, Ian Bilibin, ed in generale di tutti gli illustratori che affondano il loro tratto nello stile Liberty, come Dulac, Rackham o Parrish.
Degli esempi del suo interesse per l'arte occidentale sono la sigla di testa di "Nausicäa" e il quadro in "Kiki" , autentici omaggi a Marc Chagall. Ma l'illustratore con il quale lo scambio di idee e suggestioni è più fitto è senza dubbio Jean Giraud, in arte Moebius (avete presente "Arzach" ?) , praticamente coetaneo di Miyazaki, con il quale strinse una forte amicizia ed un sodalizio artistico che dura ancor oggi. L'influenza tra Moebius e Miyazaki è certamente reciproca, ed è specialmente visibile nella costumistica di "Nausicäa", che sembra presa di peso dai bozzetti della prima versione, mai realizzata, di "Dune" commissionati a Moebius da Alejandro Jodorowski.
Miyazaki ha sempre detto di amare molto l'Europa, ed in particolare l'Italia e la Francia, che da sempre distribuisce i suoi lungometraggi in Europa. Ed è sicuramente anche per questo motivo che i suoi cartoni animati sono molto amati e conosciuti anche in Occidente. Inoltre molti dei suoi lavori sono tratti da romanzi occidentali ("Heidi", "Anna dai capelli rossi", "Dagli Appennini alle Ande", "Conan, ragazzo del futuro"), ed anche questa scelta ha sicuramente contribuito a renderlo particolarmente gradevole agli occhi degli europei.
La sua meticolosità nel riprodurre fedelmente ambientazioni paesistiche ed architetture lo vedeva viaggiare per il mondo per fare degli schizzi e delle fotografie dei luoghi che sarebbero poi comparsi nei suoi cartoni. Per “Heidi” andò in Svizzera, per “Dagli Appennini alle Ande” andò in Argentina e venne anche in Italia (di cui sostiene di essersi follemente innamorato), e per “Anna dai capelli rossi” andò in Canada.
In tutte le opere di Miyazaki è sempre presente e marcatamente visibile un’attenta osservazione della natura, che viene riprodotta fedelmente, in maniera quasi lenticolare, pur mantenendo un tratto semplice e non iper-realista. I paesaggi alpini di “Heidi” sono un ricordo impresso nelle menti di tutti per la freschezza e la pulizia dei colori e la purezza del disegno.
In “Heidi” Miyazaki è in grado di far percepire la genuinità e la semplicità della protagonista attraverso un disegno altrettanto immediato e sincero, seppur con qualche indulgenza verso il fumettistico e l’infantile, anche se il prodotto era chiaramente rivolto al mercato europeo e ai bambini.
“Heidi” fu l’inizio della fama internazionale per Miyazaki, che – ancora in collaborazione con Isao Takahata – realizzò “Anna dai capelli rossi”. In questo anime il segno di Miyazaki matura notevolmente, accordandosi così con l’ambientazione del romanzo da cui è tratto, che si svolge nella Nuova Scozia. I paesaggi sono stavolta caldi e raccolti, descritti con una freschezza e una precisione che ricordano talune opere di Giuseppe Abbati o di Odoardo Borrani, e non si può che rimanere ammirati da come questo grande artista moderno riesca a rendere in maniera così apparentemente semplice atmosfere e suggestioni ricche e complesse.
Sebbene il tratto di Miyazaki rimanga tecnicamente immutato (caratteristica tipica del suo modo di disegnare, che si è poco o nulla modificato per molti anni, per rarefarsi ed assottigliarsi solo negli anni più vicini a noi) anche qui notiamo come colori e i tratti del paesaggio si accordino all’esuberante fantasia della protagonista. Una delle caratteristiche di “Anna dai capelli rossi” è il color mattone delle strade di campagna e il verde cangiante dei boschi.
Molti sono gli elementi paesaggistici che si ripetono durante lo svolgimento del cartone, al punto da diventare familiari allo spettatore. Forse il più famoso è il “Bianco viale delle Delizie”, un doppio filare di alberi di melo piantati ai lati di una strada, che congiungono in alto i rami, dimodoché durante la fioritura si ha l’impressione di percorrere un tunnel di fiori. I meli ai lati delle strade sono piuttosto caratteristici della zona della costa orientale americana, ed ebbero grande diffusione durante il periodo georgiano in città come Philadelphia.
Un'altra presenza importante è il “Re delle Nevi” (pessima traduzione italiana per una decisamente più credibile “Regina delle Nevi”), un maestoso ciliegio davanti alla finestra di Anna. L’amore giapponese per i fiori del ciliegio traspare nella cura che viene dedicata a questo fiore ogni volta che compare. Numerosi sono infatti i ciliegi piangenti (Prunus x subhirtella ‘Pendula’) che chinano i loro rami sulla superficie del “Lago dalle acque splendenti” o di altri specchi d’acqua che spesso compaiono nel cartoon. Miyazaki non si fa sfuggire l’occasione di mettere alla prova le sue capacità di colorista durante le “estati indiane”, cioè il periodo autunnale in cui gli aceri arrossano il loro fogliame.
Dopo la realizzazione di “Anna dai capelli rossi”, Miyazaki viene in Italia per prendere appunti per il suo futuro progetto: “Dagli Appennini alle Ande”, tratto dal libro “Cuore”. La ricostruzione di una Genova di inizio Novecento è degna della precisione di un archivista storico, mentre i paesaggi argentini sono aperti e selvaggi, decisamente meno domestici ed “inglesi” che non in “Anna dai capelli rossi”.
Successivamente Miyazaki si dedicherà per un certo periodo ad opere di fantascienza o fantasy, ed è da questo interesse che vede la nascita “Conan, ragazzo del futuro”. Massacrato da un orribile doppiaggio, “Conan” è un cartone animato ambientato in un paesaggio post-atomico, in cui il verde è una cosa preziosa, difeso dalla gente comune contro una fazione di ultra-tecnologici industriali. Prende così corpo quella che sarà l’anima ecologista di Miyazaki, che diverrà un filo conduttore che collegherà molti dei suoi successivi lavori.
Per molti “Conan” è una prova generale per “Nausicäa nella Valle del Vento”, con cui l’Autore abbandona le serie e si dedica interamente ai lungometraggi.
Anche in “Nausicäa” abbiamo a che fare con paesaggi post-atomici e devastazione ecologica. La Valle del Vento invece si configura come una sorta di piccolo Eden, minacciato da una terribile “Jungla Tossica” che si espande e distrugge ogni cosa che incontra, e che è abitata da insetti giganti e strane creature. Le più grandi preziosità artistiche si trovano proprio nell’originalità e nella minuziosità con cui viene descritta la “Jungla Tossica”, un paesaggio fantasy da sogno, seppur mortale.
Il finale riserva sorprese, e veniamo a sapere che la Jungla non sarebbe più velenosa se venisse irrigata con acqua pura, e che sono proprio i maestosi, giganteschi alberi pietrificati che filtrano le acque velenose e le restituiscono pulite e limpide alla base della Jungla, dove l’aria è finalmente respirabile.
La fantascienza continua a farla da padrona in “Laputa, il castello nel cielo”, in cui l’ambientazione diventa quasi americana. Ma i paesaggi dell’isola incontaminata “Laputa” sono ancora edenici, simili a quelli della “Valle del Vento”, tra la fantascienza e il fantasy ma con qualche ricercatezza in più, come edera e muschi che ricoprono vecchi muri (preziosismi che, resi ancora più manierati e classicheggianti, troveremo in “Lupin e il Castello di Cagliostro”) e con più di qualche spunto che rimanda all’Assiria e ai giardini pensili di Babilonia.
Ma l’opera forse più bella e compiuta, di certo la più amata dal pubblico è “Tonari no Totoro” (Il vicino Totoro), purtroppo inspiegabilmente non tradotto in italiano. Tutto il film è un continuum di suggestioni e di magiche atmosfere rurali. La campagna giapponese di un periodo non ben identificato, collocabile tra i ’50 e i ’70 , viene descritta con amore e fedeltà. Totoro è uno spirito benevolo dei boschi, e la presenza di creature magiche assolutamente originali (strane pallottoline nere, spiriti delle case disabitate, un gatto-bus) conferisce al cartoon il sapore di un racconto per bambini che sa incantare ed affascinare anche gli adulti, riportandoli all’ingenuità della loro infanzia.
In questo film troviamo maggiormente esplicitata una delle caratteristiche peculiari di Miyazaki, cioè quella di non idealizzare la campagna, ma di renderla con verosimiglianza, inserendo quindi tutti quegli elementi, come binari ferroviari, strade, tralicci per l'elettricità, che pur non essendo naturali sono ormai definitivamente acquisiti come unitari alla visione del paesaggio.
Come per molti tra i più acclamati successi cinematografici, la trama è poco importante, ma sono proprio le atmosfere pulite e non contaminate, che possono nascere unicamente dall’ingenuità di un bambino, a rendere “Totoro” un indiscutibile capolavoro.
Come in tutte le altre sue opere la simbiosi tra paesaggio e spirito dei personaggi è completa, ma in questo caso si potrebbe dire che è anche "personale". Sembra infatti che in questo film Miyazaki abbia saputo ritrovare la sua propria "Combray" che riesce a rievocare con semplicità e concretezza, senza patetismi od orpelli nostalgici, e che restituisce allo spettatore “oggettivata”, in quel modo istintivo e sapiente di cui Fellini fu maestro, in modo che ognuno, leggendola con il filtro del proprio cuore, ne colga ciò che solo a se stesso è caro e vicino, riportandolo alla sua storia personale, non già facendolo immedesimare in quella di un altro.
E questa, amici miei, è Arte.
Totoro segna il distacco dal genere fantascientifico, che viene abbandonato, ma senza rinunciare ad uno dei temi da sempre preferiti dall’artista: gli aerei e i velivoli che lasciano il pilota a contatto col vento.
Nasce così "Porco Rosso", ancora non tradotto in Italiano, seppur ambientato proprio in Italia "al tempo degli idrovolanti" durante il primo dopoguerra, negli anni del primissimo Fascismo. Pur dichiarando apertamente il periodo e collocazione geografica (Laguna veneta , Istria e Lombardia), la ricostruzione storica di Miyazaki rimane volutamente al di fuori del contesto bellico, lambendolo solo idealmente, facendo così galleggiare il film in un limbo di surrealtà narrativa. La ricostruzione paesaggistica è più simile a quella di "Dagli Appennini alle Ande", e agli occhi di un italiano il litorale appare più tirrenico che non adriatico.
Splendide – ma forse un po' eccessive – le visioni del giardino di Madame Gina, realizzato su un isoletta in mezzo al mare, in stile solo apparentemente mediterraneo ma in sostanza inglese, con bordure elaborate, vasche ed elementi classicheggianti. Tuttavia la precisione del dettaglio e la prospettiva seducente gli attribuiscono l’efficacia di un delicato bozzetto scenografico.
Il successivo "Kiki consegne a domicilio" raffina ulteriormente il tratto, e il desiderio di ricercatezza e di abbondanza viene finalmente compiuto nella soverchia opulenza di fiori e dettagli che è il laboratorio di magie della mamma di Kiki.
Indimenticabili le brevi scene iniziali in cui Miyazaki descrive una porzione di campagna europea vicina al mare (presumibilmente provenzale) con una poesia ed un sentore nostalgico che sembrano impossibili appartenere ad un orientale.
Ma l'opera in cui è senza dubbio più concretamente sviluppata la coscienza ecologista di Miyazaki, è "La Principessa Mononoke", una complessa storia fantasy che si distacca nettamente dalle opere precedenti, di gusto marcatamente europeo, e che rimanda fortemente alle tradizioni e alle leggende giapponesi.
In questo anime i dettagli dei fiori e i particolari raccolti ed intimi, tipici in Miyazaki, sono messi da parte in favore di uno scenario aperto e selvaggio. Per la prima volta in uno dei suoi film, la natura sfugge al controllo degli esseri umani ed è poco o per nulla antropizzata anche nei villaggi sparpagliati tra boschi e pianure, che non si configurano quindi come paradisi all’interno di un mondo ostile (come in “Nausicäa”), ma piuttosto come rifugi o baluardi contro un pericolo costantemente incombente.
Tutto l'anime ruota attorno all’inquietante ed ambigua presenza di un “ grande spirito naturale” che compie delle azioni di volta in volta distruttrici o guaritrici, a seconda che ci si ponga come nemici o come amici. È una chiara metafora della Natura, che può travolgere con furia inarrestabile o essere per l’Uomo nutrimento e salvezza. La Natura, insomma, non è né buona né cattiva, ed è dato solo a noi scegliere se avversarla o no, prendendoci le responsabilità delle nostre azioni. In tal senso si può dire che "La Principessa Mononoke" presenta molti punti di contatto con l’opera del grande paesaggista ed artista francese Gilles Clément.
Se "La Principessa Mononoke" è disegnato in maniera elegante, lo è forse ancora di più "La città incantata", in cui il ritorno allo spirito e alle leggende giapponesi è ormai consolidato. L’opera è un vero e proprio capolavoro, con paesaggi surreali e mozzafiato: nulla a che vedere con i pastrocchi iper-tecnologici a cui ci ha ormai abituato Disney.
L’assottigliamento del tratto, che in Miyazaki è sempre stato piuttosto marcato e deciso, è un po’ sconcertante per chi lo abbia seguito da tempo sin dai suoi primi lavori e ne conosca e riconosca lo stile, ed è sicuramente imputabile alla malattia che lo ha costretto a delegare il lavoro di scomposizione e ad altri designer. A mio personale giudizio la corretta misura stilistica è stata trovata in "Totoro" e in "Kiki" .
La rarefazione del tratto è portata ad un livello ancora maggiore in "Il castello errante di Howl" , in cui i fiori sono comprimari di un decorativismo ormai esagerato. Personalmente ritengo questa sua opera decisamente al di sotto del livello a cui ci aveva abituati.
Quanto tempo è passato dai tempi di “Heidi”! E forse è proprio il desiderio di indulgere in queste ricercatezze, iniziato in “Lupin, il Castello di Cagliostro” e conclamatosi in “Kiki”, che conduce Miyazaki ad un barocchismo più vicino alla Cina che al Giappone, e che in “La Città incantata” lo porta a darci delle spettacolarissime visioni di fiori tipicamente orientali, come camelie, rododendri, ortensie e azalee potate a boule.
Questo breve excursus delle opere di Miyazaki vuole essere non solo un invito a guardare con occhio più attento i suoi cartoni, ma anche a far riflettere una volta di più come i fiori siano più spesso percorsi e suggestioni mentali , immaginate dall’Uomo, più che oggetti reali presenti nei campi e nei giardini.
Nota: le immagini sono state trovate in rete principalmente sul sito Buta Connection. Si fa presente che tutte appartengono a © 1995-2007 Team Ghibli e che vengono proposte qui solo al fine di illustrare meglio quanto scritto nell’articolo.
Riferimenti
- Nausicaa.net
- Studio Ghibli
- Onlineghibli
- Ghibli.jp Sito ufficiale giapponese dello Studio Ghibli. (Sono necessari plugin e ideogrammi per visualizzarlo).
- Studioghibli.net
- Buta Connection



























Salbanello, 17 maggio 2007:
che meraviglia! – Ho scoperto TOTORO una quindicina di anni fa.. forse di più. L’ho visto in giapponese.. ovviamente non ci ho capito un’acca ma mi sono innamorata del personaggo. Miyazaki è un genio. La Città Incantata è un piccolo capolavoro anche per la sceneggiatura e Il castello errante di Howl è pronto nel DVD per essere visto.. Grazie per averci regalato questo bellissimo articolo che approfondisce un aspetto unico di questo disegnatore.
Polarsun, 18 maggio 2007:
non sapevo che esistevano queste cose!! ora qualche film animato lo danno al cinema forse li conoscono solo gli appassionati come te!! li cercherò!!
Angie, 18 maggio 2007:
Grazie Lidia per avere ricordato Hayao Miyazaki e i suoi capolavori!
Credo siano esattamente la semplicità e la genuinità del disegno che hanno fatto innamorare di “Heidi” grandi e piccini !
E come dimenticarsi di “Anna dai capelli rossi” e le sue atmosfere romantiche, country, inglesi, sognanti, di un mondo in totale armonia con la natura…
Avevo letto come questo artista appartenga alla generazione giapponese vicina alla distruzione atomica di Nagasaki ed Hiroshima, e come questo si rifletta nelle sue opere.
Secondo me ci hanno trasmesso qualcosa….
Mi sono ritrovata spesso a desiderare, anzi lo sogno ancora, per esempio, di realizzare un bianco viale delle delizie… oppure soltanto di riuscire a portare gli uccellini di Heidi nel mio giardino !
QueenCo, 18 maggio 2007:
Ho sempre trovato i paesaggi di Miyazaki irreali, nonostante la precisione dei disegni. Mi ha sempre dato una sensazione di ambiente da favola. Nonostante tutto lo considero uno dei più grandi “cantastorie” del periodo attuale. Malauguratamente in occidente l’anime viene considerato un prodotto esclusivo per bambini, cosa che in Giappone non è, essendoci diverse fasce di pubblico/obbiettivo, per ogni storia. L’atteggiamento occidentale ha penalizzato molto la distribuzione dei lungometraggi. Riecheggia ancora la polemica nata per La Principessa Mononoke, praticamente ritirato dai cinema dalla casa di distribuzione, a causa della violenza di alcune scene.
Si può notare nei vari lavori una crescita di stile di disegno e tecnica, con una grande attenzione al sincronismo con la musica, spesso protagonista. Una certa caduta di stile nel Castello errante di Howl, che risulta troppo veloce, al limite della comprensibiltà.
Un’altra cosa che mi ha colpito molto è che pur ispirandosi a dei romanzi, Miyazaki spesso si discosta completamente dal racconto originale, rendendo la storia dell’anime completamente nuova.
I casi più eclatanti sono forse La città incantata, e il Castello errante, ma anche la stessa Nausicäa nella Valle del Vento, la cui storia nell’anime è completamente diversa dal manga, scritto e disegnato dallo stesso Miyazaki.
Rimane uno degli autori più conosciuti in occidente, forse insieme a Katsuhiro Otomo (Akira, Metropolis) e Leiji Matsumoto (Capitano Harlock).
Per chi fosse interessato, i film non doppiati si trovano con i sottotitoli, e la maggior parte dei libri a cui si è ispiarto per i suoi film, vengono pubblicati dalle Edizioni Kappa. Alcuni titoli erano semplicemente introvabili, come The Incredible Tide, da cui è ispirato Conan.
Guardate e leggete! Ne vale la pena! :)
MT, 21 maggio 2007:
Grazie!! Ho visto ieri sera “Laputa”, e oggi trovo questa meraviglia su Miyazaki. Anche in “Laputa” la natura benefica e salvifica è contrapposta al male, all’industria, alla tecnica piegata ai desideri di dominio dell’uomo. E nel giardino anche i robot custodi diventano natura. Un sogno.
EMILIANO, 28 maggio 2007:
Per chi si è perso qualche opera di questo “ARTISTA”.
Se ancora non siete convinti, aggiungo il mio commento di
super-entusiasta per tutto ciò che finora sono riuscito a godermi !
(E appena mi capiteranno sottomano, mi godrò anche i film che
mi mancano).
Paolo Tasini, 1 giugno 2007:
Condivido completamente l’amore per il lavoro di Hayao e faccio i miei complimenti per questo ricco e prezioso articolo.
mario strati, 5 settembre 2007:
eccezionale, bravissimo
saura, 6 settembre 2007:
li ho visti tutti tranne tonari no totoro…uno più bello dell’altro..anche se i miei preferiti sono “la città incantata” e “la principessa mononoke”
francamaruca, 13 settembre 2007:
Non avevo ancora trovato il tempo per leggerlo, e mi rendo conto che se non leggevo, mi sarei persa qualcosa di bello.
Per me che non sono esperta in questi campi, ma che ricordo almeno quelli piu’ lontani (tipo “Anna dai capelli rossi) aver letto il tuo articolo, mi e’ servito a capire che a volte, pur apprezzando, quello che vediamo lo guardiamo con occhi superficiali, senza fare un’ analisi piu’ profonda, che - senza togliere nulla al piacere della visione - la rende ancora piu’ interessante. Grazie Lidia per il tuo bel lavoro
BlueFlower, 18 novembre 2007:
Ho scoperto solo oggi questo sito e mi ha istruita tantissimo! Io adoro le piante e i fiori e i cartoni di Miyazaki mi fanno venire i brividi e ho pianto almeno tre volte! Queste immagini sono stupende, non avevo mai fatto caso ai paesaggi così belli. Vi do ragione su un particolare: Il Castello Errante di Howl (mio cartone preferito in assoluto) ha scarse decorazioni floreali, ma Hayao non ha dimenticato di costellare il cartone con mille paesaggi mozzafiato (anche se privi di fiori). Complimenti per il sito e complimenti ad Hayao per aver fatto delle opere così belle!
Luce, 16 dicembre 2007:
Sono Veramente felice di leggere queste cose, ancora di più nel trovare un utente che ha volutamente inserito questo articolo, non posso far altro che dar ragione…
le opere di Hayao Miyazaki sono sempre ricche di Flora e Fauna, seppur surreali comunicano paradossalmente quel senso naturale, che spesso manca nelle animazioni.
aggiungo che seguendo a ritroso la sua crescita. si trovano maggiori dettagli naturalistici.. che con il tempo… raggiungendo le ultime animazioni con le nuove tecniche grafiche computerizzate (la città incantata e il casello errante di howl) è andata scremando, restando sempre di ottima qualità.
nota personale:
i miei preferiti sono
tonari no totoro
e Porco Rosso
aggiungo in oltre…
un piccolo cortometraggio musicale realizzato da miyazaki che Amo piu di tutti i suoi lungometraggi
“ON YOUR MARK” seppur non sia stra ricco di natura ..è sempre delizioso.
un abbraccio a tutti i neo polliceverde… ben presto lo diventerò anch’io… Spero…..... :D
alex66, 15 maggio 2009:
grande articolo!tavole dai colori fantastici!e dire che quando si guardano ci si concentra piu sulla trama…
riccardo, 14 luglio 2009:
il mio preferito è a pricipessa mononoke seguito dal castello errante di howl…………… nn bisogna dimenticare che in tutti i suoi cartoni c‘è sempre una storia d’amore, nel castello errante di howl la storia d’amore è molto più accentuata inoltre la particolarita della porta che ti fa andare in 4 posti diversi e la trasformazione di shopie a seconda del suoi sentimenti è molto particolare. per questo sono i miei preferiti
Giada, 15 dicembre 2009:
sono capitata oggi per caso su questa pagina, adoro Miyazaki e questo articolo mi è piaciuto molto… bellissimo!
koki, 22 dicembre 2009:
Ciao Giada, ti segnalo il Blog di Lidia http://giardinaggioirregolare.wordpress.com/. Anche a lei piace disegnare, penso ti possa interessare.
Giada, 20 gennaio 2010:
grazie per la segnalazione!