durante le mie scorribande settimanali nei negozi etnici torinesi, ho avuto modo e il piacere di conoscere la bontà sia
organolettica che botanica del Mango Pakistano.
In Italia, da quanto leggo in rete, è da poco che lo si conosce, mentre in alcune nazioni dell’Europa settentrionale come la Germania l’Olanda, l’Inghilterra ecc., si apprezza la prelibatezza di questo meraviglioso frutto già da molti anni.
Più che dell’aspetto organolettico del Mango Pakistano, di molto superiore agli altri manghi importati dal Sud America o dai paesi asiatici (probabilmente per merito di una catena organizzativa che lo fa arrivare sulla tavola dei numerosi estimatori maturo al punto giusto), vorrei parlare dell’aspetto botanico, da me sperimentato con successo in questi ultimi giorni.
Il frutto si presenta più allungato di quello canonico e dal colore giallo pallido uniforme su tutta la sua superficie, rivelando al taglio una profumata succosità ed altrettanta sorprendente colorazione arancio carico che lo caratterizza e lo distingue dalle altre tipologie a noi più famigliari.
Il seme, anch’esso allungato e conforme al suo medesimo frutto, manifesta un’integrità ed un’insolita colorazione avorio chiaro lasciati inalterati dai lunghi e forzati stoccaggi nei frigoriferi, con buona prospettiva ed alta percentuale di germinabilità.
Ultimamente ho affinato una personale tecnica per la germinazione dei semi tropicali lasciandoli per alcuni giorni in una sorta di “Limbo”, avvolti in carta scottex leggermente inumidita da una miscela a base di sostanze rameiche e il tutto in ambiente caldo (28 gradi circa) all’interno di un barattolo di plastica (quello trasparente delle mozzarelle) ben chiuso per evitare l’evaporazione e il conseguente e dannoso abbassamento della temperatura.
Questo semplicissimo espediente permette di monitorare costantemente la germinazione dei preziosi semi, seminando unicamente quelli che si dimostreranno reattivi e vitali, con conseguente risparmio di spazio prezioso altrimenti utilizzato con vasi che solo dopo molto tempo potranno rivelare il triste fallimento della semina.
La scoperta, in questo modo, che la relativa radichetta, (opposta al germoglio che si produrrà secondariamente) nel suo precoce sviluppo tende a seguire la forza di gravità, mi costringe ad un posizionamento verticale del grosso seme e dopo alcuni giorni, egli medesimo, produrrà la sua lunga radice che gli farà guadagnare una dimora all’interno del solito e miracoloso germinatoio autocostruito.
Al ricordo di una recente esperienza fatta qualche settimana prima con un seme di Mango Brasiliano e dal risultato mediocre come si potrà vedere, si sovrappone quest’ultima esperienza del Mango Pakistano caratterizzata da una rapida e precoce crescita di questa piantina manifestata incredibilmente giorno per giorno e che supererà di gran lunga l’altezza della sua maggiore consorella come dalla foto.
Per avvalorare questa affascinante teoria che spero non sia dovuta alla casualità, ho seminato altri due semi di Mango Pakistano, rimanendo felicemente in attesa di conferma e dei prossimi risultati che condividerò come consuetudine con voi.
Antonio

)