Stiamo ristrutturando una piccola azienda agricola, di dodici ettari fra oliveto vigneto frutteto orto bosco e pascolo, con l'aiuto di un agronomo. E' un poggio isolatissimo spazzato dai venti, in bilico fra la Valdichiana e la Valdorcia. Il casale e la terra sono stati abbandonati per venti anni, c’erano solo le stalle dei cavalli e delle mucche chianine, al pascolo libero.
La foto sopra è verso est, la Valdichiana in autunno, quella sotto è verso ovest, la Valdorcia nello scorso inverno. Questo è far capire quanto ogni intervento debba tenere conto degli elementi.
Mio marito e l'agronomo stanno facendo un lavoro serio, e mi si sono tolti dai piedi delegandomi alle cose "da femmina", quelle che non si posso né mangiare né bere, bensì annusare.
Amo le rose, soprattutto le antiche, come molti di voi, e le ramblers più selvagge; poi ho una predilezione per gli ibridi di moschata di Pemberton. Ho già fatto ordini mostruosi.
Con che criterio? Nessuno. Solo le varietà che mi piacciono troppo per non possederle. Però più che fare un roseto vorrei strappare alla selva e al pascolo metri di terra con lunghi borders mix, non leziosi, un giardino naturale alla William Robertson, che non sia staccato dal paesaggio circostante. E senza lo snobismo e il manierismo che una scelta del genere si porta dietro!
Davanti alla facciata ovest, quella sul tramonto, la casa aveva un dosso che chiudeva ogni vista al piano terra, le stalle da trasformare nella cucina, nei salotti e nello studio. Dopo l'attesa di un anno per i permessi, abbiamo iniziato la ristrutturazione e l'abbiamo sbancato.
Detto così, sembra che sia stata una cosa semplice...se Vita Sackwill-West si lamentava dell’argilla del Kent, le avrei voluto presentare il galestro toscano.
Abbiamo tolto una quantità impressionante di terra e roccia per poterci sedere a cena e vedere questo, il sole che va a dormire dietro il Monte Amiata.
Qui vicino, a Chiusi, c'è un grosso vivaio, gli ho chiesto un sopralluogo e un progetto-preventivo, ma sono rimasta insoddisfatta, forse perché sono vivaisti e non veri progettisti. Mi hanno proposto uno dei giardini tutti uguali pensati per i poderi toscani, per capirci viali di cipressi per rendere gentilizie e pretenziose queste dimore coloniche la cui bellezza sta invece nella povertà. Allora ho cominciato a fare da me, a dirigere io i ruspisti, con una paura incredibile ma anche con una esaltazione infantile.
Lo sbancamento ho cercato di armonizzarlo così, con una scala di pietre, rispettando le quote degli alberi e seguendo il disegno dello scoglio, come ho copiato da un vecchio podere del chianti, e mi sembrerebbe il posto naturale per fare una roccaille.
Avevo chiesto il permesso per scavare una cantina, interrata e completamente nascosta alla vista, con i gradini che sarebbero scesi contro il senso della terra, come avevo ammirato a bocca aperta in una scarpatella davanti un altro vecchio podere, ma mi hanno bocciato il progetto. Così accanto alla scala per entrare in casa mi è rimasta una scarpata che mi sembra troppo rigida!
Fra l’altro a ogni pioggia trascina giù la terra, sono due mesi che passo ogni week-end a spalare fango. Devo costruire un murettino di contenimento. Pensavo comunque di fermare il terreno con il thymus repens, come coprisuolo, e sopra ammorbidirlo con arbusti e iris (ho gia fatto anche un ordine da Raziel).
Ho lasciato un'aiuola contro quel muro a sud-ovest, caldo e riparato, per far arrampicare fino alla ringhiera delle sarmentose e delle climbing. Potrei fare una pergola anche qui, non solo ad ovest, e farla scalare da qualche mostro che ho ordinato (Purezza, Paul's Himalayan Musk, per dirne due). Mi piacerebbe molto intrecciarci anche la povera Bignonia, schifata dai giardinieri più sofisticati, anche se la Comtess Sara per me è bellissima, forse troppo delicata per il mio clima. La capreolata è più rustica ma la schifo pure io.
Controcampo: si intravede uno spicchio di pavimento di cotto, un'aia di 4x5, davanti la facciata ovest, per il tavolo da pranzo. Poiché la casa è del '600 e quindi è classificata immobile storico, dobbiamo aspettare i permessi anche per mettere quattro pali di castagno per la pergola. Ma non mi dispiace per niente che il nostro comune sia così severo.
Ho ordinato una quantità esagerata di ramblers, noisettes e climbers, quelle che avanzano le mando a spasso sugli alberi. Non mi so decidere, quando ordino, le voglio tutte, e mi metterei una Treasure Trove abbarbicata alla testiera del letto.
Quei tre cipressini sparuti in fondo dovrebbero essere inglobati in una grande aiuola a fagiolo, morbida, naturale, sinuosa, di circa 40mt e profonda almeno 5, forse con un passaggio centrale forse no, tre piani di altezze, che racchiuda l'angolo nord-ovest del prato. Dovrebbe contenere rose, rose e rose, poi arbusti di tutte le forme disegnate in controluce, davanti erbacee e bulbose. Ho già anche fatto un ordine al vivaio della forestale per gli arbusti più comuni, che elenco con il nome nostrano, rosmarini lavande biancospini maggiociondoli prugnoli salvie officinali caprifogli corbezzoli calicanti escallonie filadelfi ginepri cornioli etc, nonostante non siano rari ognuno ha una sua meraviglia e la sua particolarità da esaltare, come l'evonimo europeo, la berretta da prete, ha un portamento leggero e alto per le siepi miste (ottimo supporto alle clematidi) e un incredibile colore autunnale, le bacche quasi fucsia con l'ombelico scoperto arancione, su rami spogli argentati.
Aspetto la primavera per gli ordini delle erbacee, ho una passione sfrenata per le forme spigate, i delphinium però credo siano poco adatti al terreno, invece dovrebbero crescere bene tutti gli ibridi di althea, e i verbaschi chaixii, bianchi e rosa, fra l'altro quello bombyciferum giallo classico qui nasce spontaneo, col suo vecchio nome di tasso barbasso. Magari riesco ad andare alla prossima Landriana a rimpinzarmi. Anche di salvie, di nepeta (la nepitella spontanea è a profusione, ancora fiorita), e di rudbekie, e di penstemon, e di valeriane; e le gaure?, ci staranno bene? Sono sospettosa su tutte le acidofile, mi metto sempre dalla parte del mio terroir calcareo.
Qui nei greppi sassosi c'è tantissima stachys, detta la stregona, e tantissimi eryngium, la calcatreppola, sono varietà spontanee non meno belle di quelle vendute nei vivai, e mi preparo al saccheggio (mi piacciono tantissimo i nomi contadini e ho sempre paura che vadano perduti...).
Vorrei dividere le piante fra lagnose (non legnose) da mettere vicino casa, da accudire, e piante avventurose, che vorrei abbandonare e che, nel giro di un paio d’anni, dovrebbero diventare autonome, colonizzare, farsi i fatti loro.
Il risultato dello sbancamento è questo piano davanti casa, per giocare a pallone, arrampicarsi sugli alberi e scavare le buche: abbiamo tre figli un cane e quattro gatti, ognuno con le sue esigenze distruttive. Dovrebbe quindi restare un giardino di campagna, ma c’è un problema di spazio: è troppo. Sembra un insopportabile piagnisteo da viziata, ma chi ama i giardini sa cosa intendo. Vorrei riuscire a mantenere lo sguardo aperto e nello stesso tempo renderlo un po’ più –come dire- interior: un po' interno un po' interiore. E qui ci vorrebbero proprio delle idee da landscaper.
Sono intimidita di essermi presentata con questo post monstre, eppure appena sufficiente per spiegarvi la situazione. Non so se sono riuscita a rispettare le regole, in caso contrario me ne scuso.
So che è difficile rispondermi, perché non ci sono domande ma solo il bisogno di uno scambio di pensieri. Ho letto accuratamente moltissimi argomenti, e post dopo post ho imparato a conoscere e stimare molti di voi, che conferiscono questo tocco leggero e profondo alla CdG. Ma anche se non arrivasse nessuna risposta, grazie comunque di cuore a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere fino a QUI.


) si legge un nuovo utente che si presenta in questo modo, e che posto