koki ha scritto:...
In una delle foto è stata mostrata una bella bordura curvilinea costeggiata da un sentiero, che dalla casa accompagna ai garage, separando il prato dalla bordura stessa....
La costante ricerca della situazione ideale dal punto di vista estetico, lascia fuori aspetti pratici legati all'utilità del giardino e che, a mio avviso, servono a legarlo maggiormente con la vita, donando a tutto il progetto un aspetto più quotidiano, più realistico.
Storicamente poi, e più in generale, il paesaggio modificato dall'uomo deve la sua forma prettamente alle scelte utilitaristiche.
Ale, dopo molto tempo e molti tentennamenti riparto da qui. Lo farò parlando liberamente come ad un amico quale ti reputo.
Sarò sincero, questa discussione mi ha molto indisposto. Non tanto per gli argomenti trattati, né per le idee espresse, quanto per l'impossibilità materiale di condurre questo tipo di confronto nel modo in cui si dovrebbe: l'uno di fronte agli altri, a parole. Perché è vero che gli scritti restano, ma in questo tipo di discussione è essenziale il continuo approfondimento, il rimbalzo dei commenti, la precisazione nell'istante in cui è necessaria, non postuma e già buona per la tomba.
Inoltre, bisognerebbe condividere, se non altro, un lessico di base. Altrimenti ci parliamo addosso, come alcuni hanno giustamente notato, ciascuno con i propri schemi di pensiero. Io per primo ho storto il naso, più volte, nel veder usare impropriamente termini cui attribuisco un preciso senso e significato, ed un campo limitato e codificato di utilizzo. Altrettanto immagino possano fare altri. Perciò cercherò di restare terra-terra, tagliando alcuni concetti con la scure, se necessario, nel tentativo di risultare più sintetico ed efficace.
Comincio con una mia impressione. Da che ti conosco, ho sempre più l'idea che tu abbia radicato in te il rifiuto del giardino e del giardinaggio sotto certe forme, perché ad un certo punto le hai individuate come "causa" di comportamenti da te recepiti come "egoistici". Questo, per quanto possa non condividere affatto, è un tuo legittimo sentire; ma allo stesso tempo crea in te un irrimediabile stato di perpetuo preconcetto, facendo sì che nel tuo tentativo di trovare una risposta alle tue necessità "estetiche" attraverso il doveroso filtro dell''etica (anzi, permettimi, di un'etica personale) tu mescoli inopinatamente e con nonchalance elementi sconnessi sia da un punto di vista storico-culturale, che formale, e ideale/di pensiero.
Non che tu sia il solo. Una cosa che mi lascia attonito, ad esempio, già dai tempi di Brave New Garden (che qui cito solo perché questo genere sdi discussioni vi si svolgevano con maggiore diffusione), era la sensazione di sconnessione nella trattazione di argomenti, tra gli aspetti squisitamente attinenti la forma, la composizione, il disegno, e quelli relativi alla fruizione, all'uso, all'utilità. Una sconnessione che, paradossalmente, deriva dalla smania di legare indissolubilmente una forma ad un uso. A ragionare sui cliché, anziché sugli originali. Ad attaccarsi ad un elemento formale, invece che valutarlo nell'insieme della composizione e del contesto.
Ma di questo torniamo a parlare dopo, magari.
Il paradosso del caso specifico che tu citi, è che
quella composizione è nata proprio per rendere
quel giardino utile, fruibile, ed appagante per
quel committente. Che, contestualmente e non per puro caso, ma per padronanza della tecnica (scusate, ma quando ci vuole, ci vuole), sia stato reso esteticamente appagante e stilisticamente coerente, dovrebbe essere un pregio e non un difetto da deprecare, come se questo "togliesse" in qualche modo valore etico. Etica ed estetica non sono vasi comunicanti, non è che si aggiunge all'uno togliendo all'altro. Questo è un pensiero dei più svilenti, antistorici ed anticulturali possano esistere.
Se tu avessi tirato dritto, avresti compiuto un grossolano errore. Nel tentativo di perseguire la tua idealizzazione del paesaggio attraverso un utilitarismo fine a se stesso, avresti paradossalmente reso in-utile uno spazio che, nell'ordine, è: urbano, limitato, chiuso, individuale e personale. Tutti motivi che, fossero anche presenti uno per volta, sarebbero sufficienti a minare l'opportunità di effettuare una scelta nel solco da te tracciato.
NB: da un punto di vista squisitamente concettuale parlare di "paesaggio modificato dall'uomo" è ridondante: "naturalmente" esistono siti, ambienti, territori. Paesaggi e luoghi esistono in virtù dello sguardo che li coglie, con tutto ciò che questo sottende. Quindi un paesaggio non modificato dall'uomo, semplicemente non esiste.