Dritto o curvo?

dopogiardino culturale: libri, pensieri, opinioni, storia e personaggi

Re: Dritto o curvo?

Messaggioda marilina » lunedì 13 febbraio 2012, 12:54

i miei interventi possono essere sconclusionati ma ci tengo ugualmente a farli perchè mi sento campionario dell'uomo comune che ignora tutta la letteratura e l'evoluzione che sta alle spalle della storia del giardinaggio ma ha una sua parte, anche involontaria, nell'ambito di questo.

per quanto ci si arrovelli nel voler cercare l'innovazione nel giardinaggio son del parere che è difficile se non quasi impossibile trovarla quando già tutto è stato scandagliato, provato, sperimentato nel susseguirsi delle varie epoche specialmente negli ultimi secoli. se dagli inglesi è venuta la spinta maggiore non possiamo non cercare di emulare i loro giardini visto che nello spirito italiano, così ben illustrato da Koki nell'esempio Palladiano, è prevalsa più l'agricoltura utilitaristica.

io penso che è un po' come nell'abbigliamento, tutto già si è sperimentato dalla crinolina al nude look, dall'abito con lo strascico alla minigonna, dal pantalone all'hot pants e al fuseaux, ecc. l'abbigliamento viene rivisitato, ripreso, ridisegnato ma sempre quello resta.
così nel giardino, dopo i giardini all'italiana, a quelli francesi, al paesagismo inglese e tutto quello che ne è derivato cosa mai si può trovare quale innovazione?
la non utilità a scopo dell' esaltazione del bello c'è sempre stata. l'utilità nel giardino mi sembra un'incongruenza il giardino, letteralmente quale "Appezzamento di terreno in cui si coltivano fiori e piante ornamentali" in se non è utile se non allo spirito.

che poi il dritto o curvo, solo per dirla come è stata posta ma parlando della questione in essa intrinseca, possa nell'odierno "anche" essere utile per come oggi viviamo la nostra epoca non mi pare che possa portare a qualche innovazione restando il fattore utile o inutile solo soggettivo e legato al singolo giardino e a chi lo vive con le esigenze vere o supposte che questi ha.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda filippo_D » lunedì 13 febbraio 2012, 20:26

koki ha scritto:...Bene, nota che nel parlare di giardino c'hai messo solo le piante. Quel tuo intervento, con tutte le attenuanti generiche, certo, ruota attorno alle piante ...


Ale, lascia perdere i miei interventi. Ora che si è fatta un pò di chiarezza mi rendo conto di essere fra quelli che sono "deragliati" dal discorso originario. Premesso ciò, devo precisare che in quel post non mi riferivo solo alle piante, escludendo la complessità generale del giardino. Erano gli esempi che la mia formazione mi permette di fare, vanno interpretati. Quando metto in contrapposizione la realtà delle piante banali con l'auspicio di composizioni più variegate e "nuove" botanicamente, nella mia testa c'è l'immagine di un giardino "banale" e di uno "interessante".
Dove il giardino "interessante" sarebbe quello contestualizzato, fatto con consapevolezza, che ha radici culturali perchè ha un legame col paesaggio circostante (e qui mi riferisco a quell'idea di paesaggio che stai descrivendo tu).
Io affronto il tema in modo diverso perchè diverso è l'approccio al giardinaggio e soprattutto la formazione in merito: sono un plantsman e collezionista. Mi sono permesso di rallentare il dibattito per chiedere maggiore organicità negli interventi, perchè noi possiamo fare tutta la teoria e la filosofia che vogliamo, ma non serve a niente se questo non va ad incontrare gli aspetti più pratici e concreti del "fare" giardinaggio.
Posto in altri termini: mettiamo che tu vuoi teorizzare sugli aspetti culturali-sociologici-artistici mentre io sperimento nuove piante, faccio ibridazione, affino la tecnica colturale. Se non troviamo un punto d'intesa è perchè io non ho letto i libri di Palladio e non so di che stai parlando. Senza voler essere impertinente, direi che io posso continuare a fare le mie cose anche ignorando le tematiche come questa del topic, mentre tu non puoi ignorare gli aspetti pratici: perchè se il "teorizzare" serve a ottenere nuove forme di espressione del giardinaggio, questo è strettamente legato alla possibilità o meno di applicare una competenza tecnica-pratica per ottenere un qualsivoglia benedetto risultato (perchè ce ne sarà uno, no?).

A riprova di quanto dico:


koki ha scritto:...Questo è il motivo per cui dico che, tornare a utilizzare il nostro territorio, ci permetterà di produrre nuove o altre forme di giardino. (non necessariamente superiori, ma nostre).
Produrre un giardino a fini estetici, adattando la sua forma da un lato al luogo, dall'altro a schemi estetici predefiniti, rischia di non far comprendere il nesso principale che da luogo al giardino o al paesaggio, nei quali le piante c'entrano più avanti, a discordi già iniziati...


Questa mi sembra una bella teoria, ma purtroppo la trovo del tutto "scollata" dalla realtà come dice anche Paolo-Sat.
Prima di tutto perchè l'utilizzo del territorio dipende da troppi fattori direttamente legati all'economia, e si sa che questa è in continuo mutamento, talmente rapido che non sarebbe possibile aggiornarsi costantemente per rendere sempre attuali quelli che di volta in volta sarebbero i nuovi "modelli" di giardino. Per applicare la tua teoria ai tempi che il giardino richiede, ci si rifugia nel tormentone del genius loci perchè, in un senso più ampio, si riconduce sempre e comunque all'idea di lasciarsi ispirare dal paesaggio. E sono totalmente d'accordo sul fatto che in questo contesto teorico e rivolto principalmente al "perchè" di un giardino, le piante sono solo uno strumento, non un "motivo" del giardino stesso.
Ale, lo dico con rammarico: quel "nesso che da luogo al giardino o al paesaggio" come dici tu, se è qualcosa che va anche oltre il genius loci, credo sia un concetto ormai in via d'estinzione, perchè sopraffatto dall'evoluzione (irrefrenabile e sempre più distruttiva) dei sistemi di governo del territorio. Io che vivo la campagna sul serio, perchè oltre a viverci essa mi dà da vivere, sono il primo a sentirmi orfano di quella che considero la madre del mio essere me stesso. Una volta erano frutteti, che potevano cambiare in base all'introduzione di una cultivar o una specie nuova. Ma oggi, se parliamo di cambiamenti, questi riguardano pannelli solari, serre, capannoni, autostrade.

Come può l'idea di giardino rinnovarsi trovando un nesso con tutto ciò?
Certo, ci sono ancora zone in cui i cambiamenti in atto sono più lenti o sono stati poco impattanti, ma chi ci garantisce che domani sarà ancora così?
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda Ughino2 » martedì 14 febbraio 2012, 21:56

A proposito di utilità e resa estetica.
Cosa ne pensate di questi progetti svedesi di grandi serre verticali tipo grattacieli per la produzione di ortaggi? Ne faceva un riferimento anche Repubblica online questa mattina

http://www.youtube.com/watch?v=Gzim4hTG ... re=related
http://www.genitronsviluppo.com/2009/07 ... verticale/

A me incutono un certo timore ma mi affascianno anche moltissimo.
Spero di non andare fuori tema ma mi pare di no
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda Ughino2 » martedì 14 febbraio 2012, 23:17

Scusate, volevo anche segnalare per chi non lo avesse letto, un capitolo del libro che la "nostra" Lidia :wink: ha scritto in cui affronta proprio questo tema, e secondo me in modo molto intelligente (anche se un po' aleatorio!): Contro la pista ciclabile di Siderno.
Io non l'ho ancora finito ma mi sembra che questo nodo utilità/estetica sia sviluppato nell'intero libro

A proposito, a costo di apparire spudorato : complimenti sinceri Lidia! Lettura splendida!! Finalmente ho trovato formulato chiaramente il motivo per cui la cosiddetta bordura inglese mi lascia indifferente e anzi quasi la trovo irritante. E' proprio vero: è solo nel silenzio che possiamo godere della parola. :wink:
Ultima modifica di Ughino2 il martedì 14 febbraio 2012, 23:20, modificato 3 volte in totale.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda tozzo » martedì 14 febbraio 2012, 23:18

Difficilmente si può dimostrare che una "forma - progetto" risponde meglio di tutte le altre possibili "forme - progetti" a una serie di funzioni. Difficilmente si può dimostrare che la forma scelta è quella più "utile" e anche quando si riesce a farlo fissando tutta una serie di "vincoli", basta cambiare un "vincolo" e diventa impossibile la dimostrazione della propria tesi. Certi "vincoli" sono fissi, ma molti sono variabili.
Per collegarmi all'esempio di koki, se tra casa e garage ci fosse stato un dislivello difficilmente percorribile a piedi se il percorso fosse stato rettelineo?
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda koki » mercoledì 15 febbraio 2012, 13:59

Si Ughino, 'Contro la pista ciclabile di Siderno' esprime bene quello che intendo. Eh, io non ho il dono della scrittura come Lidia. Alla fine non riesco bene a dire quello che penso e finisco in pesanti sermoni.

Ciao Filippo, qui si rischia di finire a discuterne in due e andare avanti all'infinito, non so quanto sia ancora produttivo continuare.
Sta di fatto, che se tu puoi continuare bene a fare giardinaggio, mentre io da solo ben poco posso fare, ti direi che questo è già successo, anche con lo stesso giardino all'inglese. Del resto il giardinaggio sta al giardino, come lo sta il progetto, le piante, gli arredi, le strutture in genere. Potrei avere l'idea di un giardino e poi far fare giardinaggio a mio figlio.
Le forme possibili possono essere gli orti, gli orti con giardino, i giardini a prato con giochi per i bambini, gli spazi condominiali, dove ciascuno tiene le sue piante. Le corti delle case di campagna. Lidia Zitara li chiama anche giardini poveri, Emilio Tremolada li ha chiamati un giorno qui sul forum 'giardini ignoranti'. C'è questo esempio di Mimmo Caino. Poi a pensarci c'è questo mio primo, un fosso, quanto di più utile, ma che cercando di vederci una funzione estetica, ho finito per modificarne l'aspetto senza recuperare la sua funzionalità. Anche queste sono le forme alle quali penso, ma non c'è letteratura, non ci sono grossi progetti a raccogliere queste testimonianze. Se ci sono, sono timidi.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda marilina » mercoledì 15 febbraio 2012, 17:41

Ma il giardino di Mimmo Caino non riprende forse gli innumerevoli pseudo giardini (che forse neanche così si possono chiamare) di un sacco di gente, per lo più anziani? non è una nuova mentalità di far giardino ma quella che sempre c'è stata.
a due passi da me vedo case popolari che sono uno spettacolo e mi chiedo se queste persone potessero avere un giardino anzichè l'aiuolina striminzita lungo tutto il muro di cinta che corrisponde alla facciata della casa quanto bello lo farebbero. il giardino della vecchina ottantenne che mi incantò e si stampò nella mia mente, tutto in bianco, diviso in quattro quadrati, tutto speculare, identico, con profumi che stordivano, recintato da mura altissime in centro città che neanche te lo saresti sognato e che appunto come un sogno appariva oltre la soglia del salotto, non era forse opera dell'estro di una donna qualunque?
se ben riflettiamo altri esempi mi vengono in mente e penso anche ad altri.

io non comprendo Koki cosa vai cercando. vuoi darti delle risposte che forse risposta non hanno. mi sembra tu voglia, con onestà e buone intenzioni, quel qualcosa che sta oltre, che va oltre, un motivare il giardino personale nobilitandolo di alti ideali, ed è questo che può lasciare insoddisfatti proprio perchè si tende ad avere aspettative maggiori di ciò che il giardino è nel reale.
se nel fosso lasci che le erbe spontanee crescano curandone minimamente l'andamento, inserendo altre piante che magari stanno 500metri più in là, ovvio che sarà molto gradevole semplicemente perchè vedi piante ordinate e curate anzichè sterpaglie. io mi stizzisco da matti quando vedo centinaia di bellissime calle che crescono proprio ai margini dei fossi e da me faccio i salti mortali giusto per averne un paio.
il vecchietto dove prendo le uova ha uno sterminio di mughetti e giacinti naturalizzati che chissà quanti vorrebbero avere, le viole mammole di non so quale specie assai graziose e non pacchiane quasi nere tanto son vellutate gli crescono tra i sassetti lungo il camminamento di casa sua, ha grandi macchie di bergere fin sulla strada e rose rosse ma discrete e morbide che anche con il freddo di questi giorni erano ancora in fiore. insomma è la passione, l'innato buon gusto che fanno di un qualunque pezzo di terra qualcosa in più. chi estro non ne ha e non ha passione potrà mettere le piante più particolari ma il giardino non sarà mai un giardino, sarà un pezzo di terra coltivato a piante e null'altro.

mio padre, che era assai saggio, non diceva di avere un giardino, nè un orto, nè un frutteto, diceva che aveva una casetta in campagna con un pezzo di terreno dove si dilettava con le piante. eppure se mai lo avessi fotografato c'era una bella parte a giardino piena di fiori e piante ben curate e molto armoniose tra loro, un orto razionale molto generoso, alberi da frutto di molte varietà, e in più erbe e fiori spontanei, che ora mi meraviglio di vedere nei vivai, che tenevamo in ordine, perchè lo scopo era appunto avere un terreno ordinato e piacevole sempre in ogni stagione, inoltre visto che il clima aiutava sotto gli ulivi, lungo i camminamenti anche nella parte meno curata, anche tra i fichidindia che tenevamo per i frutti e quindi non abbandonati a se stessi, era tutto un fiorire di narcisi, fresie, gigli e amarillis belladonna che ingentilivano il tutto. durante tutto l'anno i profumi erano sempre presenti e penetranti, dalla zagara, ai nespoli, alle rose, ai narcisi, ai gelsomini, ai fichi, ai gigli, alle fresie, alle violeciocche anch'esse disseminate tra gli alberi ecc. non era stato coltivato nulla con scopi precisi, con presunzioni e pensamenti, solo per diletto ma i risultati erano evidenti senza neanche aver pretesa di giardino, eppure lo era molto più di tanti altri.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda judetheobscure » mercoledì 15 febbraio 2012, 18:18

Io non farei di tutte le erbe un fascio, reinserendo qui un discorso sui giardini poveri che ci porterebbe lontano.
Invece vorrei affrontare la questione da un'altra prospettiva.
Siamo sicuri che giardino e paesaggio vadano davvero connessi, visto che spesso, com'è stato più volte sottolineato, il paesaggio esterno non è altro che spazzatura visiva?
Cosa ci fa fare questa connessione se non un'idea romantica di giardino come "ritorno alla natura", paradiso perduto, che poi ci porta a realizzare in giardino una specie di shabby chic (stile country o simili) da outdoor, di cui lo stile cottage o la bordura inglese sono massima espressione (taroccata, lasciamo i suoi meriti alla bordura inglese originale).
E se vogliamo connettere utile ed estetica, forse sarebbe bene chiedersi cos'è utile per noi oggi (visto che l'utile è strettamente legato al way of life, al modo di vivere non solo del singolo ma di un'intera società) e che forse dovrebbe entrare di diritto in giardino.
Un sentiero -diritto o curvo- per raggiungere il garage? La mia sensazione, è che fra qualche anno non saranno in molti a possedere una o due auto, e che forse la mobilità sarà organizzata in modo diverso, quindi potrei anche immaginare un giardino senza zona parcheggio o quasi.
Ma non senza wi-fi o comunque una buona connessione (che poi, fra l'altro, un wi-fi in giardino potrebbe essere utile ad altri, e quindi avere una funzione etica nel combattere il digital divide, giusto per tirare di nuovo in ballo l'etica). Filippo, magari una buona connessione condominiale attirerebbe più condomini in giardino che tutte le lavande in fiore.
Passiamo tutti un sacco di tempo ad ascoltare musica, guardare film o roba alla televisione, perché queste cose allora devono restare "fuori" dal giardino? Perché siamo ancora legati all'idea che il giardino sia il posto in cui ascoltare grilli ed uccellini (se mai ci sono)?
Cucinare e mangiare -magari slow- sembrano diventate l'ossessione del secolo, perché mai in giardino non c'è mai una bella cucina comoda ma solo quegli orribili e puzzolenti barbecue?
In giardino ci dovrebbero stare i bambini, non solo nell'età in cui la vaschetta di sabbia e la casetta delle bambole e l'altalenina di plastica gialla sono una bella occupazione, ma anche più grandi. Ora non dico di mettere la Wii (ma se uno gliela lascia usare in casa perché no), ma perché in giardino non c'è mai davvero un angolo in cui studiare e lavorare (visto che anche gli orari di lavoro sono sempre più vaghi)?
Insomma, non si tratta di rinunciare alle piante, al pratino perfetto, al bosco delle fate o a quel che amate in giardino, certo è difficile pensare a una spinta innovativa quando il meccanismo è quello di escludere dal giardino tutta la nostra vita quotidiana, in nome di una rapporto con la natura perduto e in gran parte inesistente.
(Ricordo in proposito che diverso tempo fa chiesi se qualcuno in giardino o comunque fuori casa ci dormiva mai,e proprio nessuno rispose di averlo fatto o di farlo abitualmente... :grin:)
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda koki » mercoledì 15 febbraio 2012, 22:58

Porca miseria Jude, sei una genia.
Occhio però che il governo del paesaggio che intendo, ha poco di romantico, anzi spesso ha momenti di imprecazioni.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda manidiforbice » giovedì 16 febbraio 2012, 21:56

Scusate ma io mi sono persa di nuovo... ora mi sembra di essere ripiombata in questa vecchia discussione :confused:
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda marilina » venerdì 17 febbraio 2012, 20:30

Si hai ragione si è riscivolati in quel discorso.
Koki ho capito la storia del fossato, l'hai abbellito e ripulito ma non utilizzato ti stupisci di questo? semplicemente senza rendertene conto hai scelto il modo più comodo per annaffiare ma visto che ti poni il problema sei sempre in tempo per utilizzare l'acqua del fossato facendo le opportune considerazioni se per annaffiare con questa non devi utilizzare qualche motore per il tiraggio. allora il consumo di energia elettrica o carburante potrebbe essere addirittura negativo perchè beni ancora più preziosi dell'acqua eper di più inquinanti.

Judetheobscure credo che il modo come vivere il giardino che hai citato sia per parecchi una normalità o almeno così penso. in famiglia lo abbiamo sempre fatto compreso dormirci il pomeriggio fin dai primi caldi .i miei figli lo utilizzano per studiarci da soli o con i colleghi ma spessissimo a mo di cucina/salotto privato con gli amici fino a sera tardi (noi genitori siamo rigorosamente proibiti di intervenire) e di tanto in tanto se si fa troppo tardi qualcuno si ferma pure a dormire nella stanza che dà su questo con le brande e i sacchi a pelo. però penso che lo viviamo bene perchè è un giardino "libero". libero da troppe piante che non ti lasciano spazio, libero perchè non c'è il pratino non calpestabile, libero perchè per noi è uno svago e non un impegno ciascuno interpretandolo in modo diverso, perchè non ci abbiamo speso un patrimonio e tutto può eventualmente essere sistemato o sostituito.
il fatto che non è potuto essere sistemato come avrei desiderato non ne cambia l'essenza poichè anche quando avrò il giardino così come lo desidererei la sua funzionalità sarebbe esattamente questa. è nella nostra testa che dobbiamo maturare l'idea del vivere sia la casa che il giardino. quanti tengono parte della propria casa chiusa o con stanze aperte solo agli ospiti? io conosco parecchia gente che lo fa e mi fanno veramente tristezza perchè non hanno capito cosa sia il piacere di vivere la propria casa. io ho una casa discretamente grande, la vivo tutta tutti i giorni anche quando son da sola e vivo perfino il sottotetto. fosse anche un castello non avrei mai stanze chiuse o per gli altri, al massimo butterei giù qualche parete come sempre ho fatto perchè la casa me la godo pure con gli occhi. Ancor più il giardino è da godere in tutti i sensi, esso procura sensazioni ancora più profonde della casa e non solo per chi ama le piante ma per ciascun membro della famiglia. ma non so se in genere quando si progetta un giardino questo venga preso in considerazione, se si pensano gli spazi da utilizzare che non siano striminziti senza stare attenti alle piante circostanti perchè troppo delicate, al barbecue che con il calore e fumo può danneggiarle, alla siepe che ti protegge dal vento, allo spazio necessario per una bella tavolata senza costringere la gente a stare spiaccicata al tavolo che dietro ci son le piante, ma anche al tipo di piante che non siano spinose nei passaggi, e che questi siano ben ampi e pratici se portano da qualche parte. i zigozago stufano se sono immotivati e stancano anche a vederli. ecco perchè un giardino deve sempre essere ben pensato per se e per la propria famiglia non per gli eventuali visitatori che debbono dirti "che bello". per me il giardino utile è questo non l'orto o il frutteto che pure nell'insieme ci può convivere, un bel luogo fatto di cose non indispensabili ma che ti servono per farti star bene dentro.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda ross » domenica 19 febbraio 2012, 11:19

Probabilmente il punto di contatto ideale tra le categorie del bello e dell'utile lo ha individuato proprio Jude: il giardino pensato e progettato per contenere momenti di vita quotidiana, i più disparati; e qui stanno grandi opportunità di fare qualcosa di nuovo, un bel tema da sviluppare.

Ma, sebbene non qui e non ora, non accantonerei tout court l'idea del giardino integrato nel contesto circostante (non tutti i paesaggi che ci circondano sono periferie degradate, per fortuna), o del giardino naturalistico, nè di altri generi di giardino che caratterizzano la nostra epoca: come avviene per l'arte contemporanea, non esiste un unico paradigma cui conformarsi, ma tanti modelli tra cui optare.

@ Alessandro: e il tuo bel fossato? ci sono stati degli sviluppi? magari potresti aggiornare la pagina Wiki, quando avrai tempo :wink:
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda judetheobscure » domenica 19 febbraio 2012, 18:33

Certo che c'è chi vive -come marilina- il giardino in stretta connessione con la vita quotidiana, ma è a livello progettuale che ci sarebbero molte più possibilità di innovare il giardino cercando di legarlo di più alle necessità sociali (penso a quei bei gazebi che una volta servivano ad ospitare concerti, ma oggi chi dà più un concerto in giardino? Fosse anche un giardino pubblico anziché privato? Chi fa "teatro da giardino"?). Un paio di anni fa sono andata al festival dei giardini di Chaumont sur Loire e tante erano le suggestioni "multisensoriali", alcune belle e altre atroci, che cercavano di avvicinare la dimensione culturale a quella del giardino come "casa delle piante", ma poi non vedo nessuno sperimentare nel piccolo questo tipo di suggestioni.
Comunque hai ragione ross, non ho mai pensato che il giardino non possa trovare di nuovo un suo trait d'union con il paesaggio, anzi: un elemento non necessariamente, se è possibile e significativo, esclude l'altro. Però dove non è possibile, bisogna cercare un'altra strada: non è stato così per molti quartieri degradatissimi, che grazie a un'iniziale spinta di pochi -fantasiosi, e poco legati alle convenzioni, visto che l'ambiente circostante non ne offriva di particolarmente attraenti- hanno ritrovato una ragion d'essere?
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda ross » lunedì 20 febbraio 2012, 11:17

questo che dici mi ha fatto pensare ad alcuni esempi di 'Jardins partagés' che ho visto in Francia, sorti su aree periferiche degradate, ed ora divenuti orti/giardini belli e utili, oppure ai piccoli spazi ritagliati in un piccolo slargo all'incrocio tra due vicoli, in cui qualcuno si è inventato un'aiuola di aromatiche come questa

Immagine

Ma soprattutto mi ha ricordato un incontro di un paio di anni fa, in un bel giardino di Petrella Guidi, in cui alla lettura di brani di Tonino Guerra è seguito un piccolo concerto con un flauto solista, su un palco improvvisato nel prato, sotto una pergola di pali di castagno. Purtroppo non avevo la digitale, ma mi è rimasto un bel ricordo di un pomeriggio a passeggiare tra le aiuole, chiacchierare ed ascoltare musica (anche mangiare!).
Ecco, sarebbe bello che i giardini fossero aperti ad accogliere piccoli eventi come questo
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda marilina » lunedì 20 febbraio 2012, 12:03

che parti degradate di suolo di paesi e città dovrebbero avere l'appoggio dei comuni per essere utilizzate e riportate "alla civiltà" da parte dei ragazzi inseriti in programmi scolatici anche pomeridiani per tirarli fuori dalle aule e dargli opportunità che possono sicuramente portare a nuove visioni del tempo libero e dello spazio circostante sarebbe auspicabile ma anche gli anziani che spesso sono soli e non sanno come impiegare il tempo in questo modo possono essere coinvolti e anche dare ai più giovani la loro esperienza che altrimenti andrebbe perduta. non costa nulla ai comuni basterebbe l'identificazione del posto e una minima spesa per attrezzi, sementi e piccola necessaria assicurazione, poi il volontariato potrebbe fare il resto. già qualche comune timidamente inizia, speriamo una grande diffusione inoltre visto come và l'economia potrebbe essere anche un buon aiuto specialmente per i vecchietti con pensione misera.

per quanto riguarda i giardini privati credo che dentro la nostra testa ci dovremmo riappropriare di questi spazi. una volta i giardini non erano intesi come adesso, venivano "normalmente" vissuti, sfruttati perchè era più bello utilizzare i giardini di casa che altre strutture specialmente in particolari circostanze.
Ross mi hai fatto venire in mente la figlia della vicina di casa dei miei che essendo insegnante di pianoforte ogni anno organizzava il saggio di fine anno nel giardino dei suoi genitori che poi non era neanche molto grande. faceva portare il pianoforte a coda (non so forse lo affittava) molte sedie e ordinava un buffet arricchito di frutta degli alberi locali e dei manicaretti della madre, i fiori erano gratis perchè il giardino ne era pieno. era un piacere vedere anche passando dalla strada quel belissimo giorno di festa.
ma mi ricordo anche gli innumerevoli battesimi, comunioni e perfino un elegante matrimonio dei miei parenti tutti vissuti nei giardini delle loro case, chi in modo semplice chi con tanto di camerieri e menù di gran classe. premetto che non sempre la scelta era dettata dal risparmio ma proprio dalll'idea del giardino luogo ideale per una simile circostanza. senza parlare di compleanni e altre ricorrenze. mi ricordo come flas io piccola che vivevo in città tra tutta quella gente che girovagavo nei giardini illuminati e addobbati a festa, mi sembrava di vivere in una fiaba. quest'idea giardino-festa mi è sempre rimasta dentro e ho anch'io cercato di sfruttarla al massimo nelle ricorrenze. ma anche i lunghi pomeriggi estivi a prendere il caffe o il gelato fuori seduti nelle classiche sedie bianche in ferro da giardino o sull'altalena con parenti e amici ecc.
ora queste cose mi sembrano lontane anni luce io continuo a farle ma vedo che è più facile andare in un locale a far festa così non si sporca la casa e il giardino resta bello mummificato e il caffè te lo offrono in cucina costosa ma sempre cucina è!

ecco l'idea odierna del giardino è quella di un ambiente mummificato. si cerca di renderlo bello, quanto più bello possibile, come una cartolina, però che se ne stia fermo e immobile perchè anche un filo d'erba fuori posto potrebbe rovinarne l'aspetto. di conseguenza non si vive, si guarda, mentalmente ci se ne compiace, si cerca la meritata approvazione dei visitatori e si lascia lì nella sua mummificazione :eyebrows:
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda MorrisNoor » martedì 28 febbraio 2012, 10:39

koki ha scritto:...
In una delle foto è stata mostrata una bella bordura curvilinea costeggiata da un sentiero, che dalla casa accompagna ai garage, separando il prato dalla bordura stessa....
La costante ricerca della situazione ideale dal punto di vista estetico, lascia fuori aspetti pratici legati all'utilità del giardino e che, a mio avviso, servono a legarlo maggiormente con la vita, donando a tutto il progetto un aspetto più quotidiano, più realistico.
Storicamente poi, e più in generale, il paesaggio modificato dall'uomo deve la sua forma prettamente alle scelte utilitaristiche.


Ale, dopo molto tempo e molti tentennamenti riparto da qui. Lo farò parlando liberamente come ad un amico quale ti reputo.
Sarò sincero, questa discussione mi ha molto indisposto. Non tanto per gli argomenti trattati, né per le idee espresse, quanto per l'impossibilità materiale di condurre questo tipo di confronto nel modo in cui si dovrebbe: l'uno di fronte agli altri, a parole. Perché è vero che gli scritti restano, ma in questo tipo di discussione è essenziale il continuo approfondimento, il rimbalzo dei commenti, la precisazione nell'istante in cui è necessaria, non postuma e già buona per la tomba.
Inoltre, bisognerebbe condividere, se non altro, un lessico di base. Altrimenti ci parliamo addosso, come alcuni hanno giustamente notato, ciascuno con i propri schemi di pensiero. Io per primo ho storto il naso, più volte, nel veder usare impropriamente termini cui attribuisco un preciso senso e significato, ed un campo limitato e codificato di utilizzo. Altrettanto immagino possano fare altri. Perciò cercherò di restare terra-terra, tagliando alcuni concetti con la scure, se necessario, nel tentativo di risultare più sintetico ed efficace.

Comincio con una mia impressione. Da che ti conosco, ho sempre più l'idea che tu abbia radicato in te il rifiuto del giardino e del giardinaggio sotto certe forme, perché ad un certo punto le hai individuate come "causa" di comportamenti da te recepiti come "egoistici". Questo, per quanto possa non condividere affatto, è un tuo legittimo sentire; ma allo stesso tempo crea in te un irrimediabile stato di perpetuo preconcetto, facendo sì che nel tuo tentativo di trovare una risposta alle tue necessità "estetiche" attraverso il doveroso filtro dell''etica (anzi, permettimi, di un'etica personale) tu mescoli inopinatamente e con nonchalance elementi sconnessi sia da un punto di vista storico-culturale, che formale, e ideale/di pensiero.

Non che tu sia il solo. Una cosa che mi lascia attonito, ad esempio, già dai tempi di Brave New Garden (che qui cito solo perché questo genere sdi discussioni vi si svolgevano con maggiore diffusione), era la sensazione di sconnessione nella trattazione di argomenti, tra gli aspetti squisitamente attinenti la forma, la composizione, il disegno, e quelli relativi alla fruizione, all'uso, all'utilità. Una sconnessione che, paradossalmente, deriva dalla smania di legare indissolubilmente una forma ad un uso. A ragionare sui cliché, anziché sugli originali. Ad attaccarsi ad un elemento formale, invece che valutarlo nell'insieme della composizione e del contesto.
Ma di questo torniamo a parlare dopo, magari.

Il paradosso del caso specifico che tu citi, è che quella composizione è nata proprio per rendere quel giardino utile, fruibile, ed appagante per quel committente. Che, contestualmente e non per puro caso, ma per padronanza della tecnica (scusate, ma quando ci vuole, ci vuole), sia stato reso esteticamente appagante e stilisticamente coerente, dovrebbe essere un pregio e non un difetto da deprecare, come se questo "togliesse" in qualche modo valore etico. Etica ed estetica non sono vasi comunicanti, non è che si aggiunge all'uno togliendo all'altro. Questo è un pensiero dei più svilenti, antistorici ed anticulturali possano esistere.
Se tu avessi tirato dritto, avresti compiuto un grossolano errore. Nel tentativo di perseguire la tua idealizzazione del paesaggio attraverso un utilitarismo fine a se stesso, avresti paradossalmente reso in-utile uno spazio che, nell'ordine, è: urbano, limitato, chiuso, individuale e personale. Tutti motivi che, fossero anche presenti uno per volta, sarebbero sufficienti a minare l'opportunità di effettuare una scelta nel solco da te tracciato.

NB: da un punto di vista squisitamente concettuale parlare di "paesaggio modificato dall'uomo" è ridondante: "naturalmente" esistono siti, ambienti, territori. Paesaggi e luoghi esistono in virtù dello sguardo che li coglie, con tutto ciò che questo sottende. Quindi un paesaggio non modificato dall'uomo, semplicemente non esiste.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda koki » mercoledì 29 febbraio 2012, 15:18

La tua analaisi è spietata quanto vera. E' la mia naturale propensione, che mi ha spinto a cercare un modo diverso di fare e vivere il giardino, benché attualmente io ne abbia uno in perfetto stile Compagnia del Giardinaggio.
Tuttavia è proprio questo il motivo che mi permette di vedere cose che altri non sono interessati a vedere, ma che possono offrire comunque soluzioni o quanto meno favorire la produzione di nuove idee.
Le mie non sono idee fasulle, non sono neppure nuove, anche se, come dici, metto insieme disordinatamente storia e aspetti culturali.
Non posso competere con te. Non ho esempi paragonabili ai tuoi per sostenere le mie idee, non ho neppure basi scolastiche, lavorative e di esperienze alla pari.
Le mie sono intuizioni e sono sostenute proprio dalla mia storia, ma se vogliamo anche dalla storia dell'ambiente in cui vivo, che si è sempre distinto in questo senso.

Nel caso del tuo progetto, e magari se avrai tempo un giorno metti la foto giusto per mostrarla agli altri, non dubito come sai nella tua padronanza, che ti ha permesso la soluzione migliore da un punto di vista estetico unito agli aspetti funzionali. Quello che propongo è un cambio totale di prospettiva e che scioglie la necessità di dover sempre giustificare esteticamente una scelta nella costruzione del giardino.

Costruire una cosa per svolgere la sua funzione, dando la forma migliore e un valore estetico in virtù di questo, è un idea generale. La funzione estetica sottende a questa idea, ma non è l'unica principale funzione che il giardino può rispettare.
Una volta qualcuno ha scritto su queste pagine, che il giardino serve a fare giardinaggio. E' verissimo, ma lo considero anche un limite.

D'obbligo la tua precisazione sulla ridondanza della frase: 'paesaggio modificato dalluomo'.

Grazie per la tua risposta.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda Sallyholmes » mercoledì 29 febbraio 2012, 23:24

Però, che bacchettata che ti sei preso Koki!
E’ comunque giusto che si dica quello che si pensa.
Se si sta qui a lodarsi l’un l’altro non si progredisce.
Magari nel rapporto diretto giova anche la gestualità: un sorriso riesce a esprimere l’affetto meglio delle parole.
Beh, mi azzardo anch’io a dire la mia.
Secondo me Koki, filosofo “in pectore”, risente un po’ dell’astrattezza dell’impostazione idealistica di Assunto e Ferriolo, soprattutto, in cui mi pare si parli sempre di Uomo (Io creatore della realtà ?), di spirito, di libertà, etica, estetica, senza far riferimento al contesto economico e sociale.
Koki usa "utilità", "bellezza", "eticità" come categorie-forme con cui ordinare e “imprigionare” tutta la realtà .
Ma da Marx in poi è emersa la necessità di non ragionare per categorie astratte, ma di inserire ogni valutazione nel contesto storico ed economico dei rapporti di produzione.
Credo che questo sia un dato acquisito per molti.
Anche Alevin ricorda spesso, quando parliamo della bellezza dei giardini, che non esiste una idea universale e assoluta di bellezza, ma che l’idea del bello è in relazione a momenti determinati della storia e della cultura.
Secondo me, per uscire dall’astrattezza, quando si parla oggi di giardini e di paesaggio, non si può prescindere dalla nostra economia liberistica di mercato tutta basata sul profitto, con limitati interventi correttivi dello Stato per favorire l’utilità generale.
E’ questo che ha portato al degrado del paesaggio e a volte anche dei giardini, non il rapporto fra "utilità", "bellezza", "eticità".
Mi sembra che questo aspetto sia stato evidenziato da Sat e anche altri.
E’ evidente però che ognuno è libero di scegliere i propri criteri d’interpretazione della realtà (Caruncho per esempio guarda al modo greco e ai filosofi presocratici), salvaguardando la coerenza e la chiarezza dell’esposizione del suo pensiero.
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda ross » giovedì 1 marzo 2012, 10:33

Sallyholmes ha scritto:Però, che bacchettata che ti sei preso Koki!
E’ comunque giusto che si dica quello che si pensa.
Se si sta qui a lodarsi l’un l’altro non si progredisce.

eh si, è una bella frustrazione sentirsi ricondurre alla propria limitatezza (in questo campo, beninteso) un po' come sui banchi di scuola. Ed è anche demoralizzante.
E poi constatare continuamente quanto sia difficile riuscire a confrontarsi sul piano concettuale quando tanto diverse sono le formazioni culturali o gli stili conoscitivi e comunicativi rende le discussioni piene di intoppi; il mezzo non aiuta, ed io spesso sento la mancanza di esemplificazioni che chiariscano i concetti espressi, ma neppure questo è semplice.
Direi che c'è un po' di impasse, o forse è solo che oggi sono un po' giù
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Re: Dritto o curvo?

Messaggioda koki » giovedì 1 marzo 2012, 10:53

Ma no dai, non demoralizziamoci e non sentiamoci bachettati. Io non la vivo per nulla così, anzi sono contento di questo confronto.
Che diamine siamo dentro la Compagnia del GIARDINAGGIO. E' naturale che i miei pensieri si mettano di traverso.
L'importante che ci sia uno spazio per discutere di questo, almeno per chi ha voglia di farlo.
Io comunque sono abbastanza sicuro di quello che penso, anche se per arrivarci ho dovuto fare salti iperbolici tra epoche storiche, tra culture, aspetti formali, etica ed estetica. Poi ogni tanto leggo qualche libro e sorrido, perché trovo sempre qualche conferma.
Bella anche la tua considerazione Sally.
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