da Lidia » giovedì 26 gennaio 2012, 16:07
Il senecio angulatus è pre3sente anche da noi, non in forma invadente, e considerato una ornamentale. In campagna non ne ho mai visti, è trattato alla stregua di pianta "a riproduzione umana".
Credo che un rampicante non ancora pericoloso ma che potrebbe in un futuro diventarlo potrebbe essere l'Ipomoea indica, una pianta che per me significa la libertà dei grandi spazi aperti e del mondo selvatico. Non so cosa ne pensino i botanici di questa specie, ma è molto invadente, anche nelle campagne, e con il suo vigore è in grado di coprire antiche rovine (il che a volte è un bene, altre volte no).
Il problema maggiore da noi sono gli incendi estivi, di cui lo 0% è spontaneo (eresia matematica: zero è sempre zero, moltiplicato per cento, mille o un miliardo, era solo per una frase d'effetto). Gli allevatori danno fuoco ai campi per far germogliare l'erba più tenera. Oltre a ciò si aggiunge la mafia che decide quale terreno deve essere incendiato o meno, per depreziarne il valore dominicale.
La prateria, o meglio, la steppa a graminacee è molto affascinate, ma ci piacerebbe che anche arbusti e piccoli alberi partecipassero al paesaggio della coste calabre. Le carici in questo senso sono molto invadenti, a detrimento delle festuche.
Da un punto di vista amministrativo non c'è nulla da fare, tranne la ghigliottina in piazza.
Importati per rimboschire e per l'industria cartiera sono gli eucalipti, della famosa cultivar 'Highlander, l'ultimo immortale'. La loro diffusione massicia è uno degli elementi di maggior impatto negativo per l'occhio.
I gelsi, che fungerebbero altrettanto bene per ancorare i versanti franosi, non sono considerati, soprattutto dopo la diminuzione conseguente l'unificazione del Regno delle Due Sicilie al nascente stato italiano. In epoca postunitaria questo albero è diventato qui quasi uno sconosciuto, come l'ippocastano.
Tra le erbe spontaneee c'è una forte diminuzione di quelle più particolari, come le cinoglosse, i dipsacus, la vicia, i vari piccoli lathyrus, i lotus, le euphorbie marittime (sull'ambiente psammofilo andrebbe fatta una ricerca a parte), rimpiazzate sempre più spesso da cardi (Sylibium), inula e carota selvatica.
Un Polygonum coltivato da decenni da una famiglia, è sempre fermo lì, non è diventato invadente e non cresce di dieci metri l'anno.
C'è una fortissima avanzata dell'Ailanto, questo sì, soprattutto lungo i litorali, ma ho notato che qualche genio a siderno li ha anche usati come alberatura da viale.
Noto che lasciata incolta la Solandra tende a diventare molto invadente.
La zona in cui erano presenti le moree (piccole bulbose) si è contratta moltissimo. Sui versanti collinari è frequente l'asfodelo. Diminuiscono i ciclamini e gli ellebori, aumentano i ranuncoli tuberosi.
I roghi diminuiscono la popolazione di bellis e sternbergia.
Ovviamente, in questa stagione, l'infestante più diffusa è l'oxalis pes-caprae. Un mare giallo ovunque.