Cos'è un terreno fertile?

parliamo delle nostre piante: di come riconoscerle, coltivarle, etc....

Cos'è un terreno fertile?

Messaggioda Vitalba » mercoledì 18 ottobre 2006, 15:43

... immagino che voglia dire che è ricco di principi nutritivi per le piante. Ma come lo si riconosce? Un terreno argilloso è fertile? Oppure non c'entra niente col fatto che sia argilloso o altro? (Certo che la sabbia tanto fertile non pare).

Quando vengono date le istruzioni colturali per le piante il "terreno fertile" mi manda nel panico. "Terreno povero" immagino che voglia dire, appunto, quello con tanti sassi o sabbia... ma quello fertile? E' tutto ciò che non è povero?

L'argilla è povera o fertile?
E se fosse povera?
Gli si dà il mitico trivalente a lenta cessione? (mai trovato in nessun garden center di quelli -pochi- che frequento, se glielo chiedi ti guardano con sospetto e ti danno il sangue di bue, che lo trovo anche al supermercato).

Infine, aspettando che l'altrettanto mitico compost maturi, può servire (e a cosa?) la cenere di legna che produciamo in quantità industriali? Oppure la butto nel compost e aspetto?

Scusate questo post-spazzatura :D... ma la mia ignoranza è notevole (appartengo al ramo umanistico di una famiglia botanica :? )

grazie
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Messaggioda luca » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:12

La domanda è più che legittima ed è sempre stimolante vedere gente che si sofferma su questo concetto, secondo me.

In realtà il concetto di fertilità è un concetto piuttosto ampio, è sufficiente consultare un qualsiasi dizionario per rendersene conto:

De Mauro: "Fertile: che è adatto alla coltivazione; produttivo, fecondo"

I fondamenti oggettivi che determinano la fertilità di un terreno diventano quindi aleatori, ed i parametri sono assoggettabili alle condizioni specifiche di partenza ed ai rapporti che si vengono a creare fra il tipo di terreno che prendiamo in considerazione ed il tipo di pianta che vogliamo coltivare. Un terreno sabbioso può essere "fertile" per la coltivazione del carciofo e "non fertile" per quella del grano.
Questo, chiaramente, estremizzando il concetto.

Un esempio lampante di questo punto di vista è un equivoco storico considerevole. Abbiamo tutti studiato alle scuole elementari come il Nilo abbia apportato fertilità ai territori su cui periodicamente esondava grazie all'apporto del suo "fertilissimo" limo. Bene...chiunque abbia mai avuto un approccio anche minimo all'agronomia o allo studio della chimica del suolo sa benissimo che, fra le tre parti costituenti la struttura del terreno (sabbia-limo-argilla), il limo è senz'altro quella meno desiderabile. I terreni limosi sono generalmente astrutturati, asfittici, sempre molto "instabili". La fertilità del limo era quindi relativa alla situazione che andava a migliorare: quella della sabbia PURA del deserto.

Generalizzando, invece, ovvero considerando quelle che sono le caratteristiche fisiche e chimiche che, in un terreno, possono essere gradite alla maggiorparte delle piante, si può dire che un terreno fertile sia un terreno nel quale c'è un buon equilibrio di fase fra le componenti biotiche (microorganismi, animali) e quelle abiotiche (aria, minerali, sostanza organica morta).
E' fertile un terreno nel quale l'aria è libera di circolare, nel quale si svolge una buon attività microbica, nel quale c'è una presenza bilanciata di macro-elementi (azoto, fosforo e potassio) e di micro-elementi (magnesio, ferro, zinco, ecc.).

Da queste considerazioni discende il concetto che "fertilizzante" non sia obbligatoriamente un prodotto chimico o biologico che apporta al terreno degli elementi chimici (minerali), ma anche qualcosa che ne migliora la struttura, ad esempio permettendo, laddove non ci fossero stati, che si instaurino i corretti processi di scambio gassoso (è il caso della sabbia nei terreni argillosi, ad esempio), oppure apportando dei siti dove avvenga l'aggancio delle sostanze nutritive (è il caso della sostanza organica nei terreni sabbiosi).

Spero di aver chiarito un po' di cose senza troppa pesantezza :)
Luca
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Messaggioda luca » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:29

Riguardando il tuo post, Sofia, mi soffermo sulla domanda sull'argilla, per fare un ulteriore esempio.

Esistono moltissimi tipi di argille, a seconda delle rocce di provenienza. E' "argilla" la frazione più fine del terreno, quella con diametro delle particelle inferiori a 0,002 mm.
E' anche vero però che i minerali argillosi sono, per lo più, derivanti da rocce con composizione chimica prevalente di silicati di alluminio, e che le caratteristiche da argilla ad argilla varino notevolmente a seconda degli altri componenti.

E' così che, in linea generale, i terreni argillosi (ovvero quelli che contengono una frazione con particelle inferiori a 0,002 mm preponderante rispetto a limo e sabbia) si possono considerare "fertili", perchè su questi minerali sono presenti numerosi "colloidi", i siti di aggancio per gli elementi nutritivi. Le argille, inoltre, essendo minerali dalla struttura abbastanza complessa, tendono ad aggregarsi in maniera abbastanza "ordinata", ed è per questo che si dice che, generalmente, i terreni argillosi sono terreni "strutturari", contrariamente a quelli limosi nei quali le particelle si dispongono in maniera disordinata e casuale, slegate le une dalle altre.

Capita però di trovare anche argille "non fertili", che sono identificabili poi con tutte quelle argille scure, grigie, quelle che, soprattutto se presenti in grandi quantità e quasi "pure", sono tendenzialmente asfittiche ed assolutamente non idonee ad ospitare la vita dei micoorganismi, al pari delle peggiori sabbie del deserto.
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Messaggioda Vitalba » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:36

Grazie Luca... ho capito un po' di cose.
La mia argilla è più rossa di un campo da tennis...che deporrebbe a favore della sua fertilità.

Per renderla più fertile, quindi, dovrei casomai aggiungerci sabbia, che la renda meno cementizia quando non piove (pero' sotto i 3 o 4 cm non è mai pessima)... e, quando ci sarà, il compost, che anche lui è fatto di pezzi grossetti che male non dovrebbero fare (a parte i principi nutritivi minerali e le bestioline più o meno microscopiche).

E alla fine della fiera, quando leggi "terreno fertile e ben drenato" vuol dire un terreno non troppo compatto (oltre ai principi nutritivi di cui sopra).

E la cenere di legna?
Ricordo che mia madre (che aveva fama di resuscitare i bonsai) diceva che era utile per qualcosa... ma non ricordo assolutamente a cosa...
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Messaggioda Vitalba » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:40

... rileggendoti mi sono ricordata una cosa. Che sul nostro "prato" 50 anni fa (o più) coltivavano grano. Era terrazzato (adesso il terrazzamento rimane solo in alcuni punti, ma non credo abbia cambiato la struttura del terreno)
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Messaggioda acerobis » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:48

Il colore rossastro del tuo terreno potrebbe non essere necessariamente sinonimo di fertilità in quanto questo colore solitamente è dato da idrossidi di ferro presenti in grandi quantità nell terreno. La certezza della composizione chimica o perlomeno una buona indicazione la puoi avere solo facendo fare l' analisi ad un laboratorio specializzato. :)
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Messaggioda luca » mercoledì 18 ottobre 2006, 16:51

Il grano è una coltura definita "depauperante", proprio perchè sottrae fertilità al terreno, "succhiando" elementi nutritivi e sostanza organica e restituendone ben poca (a causa dell'uomo, chiaramente...in natura sarebbe ben altra cosa). Viene coltivato prevalentemente sui terreni argillosi, alternandolo a colture "miglioratrici" (della fertilità), come l'erba medica o il mais, che hanno un bilancio energetico decisamente più a favore del terreno.

La cenere è un ottimo fertilizzante specificatamente per i terreni acidi o poveridi potassio, perchè è alcalina e contiene grandi quantità di questo elemento. Dal punto di vista della fertilità biologica è invece assolutamente insignificante, e nei terreni argillosi generalmente è superflua.
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Messaggioda Vitalba » mercoledì 18 ottobre 2006, 17:01

Grazie... ho le idee vagamente più chiare.

Per le cenere... agli ellebori però dovrebbe fare bene (così mi risparmio di andare a grattare da una scarpatina una palta calcarea che ho scoperto che gli fa bene).
Oppure no?
C'entra il potassio col calcare? E cosa, di queste due cose, fa bene agli ellebori? ... e perché non ho studiato un po' la chimica al liceo? :o

... prometto che dopo questa domanda per oggi me ne sto zitta
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