Una striscia di terrazzo

di Lucia Riccardi

L'Oleandro sofferente.

Dieci anni fa compravo un appartamento all'ultimo piano, con un terrazzo lungo e stretto esposto a nord. Nella sua sproporzione (1.5 m x 15 m), quel terrazzo sembrava un corridoio sospeso sui tetti. Con l'obiettivo di renderlo accogliente, mi avvicinavo così al mondo delle piante.

Accostandomi al giardinaggio, commettevo gli errori di tutti i principianti: lo shopping selvaggio nei vivai, la presunzione di coltivare ogni specie anche delicata, la disattenzione negli abbinamenti, la superficialità, la fretta.

Un episodio per tutti: pagai una cifra esagerata per un oleandro di cui nemmeno conoscevo il colore dei fiori. Un oleandro sconosciuto, esposto a nord e in vaso. Potete vederlo, stentato, in fondo a destra nella foto.

Mancavo di pazienza e di cultura. Ad esempio non sapevo che le radici degli oleandri sono lunghe quanto la loro parte aerea. E così mi ritrovai letteralmente in una selva oscura, con vasi di ogni materiale e dimensione allineati lungo il parapetto, del tutto casualmente, come soldati reclutati a forza. Non ho foto per testimoniare lo schieramento dell'esercito: sarebbe servito noleggiare uno speciale grandangolo.

Non c'era più spazio per muoversi; l'acqua non bastava; le foglie secche e il fango sporcavano il pavimento e cadevano sul balcone di sotto.

Giunsero infine anche: gli afidi, i ragnetti rossi, il mal bianco e la ticchiolatura. Fu quello il momento dell'autocritica: andai in libreria e comprai la Garzantina dei fiori e del giardino.

La prima stilettata fu questa (pag.589, del Nerium oleander):

"...eccoli, coltivati ad alberello in vasi da limoni, o peggio ancora su terrazze di ristoranti e di appartamenti; il Nerium sembra proprio aver abdicato per sempre alla sua dignità."

L'aggettivo “dignitoso”, riferito all’oleandro, gli conferiva personalità... Successivamente inciampavo nella definizione di "giardiniere intelligente". Ovvio che tanto intelligente non ero, e nemmeno giardiniera. La Garzantina occupò le mie serate per molti mesi, fino a distruzione totale (come si può notare dalla foto...) Più tardi avrei letto, sempre di Pizzetti ("Piante e fiori del terrazzo", ed. Sperling 1994, delizioso) che:

"Una cassetta fiorita non fa terrazzo, e neppure una fila."

Transitando dal caos alla sperimentazione guidata, sulla base delle indicazioni raccolte nei libri, spostavo i vasi in un processo di ottimizzazione. All'uopo acquistai al mercato dei sottovasi con rotelle.

E intanto apprendevo alcuni concetti basilari:

  • ogni pianta richiede determinate condizioni di esposizione e coltivazione;
  • è necessario conoscere le esigenze di una pianta PRIMA di acquistarla;
  • gruppi di piante ben accostate sono più gradevoli di esemplari isolati;
  • anche negli spazi aperti, ivi compresi quelli più piccoli, possono essere applicate regole di suddivisione in "stanze";
  • i vasi sono importantissimi.

In una fase intermedia creai tre gruppi: vista-studio, vista-cucina, vista-soggiorno. Il gruppo "vista-soggiorno" rappresentava l'aristocrazia, ovvero le piante che potevano godere di più ore di sole. Là c'erano le rose. Al contrario il gruppo "vista-studio" era il Bronx, con piante immiserite nell'ombra più totale. Ci misi irragionevolmente una Peonia arborea, guardatela là in fondo nella foto, quant'era triste (ancora non avevo raggiunto la P della Garzantina). La vista-cucina stava nel mezzo: ci mettevo i pelargoni , le azalee e una Camellia sasanqua.

 
Anno 2000: il terrazzo diviso in gruppi Un posto al sole, Rosa 'The Fairy', 2001

Dopo l'eliminazione di molte piante sbagliate, con distribuzione tra gli amici della CdG (ecco a cosa servono i meeting), finalmente arrivavo allo step finale: giardino pensile "vista-soggiorno".

Le piante in toto furono concentrate nell'angolo meno ombroso, e il resto del terrazzo si liberò. Davanti alla cucina finalmente vi fu spazio per un piccolo tavolo con sedie, coperto da una semplice arella. In stile minimal, un giorno appesi là una natura morta di girasole in vaso (autori Gino e Tazzina).

 
Prospettiva invernale Natura morta di girasole in vaso

Finalmente, avevo anch'io trovato il mio angolo. Se nel giardino esiste il border, nel terrazzo domina il corner. Nel mio caso, l'angolo rappresentava il punto più assolato.

Concentrare tutte le piante nell’angolo fu una semplificazione con molti vantaggi, quali ad esempio: un impianto di irrigazione localizzato, una minore superficie da pulire, niente balconi sottostanti, una distribuzione 3D dei vasi (coi brutti dietro e i belli davanti) e una geometria più armoniosa (piante alte in seconda fila, piante basse in pole-position, come nelle foto di gruppo).

Globalmente, l'estetica era più accattivante e il terrazzo sembrava davvero un giardino. L'angolo aveva magicamente risolto i problemi, rendendo l’atmosfera più accogliente. Noi pranzavamo all'aperto, con vista sul corner.

 
Il Corner in primavera (a sinistra) ed in estate (a destra).

Quest'anno le mie piante (escluso l'oleandro) hanno traslocato. Vederle trasportare col muletto è stata un'esperienza significativa. Avrei voluto fotografare la rosa rampicante alta 3,5 metri, sospesa in aria sulla piattaforma, ma i graffi sanguinanti sul braccio di uno dei traslocatori mi hanno frenata.

Abbiamo scritto dei dolori del giardiniere, ma chi scrive dei dolori del traslocatore?


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10 luglio 2008 in Garden design

Commenti

  1. cghisleni, 11 luglio 2008:

    Complimenti sia per il lavoro che per l’articolo. Hai trasmesso anche le tue emozioni.
    Vorrei tanto saper descrivere come te la mia passione.

  2. barbara, 18 luglio 2008:

    complimenti…un bella lettura!

  3. Silvia, 29 luglio 2008:

    complimenti per il risultato ottenuto dopo questi anni di osservazione e piccoli errori che servono a migliorare il nostro pollice verde….io sto combattendo con un terrazzone che prende sole dalla mattina alla sera. ciao!

  4. barbara-2, 29 luglio 2008:

    Sono esattamente nel mezzo della prima fase. Abbiamo preso una casa con un terrazzo grande un anno fa e sono letteralmente impazzita: fino a ier l’altro avevamo 50 vasi, domenica ho preso il coraggio a due mani e “sfoltito” l’assembramento senza senso.

  5. Massimiliano, 30 luglio 2008:

    Ebbene sì, questo articolo e tutte le sensazioni che trasmette le sto vivendo… ma viste sotto questa ottica mi fanno anche un po’ sorridere. Non c‘è forse dentro di noi la voglia di avere un vero giardino? Ma avere un terrazzo fiorito o adeguatamente “injunglito” non è una meraviglia? Mi armerò della garzantina e proverò a dare una forma alla mia selva!!! Max

  6. clozone, 8 settembre 2008:

    Ciao,
    bellissimo articolo!!! Io sono ancora nella fase di sperimentazione.Per il momento mi limito a raccogliere semi per il mondo ed a vedere cosa accade.
    Una curiosità: che pianta è quella rossa sospesa?
    ciao
    Claudia

  7. Lucia, 9 settembre 2008:

    Grazie per i complimenti.
    Non ho capito esattamente quale pianta intendi.
    Se ti riferisci a quella della foto del 2000, si tratta di un Acer palmatum atropurpureum sullo sfondo.
    I fiori rossi invece appartengono ad una rosa rampicante, di cui non ho certezza del nome.

  8. rosalba, 12 febbraio 2009:

    Complimenti, gli sforzi sono sempre premiati, anche io ho un terrazzo a nor ovest e dopo tanti anni non ne sono venuta a capo, mi sono immedesimata tanto nel tuo racconto e in un certo senso mi dispiace che io ancora non ne sono stata capace anche studiando tanto.Il mio è un problema più ampio, poco sole d’inverno e gran freddo e d’estate l’esatto contrario, sol leone che brucia tutto perchè il sole del pomerigigo lo prende in pieno – Sto ancora sperimentando piante che se resistono d’estate, poi d’inverno muoiono oppure ho piante bellissime d’estate ma poi d’inverno il terrazzo è spoglio perchè le piante tutte a riposo. Un rompicapo

    Beata te che hi risolto alla grandee!!! Ancora complimenti

  9. CARLA GIULIANI, 15 marzo 2009:

    Bello il racconto sull’esperienza di organizzare un giardino sul terrazzo.
    Io ho un giardino, dopo anni, ancora non sono riuscita ad “ARREDARLO” come vorrei anche se gli amici, specialmente d’estate, lo trovano molto bello e curato.
    Spesso gli “intenditori” ti indirizzano in maniera sbagliata. L’esperienza si acquisisce pian pianino perché è necessario comprendere che tipo di pianta è più gradita al terreno, all’esposizione, alle variazioni di clima del posto (io abito sul lago di Bracciano, un po’ in collina. Piante che in paese fioriscono a marzo aprile, a casa mia incominciano la fioritura a maggio e oltre).
    Mi è capitato innumerevoli volte di dover rinunciare ad una pianta perché dopo un paio d’anni si mostrava sofferente.
    Ora sto cercando un albero da sistemare in un angolo del giardino vicino alla piscina, lo vorrei ombroso, che non sporchi e che almeno fino al mese di settembre mantenga il fogliame. Inoltre non dovrebbe sviluppare più di4/5 m. e non avere radici troppo invadenti. Esposizione sole. Apprezzerei dei suggerimenti. Grazie. Carla

  10. mary 83, 15 marzo 2009:

    semplicemente complimenti lucia!!!!ti invidio (nel seso buono) per il coraggio e l’impegno!anch’io ho il terrazzo lungo 30 metri e largo 4,5 che è sicuramente comodo ma difficilissimo sia da gestire che da riempire.cmq prenderò spuntoo da te!!!

  11. rossella, 17 marzo 2009:

    Ciao lucia,
    sei una fotoreporter nata! hai descritto benissimo la tua esperienza, che è quella di molti, ed è anche la mia.. trasferita al nord da tre anni, provo a gestire una loggia in angolo che affaccia a sud ed ovest… caldo e vento regnano sovrani e la gran parte delle essenze soccombe… ma non demordo! prima o poi troverò le piante giuste!
    Felice giornata! RO
    P.S. si accettano suggerimenti…. :-)

  12. siuxi, 13 maggio 2009:

    Ho sorriso! Per l’articolo tuo, Lucia, molto coinvolgente e per i commenti. Confesso, anche io sono alle prese con un terrazzo lungo e stretto, esposto a nord. E con un oleandro, striminzito, che ogni anno mi regala comunque dei bei fiori color pesca.
    baci&fiori a tutti
    si.

  13. livis, 22 maggio 2009:

    Ciao Lucia! Anche a me é piaciuto il tuo racconto, e anche io in un certo senso mi sono immedesimata in quello che hai scritto, seppur il mio di terrazzo é piccolissimo ed esposto a sud, ma la poca esperienza ci rende tutti uguali! Sicuramente il tuo esempio mi darà il coraggio di creare qualcosa di sognante come hai fatto tu.
    Saluti a tutti

  14. irene, 10 settembre 2009:

    Grazie Lucia.
    Il tuo articolo l’ho letto nel mese di marzo 2009, quando sono andata ad abitare con il mio ragazzo in un appartamento, a Padova
    Io, nata e cresciuta in mezzo al verde dei Colli Euganei, mi ritrovavo in un appartamento, grande si, ma con una sola terrazza di circa 1 metro e mezzo per 5 metri…
    E mi sono ritrovata nel tuo articolo…Anch’io mi stavo per far prendere dalla corsa matta e sfrenata al riempire di verde, qualsiasi verde, quella terrazza.
    Poi ti ho letta…ed allora ho cominciato a studiare un po’, a vedere quali piante, in quella terrazza…
    Ed ho compratto Pizzetti ( la garzantina non ancora).
    Grazie, per quel racconto.
    Grazie anche a quel racconto, adoro pensare a cosa mettere…leggere, rimanere seduta in quel piccolo terrazzo…e progettare..

  15. Debora Pitirra , 2 dicembre 2009:

    Un sito interessante anche per i principianti come me!! grazie e continuate così

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