In un terreno si può distinguere una frazione organica ed una inorganica.
Muschio, sfagno, torba, letame, stallatico sono tutte sostanze organiche ma secondo diverse accezioni: la torba deriva in genere dalle torbiere di sfagno in cui il muschio muore crescendo su se stesso mentre sotto si accumula uno strato di detriti che non va mai in decomposizione completa. Lo stallatico sarebbe letame che è stato a fermentare per parecchi mesi finchè tutta la componente organica è stata “digerita” dai batteri. La torba asciuga con difficoltà quindi è ottima per seminare; ha una struttura molto leggera e quindi favorisce l'attività radicale. Lo stallatico rende il terreno più lavorabile, meno compatto, e ne aumenta la porosità, cioè l'aria. Per questi motivi torba e stallatico sono in primo luogo utilizzati come “ammendanti”, cioè sostanze in grado di migliorare la “struttura” del terreno.
La torba ha pochissimi nutrienti, lo stallatico un po’ di più ma la loro preziosità deriva - oltre che dalla ragione suddetta - anche da altri fattori, e cioè le “sostanze colloidali” da essi contenute, le quali non sono altro - in parole povere - che particelle che permettono di “legare” al terreno gli elementi chimici utilizzati dalla pianta. Inoltre dove c’è aria-porosità aumenta l’ossigeno, e se aumenta l'ossigenazione aumenta pure l'attività batterica che, liberando sali minerali nei processi metabolici, fornisce alle piante le sostanze di cui hanno bisogno.
Per “nutrire” appropriatamente il terreno occorre invece utilizzare concimi e/o fertilizzanti. Questi non sono sinonimi in quanto solo i primi intervengono (anche) sulla consistenza del terreno a mò di “ammendanti” (un po’ come la torba e lo stallatico hanno in piccola misura proprietà “concimanti”). Sono concimi a tutti gli effetti il letame, il compost (di funghi, di infiorescenze di luppolo, di corteccia, fai-da-te), l’humus e la terra di foglie. Il letame, una volta disperso nel terreno, pian piano diventa humus. I fertilizzanti invece hanno struttura meno grossolana e possono essere liquidi, in polvere o granulari: quelli di origine organica (sangue, farine di pesce ed ossa, estratti liquidi a base di alga) devono essere decomposti dai batteri del terreno prima che possano essere assimilati dalla pianta, al contrario di quelli inorganici o “chimici” (sintetizzati in laboratorio) che sono immediatamente disponibili appena disciolti in acqua.
La frazione inorganica o “minerale” del terreno non contiene sostanze organiche colloidali e, pertanto, non è in grado di trattenere una grande quantità di sostanze nutritive. Essa consta di sabbia (silice), argilla (espansa o no), perlite, vermiculite, lapillo etc. in percentuali diverse. Questi – presi singolarmente – sono tutti materiali inerti, aeranti e drenanti.
In un “terreno sabbioso” (la cui percentuale di sabbia è cioè molto alta) normalmente l'acqua penetra molto facilmente per via degli innumerevoli spazi che si vengono a creare tre le innumerevoli particelle (terreno “sciolto” e “ben drenato”) per cui ristagni non se ne creano e l'umidità non si mantiene: asciuga in fretta. Questo, naturalmente, non va bene per piante che vogliono un “terreno fresco” o “umido”, andrà bene invece per quelle che desiderano un terreno “asciutto” o “secco”.
Un “terreno argilloso” (un terreno cioè la cui percentuale di argilla è molto alta) impiega molto ad asciugarsi, diventa appiccicoso quando si bagna e indurisce molto quando poi si asciuga. L'acqua tende a scivolare via quando innaffi, senza essere assorbita, e d’estate bisogna rompere il substrato con il sarchiello a mano. Ciò avviene per la tendenza dell’argilla a formare strati o agglomerati che trattengono l’acqua, rendendo così il terreno più “fresco” e “umido”, ma che – superato un certo limite – intrappolano il liquido il quale, benché ristagni, resta indisponibile alla pianta che, paradossalmente, avrà problemi di siccità. (N.B. “terreno umido” non sta per “terreno umifero”, che invece significa terreno con abbondante humus.)
Il terreno calcareo è un terreno che contiene un microelemento, il calcio, il quale conferisce - a seconda della sua percentuale di presenza - basicità (o “alcalinità”) a tutto il substrato. E’ un terreno adatto a poche piante.