Volevo una casa in campagna...

…E dalle montagne di Vicenza, dove sono nato, mi sono trasferito nella campagna tra Padova e Venezia. Ho comprato il mio piccolo appartamento a luglio 2006 e ho iniziato subito a lavorare nel giardino, che costituisce la parte principale della casa: 220mq di scoperto contro circa 50mq di appartamento… (non potevo permettermi di più).

Le condizioni in cui ho trovato la parte che sarebbe diventata il giardino erano a dir poco sconsolanti: terra riportata mescolata a detriti, piuttosto pesante e compatta, erbacce alte più di 2 metri con fusti lignificati che non si tagliavano nemmeno con la roncola e un budget pari a zero. Le idee però erano tante, la voglia di fare e la passione pure.


Le prime fioriture, disparate e disperate, di questo giardino (si intravedono i vasi in posizione provvisoria che costellano sempre il giardino in attesa di collocazione e si intuisce l'arretratezza dello stato dei lavori…)

Lo stesso angolo fotografato qualche mese dopo, in piena estate: le prime soddisfazioni!! Questa è una piccola parte di quello che è in progetto come il white garden: si vede la nicotiana, una hydrangea paniculata “Limelight”, hosta plantaginea “Grandiflora”, e stachys lanata.


I primi tempi sono andati un po' a rilento, in quanto ancora non mi ero trasferito li e ci andavo solo nel mio giorno libero: il martedì. Mi accorsi presto che avrei dovuto anche lottare con pozzetti di ispezione che nelle case di nuova fabbricazione disseminano dovunque, insieme a casette dei contatori e tubi provenienti dal Nulla e direzionati verso il Nonso.

Progetti su progetti si accavallavano, idee, libri, cataloghi, vasi, vanghe e palette. .. I primi risultati non tardano ad arrivare e ravvivano il mio impegno e la mia passione:

Questo è l'angolo che fin da subito mi è piaciuto più di tutti, nella sua semplicità e negli accostamenti. Partendo dall'angolo a sinistra in alto e andando in senso orario: hydrangea paniculata “Mega Pearl”, delle talee di artemisia arborescens “Powis Castle” (ora tolte perchè troppo vigorosa), hydrangea serrata “Blue Bird”, sedum spectabile e artemisia albula “Silver Queen”, al centro una lobelia che forse è defunta…

Qui lo stesso angolo poco tempo dopo, con Mina, una dei miei aiutanti, che esamina la stato di salute della lobelia di cui sopra e il suo sguardo preoccupato la dice lunga… Si vede bene la fioritura della giovane “Mega Pearl” e del sedum, sullo sfondo invece un solanum rantonettii che mi ha dato grandissime soddisfazioni e che questa primavera mi sta tenendo col fiato sospeso vista la sua bassa rusticità e le infiorescenze a pannocchia della buddleja “Nahno Blue”; sul lato destro si intravede la prima delle graminacee che ho introdotto in giardino: phalaris arundinacea “Tricolor”.


Il primo anno è stato di “test” , in quanto ancora non potevo prevedere bene l’andamento climatico della zona ed ero decisamente in preda ad una bulimia di piante e di accostamenti, che spesso si sono rivelati dei fallimenti, in quanto troppo puntati sul dettaglio, che ad uno sguardo d’insieme creavano confusione. L’inverno passato è trascorso in maniera meno impulsiva e tutto sommato più produttiva. Ho schiarito alcune piante, la parte che ho deciso di adibire a “white garden” sta prendendo una connotazione, ho progettato tutta la parte dietro della casa, inventandomi una grande pergola con due bordure a fare da complemento alla casetta di lengno che è d’obbligo per questioni logistiche… La pergola è stata realizzata da mio padre in tempo brevissimo.

Le fasi di realizzazione della pergola e della posa della pavimentazione sottostante con in ordine di apparizione: la mia mamma che fa la diva tentando di distrarre gli operai, al centro c'è Alessandro/Asfodelo il mio giardiniere personale e il macchiavellico realizzatore della pergola, ovvero papà.

Rudy, l'art director, intanto seguiva l'avanzamento dei lavori con aria assorta, tipica dei creativi…


Il primo anno per non vedere troppi spazi vuoti ho piantato delle annuali a “basso costo ed alto rendimento” ovvero degli ortaggi in mezzo ai fiori, gli accostamenti si sono rivelati anche interessanti, poi a fine stagione, quando i posti sono tornati vacanti ho potuto proseguire con le erbacee perenni, rose, clematis e hydrangea.

Nella foto a sinistra uno scorcio di quello che dovrebbe diventare il “white garden”, li di white non c'è proprio nulla, ma rimedierò! A sinistra: capsule di semi di bocca di leone spuntano dalle foglie di rubdeckia non ancora in fiore, un cavolo cappuccio rosso spunta dalle foglioline di una heuchera e sulla destra si notano i gambi rossi delle barbabietole, dietro le infiorescenze ormai seccate dell'euprhorbia amygdaloides purpurea dalle quali spuntano i fiori del pestemon “Garnet”, una bellissima varietà rustica e molto fiorifera, e le teste rotonde dell'allium giganteum. A destra: ancora barbabietole e cavolo cappuccio rosso sono stati piantati alla base di una giovane pianta di pomodoro che si arrampica sul tronco del ligustro tenuto ad alberello, intorno la matricaria fiorisce di bianco coprendo le già secche capsule di nigella damascena, sullo sfondo dei delphinium p.g. “King Arthur” e in primo piano salvia icterina, gaura rosa e festuca ovina.


Certo rimane ancora tantissimo lavoro da fare, ma già da quest'anno mi aspetto delle grosse soddisfazioni da questo giardino. Concludo con un paio di immagine delle mie hydrangee, per cui ho un debole, insieme a rose e clematis…

A sinistra hydrangea paniculata “Phantom” insieme alla h. macrophylla “Hanabi”, che tengo in vaso in terra acida e alla quale somministro l'alluminio per tenerla nei toni del blu, come anche la h. m. “Izu-No-Hana”, nella foto a destra.