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Io coltivo piante acquatiche.
Anzi, per la precisione, nel mio giardino coltivo tutte quelle piante che, in qualche modo, sono legate all'acqua: ci sono piante palustri, da terreno umido, carnivore, felci e persino muschi.
In verità il mio non può essere definito un vero e proprio giardino acquatico; non aspettatevi, quindi, laghetti straripanti di ninfee o bordure ordinate e variopinte. Il mio è più propriamente un Idrofitorio. Negli orti botanici questo termine indicava quei settori e quelle vasche adibite alla coltivazione delle piante acquatiche, le idrofite appunto.
Nel 2001 ho iniziato ad organizzare lo spazio verde intorno a casa con un preciso obiettivo: coltivare al suo interno tutte quelle piante che costituiscono la diversità vegetale degli ambienti umidi, subordinando il fattore estetico a quello scientifico e considerando il giardino il fine ultimo, e allo stesso tempo il mezzo, per concretizzare e portare avanti i miei studi e le mie curiosità naturalistiche. Per questo ho dovuto trovare i sistemi più pratici ed efficaci per mantenere, garantendo loro condizioni di vita ottimali, un numero elevato di piante in una superficie piuttosto limitata: al momento coltivo circa 800 entità diverse, divise in piccoli laghetti, vasche, acquari, secchi e contenitori stagni di ogni tipo.
Chiaramente ho dovuto sviluppare il progetto in base alle mie possibilità: il terreno disponibile è di soli 80 mq, non ho giardinieri che lavorano per me (escludendo i miei genitori e gli amici che mi aiutano nei lavori straordinari) e il fatto di dover ancora finire gli studi universitari in Scienze Naturali non mi permette di investire grandi somme. Nonostante le varie difficoltà porto avanti il mio “serraglio vegetale”, cercando di renderlo sempre più interessante e visitabile a tutti gli appassionati, ai botanici e agli amici che vengono a trovarmi da tutta Italia. In questo modo spero di fare la mia piccola parte nella diffusione della cultura del giardinaggio acquatico nel nostro paese.
Per fortuna, dopo anni di sacrifici ma anche di grandi soddisfazioni, questi sforzi e queste idee cominciano a dare dei frutti: le esperienze condotte a livello personale nella coltivazione delle piante acquatiche autoctone mi hanno permesso di collaborare con Enti ed Associazioni che gestiscono aree protette locali, realizzando progetti di didattica, conservazione e reintroduzione. Allo stesso modo, il materiale vegetale riproduttivo conservato nel mio giardino inizia ad essere utilizzato in opere di ripristino ambientale e rinaturalizzazione in zone umide toscane. Questa è una ulteriore dimostrazione del fatto che il giardinaggio, se condotto con vera passione e in maniera seria, oltre ai fini estetici, può avere importanti ripercussioni pratiche e naturalistiche.
Non voglio annoiarvi oltre, ma ci tengo a presentarvi e a farvi conoscere alcune delle vere protagoniste del mio giardino: le piante. Vi chiedo scusa se molte sembreranno “bruttine”, se producono fiori insignificanti o hanno esigenze così particolari da far passare la voglia di coltivarle; ognuna rappresenta qualcosa, alcune racchiudono dei segreti, altre ricordano persone, fatti o luoghi incantati, tutte sono pezzi di Natura…
Sono desolato, alcune ci tengono addirittura a presentarsi da sole! Dove andremo a finire?!
Che vi devo dire, accontentiamole e ascoltiamole.
E se le piante sapessero parlare? Tendetele la mano, sfioratele le foglie, vi sussurreranno la loro storia… 1)
“Hallo! sono nato in Germania nel giardino di un bravissimo e meticoloso ibridatore. Posso considerarmi un esemplare unico e non esisto nemmeno in Natura: la mia genealogia è molto complessa, il mio patrimonio genetico è 4n= 66 cromosomi ed è solo grazie allo sforzo del mio creatore se oggi posso mostrarmi negli spazi verdi di tutto il mondo. I miei genitori erano un Iris Tetra-Sibtosa e un Iris sibirica tetraploide; i semi derivati da questo incrocio hanno dato vita anche ai miei fratelli e, fra tutti, il mio coltivatore ha scelto solo me: sarà perché faccio molti fiori per stelo, perché divento piuttosto alto o magari per le mie foglie che da giovani hanno riflessi bluastri. Non lo so, ma nel 1993 ha deciso di darmi un nome (da quel giorno mi chiamo Iris 'Three Quarters'), di registrarmi e di cominciare a moltiplicarmi, affinché molti altri appassionati potessero godere della mia compagnia. E' così che, dopo essere stato prenotato diversi mesi prima e in seguito ad un lungo viaggio chiuso dentro ad un pacco buio, sono arrivato nel giardino di Roberto: il sole della Toscana non è come quello del nord a cui ero abituato, il caldo si fa sentire e spesso lui si scorda pure di irrigarmi, ma in fondo non si sta così male…”
“Gli esperti che ci studiano mi chiamano Plantago altissima: vivo nei prati umidi e non sono per niente appariscente; sicuramente molti di voi noteranno la somiglianza con mia cugina Plantago lanceolata, siamo due gocce d'acqua ma io sono più alta e slanciata! Vivo in alcune regioni del nord Italia, anche se ultimamente i luoghi tranquilli in cui crescere sono sempre più rari. Un giorno un bravo botanico del Friuli mi raccolse per potermi osservare e determinare con sicurezza; le mie radici ormai erano fuori dal terreno ma per fortuna non fui essiccata dentro ad un giornale. Lo studioso voleva piantarmi in un vaso e coltivarmi per molto tempo, così avrebbe potuto osservarmi meglio in tutti i miei caratteri. In realtà però, pochi coltivatori sapevano come mantenermi al meglio e nemmeno sui libri erano riportate informazioni utili a riguardo. Ero molto rattristata da questo fatto quando, per puro caso, fui regalata a Roberto. Pur trovandosi in difficoltà, fece il possibile per farmi stare bene e cercò in ogni modo di studiare l'ambiente in cui vivevo in Natura, dandomi il substrato e l'acqua più adatta. Che sia stata fortuna o no, sono 8 anni che vivo insieme a lui e anzi, sono riuscita pure a moltiplicarmi! Ho foglie verdi e magroline ed i miei fiori sono praticamente insignificanti; almeno datemi la soddisfazione di essere (molto probabilmente) l'unica rappresentante della mia specie ad essere coltivata in Italia.”
“Ciao dolcezze, un carissimo saluto da Miss Ninfea.
Sono la regina indiscussa di tutti gli stagni, laghetti e fontane: tutti mi desiderano, tutti vorrebbero perdersi fra i miei fiori ed inebriarsi del mio nettare. Da quando mi sono rifatta i petali i miei servizi fotografici appaiono un po' ovunque: riviste del settore, libri tematici, calendari e persino i quotidiani fanno a gare per mostrare i miei scatti senza veli. Non mi sono montata la testa ma tutti i coltivatori mi considerano solo fiori e curve: mi vogliono sempre fiorita, sempre smagliante in qualsiasi condizione, persino in ombra e con l'acqua bassa. Io non sono una pianta di plastica, ho la mia dignità ed i miei bisogni! Ho fatto battere il cloroplasto a molte piante e quasi quasi il prossimo anno mi iscrivo alla “Waterlily Competition” dell'IWGS: sono una delle ultime ninfee bianche autoctone rimaste e cercherò di portare alto l'onore della bellezza mediterranea. Non so come mai Roberto mi tiene ancora nelle sue vasche, lui preferisce sempre le altre…
Ops, lo sapevo: mi sono appena spezzata una radice, vado a limarmela.
Un bacio verdissimo”
“Salve, sono Yuan Wei (Iris tectorum), ma tutti nel vivaio “Chen Yi” mi chiamavano Shanxing Yuan Wei (Iris wattii). Sono nato in Cina e plima di essele coltivato vivevo sulle montagne a 1300 metli di altezza. Poi sono stato moltiplicato e, un volta clesciuto, sono paltito pel un lungo viaggio: mi hanno messo dentlo ad un sacchetto di plastica con le ladici avvolte nello sfagno umido, così non ho soffelto la sete e non si sono folmati nemmeno gli odiosi funghi che mi fanno ammalale. Poi, insieme ad altle piante amiche, abbiamo viaggiato dentlo ad una scatola pel molti giolni: fuoli sentivo dei lumoli di eliche, di motoli e poi tante lingue stlane che non capivo. Siamo stati sballottati pel molte volte e finalmente qualcuno ha apelto il pacco, facendoci lespilale alia nuova: che bello lifale fotosintesi dopo tanto! Oggi vivo nel gialdino di un lagazzo in questo paese sconosciuto: sono lontano dalla mia tella di oligine ma sto molto bene: ho acqua a volontà, mi espando nel telleno feltile con i miei lizomi e fiolisco in abbondanza. Ploduco anche tantissimi semi e tutti gelminano facilmente; così i miei figli possono clescele e sviluppalsi in altli gialdini, poltando avanti la nostla onolevole dinastia.”
“Il mio nome è Cyperus eragrostis e sono un papiro; provengo dalle regioni del mondo in cui fa parecchio caldo, ma non sono importante ed utile come il famoso Cyperus papyrus. Molto tempo fa, senza documenti né occupazione, ho deciso di cercare fortuna in altri areali e sono arrivato anche in Italia. Sono un vegetale molto espansivo, vivace ed adattabile e, ben presto, con i miei semi ed i miei rizomi mi sono diffuso in diverse regioni. Mi piace conoscere piante nuove, osservare gli altri esseri viventi e studiare quelle strane costruzioni storiche fatte dagli umani molto tempo fa: per questo oggi vivo anche in prossimità dei centri storici di città come Pisa, Lucca e Pistoia, così posso godere pure io di queste bellezze. Un giorno sono spuntato anche nel giardino di Roberto: di solito gli altri vegetali dei nuovi ambienti imprecano contro di me perché gli rubo spazio e luce; tutti gli umani invece mi estirpano e mi tagliano come se fossi una gramigna. Lì invece, nonostante tutto, sono stato piantato in un bel vaso, mi osservavano mentre crescevo e mi hanno fornito una sistemazione adeguata; nel frattempo Roberto mi faceva tante fotografie e tante misurazioni, fino a quando mi ha persino messo un bel cartellino con il mio nome ben in evidenza; allora devo essere diventato famoso! Non sono bello come altre piante palustri, i miei fiori sono marroni e quasi invisibili ma faccio il possibile per farmi notare: ho sempre il vizio di disseminarmi qua e là, ma in pochi sanno resistere alle mie infiorescenze ad ombrello che ondeggiano alla brezza invernale.”
“Salve a tutti, io sono una Brasca comune e prima di arrivare nel laghetto di Roberto, abitavo in una piccola pozza di un podere in uno sperduto paesino della Toscana, non lontano da San Quirico d'Orcia (SI). Vivevo in compagnia di ranuncoli, tife e ranocchie color smeraldo ed i mezzadri che abitavano nel casale venivano spesso nello stagno ad abbeverare le loro bestie; pensate che la nonna di Roberto è nata proprio in quella casa e me la ricordo ancora quando, da bambina, veniva con il secchio a prendere l'acqua. E' passato molto tempo: sono cresciuto, mi sono allungato e da 10 anni ormai ho un posto d'onore in una vasca insieme alle bellissime ninfee bianche. Io ora sono al sicuro, ma chissà se la pozza dove sono nato esiste sempre…”
“I miei predecessori vivevano nelle paludi del Sud America; io non le ho mai viste ma altre piante mi hanno raccontato che erano ambienti davvero stupendi. Sono nata dentro una provetta anzi, sarebbe più giusto dire siamo nate: io e le mie sorelle siamo tantissime, tutte uguali e tutte nate dallo stesso minuscolo frammento di tessuto. Quando eravamo piccolissime ci hanno tenute al caldo, sotto alle lampade e con le radichette inserite dentro ad una soffice e gustosa gelatina biancastra. Non ci facevano mancare niente ma, quando siamo cresciute un po', ci hanno trasferito in un vasetto di rete, hanno sostituito la gelatina con una zolletta di un materiale leggero e spugnoso, mettendoci le radici immerse nel nostro elemento naturale: l'acqua. Le nostre foglie, diventate sempre più lunghe, potevano finalmente svilupparsi nell'aria libera, ed era un piacere fare fotosintesi dentro a quella serra calda sotto le forti luci dei neon. Un giorno, quando eravamo tutte cresciute alla stessa altezza, abbiamo dovuto salutarci: ci hanno protette dentro a sacchetti di plastica trasparenti e ci hanno raggruppate in scatole di polistirolo, ognuna con delle scritte strane in lingue diverse. Non avrei più rivisto le mie sorelle, ma in fondo era come se una parte di esse fosse sempre con me: del resto siamo o non siamo tutte identiche?? Il viaggio nella scatola è stato piuttosto breve ma, in seguito, ho dovuto subire dei noiosi e fastidiosi passaggi, sballottata in vasche con acqua alta e sporca: non ero abituata a stare in apnea ed è stato veramente difficile abituarmi a questa nuova vita. Finalmente avevo trovato una buona sistemazione in un acquario ma, crescendo, ero arrivata al pelo dell'acqua e il mio padrone decise di potarmi, regalando delle talee proprio a Roberto. Nel suo giardino ho dovuto subire l'ennesimo cambiamento e per fortuna che noi Heteranthera zosterifolia siamo piante robuste ed adattabili: sono stata piantata in un bel vaso, con del terriccio grasso e nutriente, posizionato in una vasca all'aperto con poca acqua: per la prima volta nella mia vita potevo godere della vera luce del sole! Non mi scorderò mai quel momento magico… Questa nuova situazione era davvero perfetta: potevo stare con le radici al fresco nell'acqua, potevo far crescere le mie foglie all'aria e farle irrobustire al sole e, ancora di più, potevo fiorire. Con il passare dei giorni, però, la luce diminuì sempre di più e l'aria cominciò a farsi fresca; una notte l'acqua si irrigidì di colpo e si trasformò in una cosa strana e tagliente che non avevo mai visto prima e che nei miei paesi di origine (mi hanno detto) non esiste. Questa cosa mi fece bruciare qualche foglia, ma noi abbiamo la cuticola dura e ben presto il freddo è passato. Questa nuova vita mi ha riservato molte sorprese, tante sensazioni che non avevo mai provato ed ormai sono diversi anni che vivo sempre all'esterno, sotto la rassicurante luce del sole. Già che ci siamo voglio raccontarvi un'ultima cosa di cui vado fierissima: dopo la fioritura, alcuni insetti mi hanno aiutato a produrre dei semi fertili e questi, robusti come la madre, sono germinati in altre vasche vicine, resistendo senza problemi al secco e al freddo. D'altronde buon sangue non mente!”
Incredibile, hanno già detto tutto loro. Ed io ora di cosa parlo?? Spero non vi abbiamo recato troppo disturbo; non è facile accontentarle, non sempre riusciamo a farle star bene e a conviverci come vorremmo ma, in fondo, se siamo qui a condividere le nostre passioni e a passare dei bei momenti insieme lo dobbiamo soltanto alle piante.
Forse, cercando di capirle, capiremo meglio anche noi stessi.
Forse in loro compagnia ci scorderemo anche dei problemi che ci circondano.
Forse per un attimo avremo l'ambizione di esserci avvicinati alla Natura e alle sue verità.
Forse…
continua..