Molto spesso, nella coltivazione delle nostre piante, nei nostri giardini o nei vasi sul terrazzo, ci troviamo a dover fare i conti con problemi ai quali non riusciamo a trovare una soluzione: ci sembra di aver seguito alla lettera i consigli e i dettami specifici per ogni pianta, eppure queste sembra si rifiutino categoricamente di rispondere alle nostre amorevoli cure, ammalandosi di sconosciute e quasi sempre nefaste malattie, tanto che noi stessi tendiamo a perdere una faticosamente conquistata autostima e ad autobollarci con il marchio di “pollice nero”. In una buona percentuale dei casi simili fallimenti sono dovuti all'inconsapevole utilizzo di un substrato non idoneo alla coltivazione di quella data specie vegetale, che si trova dunque a dover affrontare un habitat ostile, un po' come potrebbe capitare ad un esquimese costretto a vivere nella foresta pluviale. I rapporti fra pianta e substrato sul quale essa cresce e dal quale deve trarre gran parte del nutrimento, sono estremamente complessi, e la loro comprensione implica uno studio approfondito sia della chimica e della fisica del suolo, che della fisiologia vegetale. Poiché una trattazione organica e completa richiederebbe la stesura di un volume, iniziamo a sgrossare la materia e a dipanare la matassa prendendo spunto da alcune fra le domande relative ai problemi più frequenti proposti sul forum dagli utenti, cercando di rispondere nel modo più esplicativo possibile senza, per ora, ricorrere a formule e reazioni chimiche e biochimiche troppo complesse. Ove il ricorso a queste ultime si riveleli indispensabile, cercherò di introdurle in modo adeguatamente soft.
Acidità, basicità e correzioni
Alcune di queste FAQ riguardano l'acidità o la basicità del substrato, che risulta, soprattutto per alcune specie, acidofile, o, al contrario, basofile, un fattore decisivo e limitante.
Ecco alcuni estratti dalle ultime discussioni sul tema…
Come verificare, a spanne, l'acidità o la basicità di un terreno
- … L'Acer rubrum vegeta bene e preferibilmente in terreno acido! Quindi lo sai il PH del tuo terreno?
- Ecco il punto dolente! Non ho nemmeno la più pallida idea di che tipo di terreno ho… una volta ho chiesto informazioni in un negozio che faceva fare analisi dei terreni, e mi hanno scoraggiato dicendomi che non aveva senso fare un'analisi per un giardino, e che si usa farle solo per ettari di campi!
Quello che so è che il terreno è tendenzialmente argilloso (anche se quest'anno la situazione è molto migliorata) e a grana molto fine (quasi sabbioso). Inoltre, prima di diventare la mia casuccia, il terreno era stato coltivato a mais per molti anni (senza nessuna rotazione, quindi presumo che sia piuttosto scarso di nutrienti…)
Dite che sia il caso di fare comunque un'analisi prima di decidere che albero piantare? C'è qualche modo per capire che tipo di terreno è senza ricorrere all'analisi?
In ogni caso dubito sia acido: sia l'erica che l'azalea stentano a crescere bene…
-… Comunque ci sono metodi empirici per sapere il PH , anche solo con una cartina tornasole, poi mannaggia a me Lidia ne aveva scritto uno basato sull'osservazione delle piante autcone,ma non lo ho salvato Lidia che lo riscrivi? Please!?
- Per l'acidità: occorre tenere presente che i nostri terreni sono, nella maggior parte dei casi, da neutri a subacidi. Terreni molto acidi sono quelli delle foreste igrofile e quelli torbosi d'alta montagna, delle steppe e della taiga. Terreni basici, più rari, sono quelli derivati da matrice calcarea o indotti da dilavamento. Un metodo “facile” per accertarsi che il terreno non sia eccessivamente ricco di calcare attivo consiste nel prelevare un po' di terra con un cucchiaino, lasciarla asciugare bene al sole, e versarci sopra del succo di limone. Se non “frigge” la basicità è contenuta, altrimenti occorre intervenire acidificando. Stessa cosa può essere effettuata con un terreno che si presume essere molto (troppo) acido: la verifica si effettua aggiungendo al cucchiaino di terra un po' di acqua distillata, si lascia riposare per qualche ora e si aggiunge poi un pizzico di bicarbonato di sodio. Se frigge il terreno è troppo acido, e va corretto mediante l'aggiunta di calce o di sabbia calcarea. Predisporre un elenco scalare dei terreni in base alla vegetazione autoctona è possibile, a patto di conoscere nei minimi dettagli la composizione floristica della zona da considerare e di possedere copetenze di botanica e fisiologia vegetale non indifferenti, oltre che una cultura geografica, geologica e pedologica della zona da valutare di primo piano…
I dubbi di Amleto
- Dopo aver fatto le prove consigliate da enotime sul topic “pioppi e betulle”, sono giunta alla conclusione che il terreno del mio giardino, oltre a essere abbastanza argilloso, è decisamente troppo basico!
Mi piacerebbe migliorare la situazione. Essendo il giardino abbastanza grande, non vorrei però spendere troppo…
Ho a mia disposizione una certa abbondanza di aghi di pino e cenere di legna. Dovrebbero essere di aiuto, giusto? Li spargo in giro per il giardino? Ci sono altri metodi “economici” per migliorare la situazione?
- Sicura che la cenere renda il terreno acido? comunque io sapevo che erano buone anche le foglie di quercia (tutte le specie) per rendere il terreno acido, anche se credo che convertire un terreno argilloso e basico a acido sia un po’ un impresa, forse dovresti agire su una piccola porzione come un aiuola….
- Grazie Carlo. L'intenzione non è quella di rendere acido il terreno, ma solo quella di migliorarlo un po' rendendolo un po' meno basico. Sulla cenere non sono sicura, ma un'amica mi ha detto così (non sono sicura al 100% che sia affidabile)
Le foglie di noce vanno bene come quelle di quercia? Di quelle ne avrei un bel po'…
- non saprei, quello che rende acidi i terreni mettendoci le foglie è l'acido tannico contenuto in esse in quantità elevate, mettile a mollo in acqua e guarda se l'acqua diventa rossa o marrone tipo tè nero…se si mettile e vediamo se la situazione migliora…
- La cenere contiene grandi quantità di calcio, non acidifica affatto il terreno, semmai lo rende più basico, inoltre peggiora il terreno argilloso perché lo compatta ulteriormente, usane un po’ nel compost e nell'orto… aghi di pino e foglie triturate vanno bene, ma devono essere ben decomposti, a meno che hai un giardino vergine o da vangare, in tal caso puoi buttarli anche non decomposti, ma non è che ci puoi piantare subito il prato… insomma acidificare un terreno prima di impiantarci il giardino già è difficile, figurati farlo con il giardino “in atto”… la cosa migliore rimane la torba acida, ma per migliorare un giardino grande hai voglia, ce ne vuole gran quantità (e non è che costi poco) e lavorazione profonda o almeno 30-40 cm, insomma un lavoraccio… io raccoglierei gli aghi di pino e le foglie (triturate è meglio), e le farei decomporre in cumulo finché non ottengo un terriccio (ci potrebbe volere molto tempo, diciamo un anno) e nel frattempo userei torba acida, nelle aiole, incorporandola un po’ nel terreno…
- La cenere non acidifica affatto anzi alza decisamente il pH essendo ricchissima di potassio e suoi composti. Per acidificare (ne abbiamo già parlato in tanti altri post) occorrono grandi quantità di torbe, sostanze organiche, gesso ecc.. I risultati sono spesso poco duraturi specie se si parla di terreni aperti e non di piccole aiuole. P.S.: non mi ero accorto della risposta pressoché contemporanea di Paco
- Ciao Gazza, leggo solo ora il tuo post sull'esperimento effettuato. Dunque, attenzione: la prova con il succo di limone ti ha dato solo un'indicazione di massima, non ti ha detto per quale motivo il terreno sia basico, nè di “quanto” lo sia veramente. In pratica hai eseguito quella che in chimica si chiama un'analisi qualitativa e non un'analisi quali-quantitativa. Le cause per le quali un terreno può essere basico possono essere diverse e, nel tuo caso, riconducibili a due fattori che ti riassumo all'osso: il primo fa riferimento alla possibile matrice calcarea naturale del substrato pedologico del tuo terreno; il secondo fa riferimento al contenuto di notevoli quantità di sali nell'acqua di irrigazione, sommato all'utilizzo di notevoli quantità di concimi chimici. In entrambi i casi, qualora “quantitativamente” la basicità assuma valori critici per le piante, la sofferenza di queste ultime può essere facilmente verificata in quanto le piante manifestano i sintomi da carenze minerali, clorosi ferrica in primis (ingiallimento delle foglie, partendo dai bordi e via via esteso al lembo fogliare, generalmente con l'esclusione delle nervature) o da altre carenze se quest'ultima viene combattuta tramite la somministrazione di chelati di ferro, riconoscibili per decolorazioni o ipercolorazioni o seccumi dei lembi fogliari, più evidenti sulle piante particolarmente soggette e delicate come le acidofile. In ogni caso, la “cura” dei terreni calcarei deve essere mirata affinché l'eccesso di calcare attivo venga neutralizzato, rendendolo insolubilizzabile. A tal fine il correttivo più comune è il gesso, analogamente al quale si comportano altri sali di calcio, come il cloruro. Oltre a ripristinare la saturazione calcica del complesso di scambio delle argille, ed a riportare il terreno verso la neutralità, essi migliorano la disponibilità del fosforo e ripristinano il normale svolgimento dell'attività microbica. Utile anche la somministrazione di solfato ferroso eptaidrato, presente in natura con il nome di melanterite, o di origine industriale come sottoprodotto dell'industria siderurgica e noto come “scorie Thomas”, alle quali viene fatta seguire la somministrazione di pirite addizionata di tiobatteri, che innescano la reazione di ossidazione del ferro nel terreno. A questo punto si può procedere con un programma mirato di fertilizzazione a base di concimazione organica, sostenuta dalla somministrazione dei microelementi di cui si sia riscontrata l'eventuale deficienza. Se il giardino è grande e/o le piante non manifestano sintomi di carenze, puoi limitare gli interventi alle aree destinate ad ospitare le acidofile, che, come detto, risultano essere le più sensibili all'alcalinità del terreno, e tenendo conto dello status quo al momento di nuovi impianti.
- enotime, la tua competenza è notevole… ma mi sembra che le sostanze e i programmi che consigli mi sembrano più adatti alle coltivazioni industriali piuttosto che ad un giardino familiare… o almeno io non ho notizia sull'uso delle sostanze che citi in alcun giardino familiare… a parte il fatto che io non ho ancora capito se il giardino in questione è già impiantato o è in fase di creazione (con la possibilità quindi di arature e lavorazioni varie)… gazzaladra se ci vuoi delucidare… io sarei più favorevole all'ultima parte del tuo discorso, enotime, cioè scelta di piante poco sensibili al calcare, e miglioramento con sostanza organica delle parti in cui si vogliono impiantare essenze più sensibili…
Quando far effettuare un'analisi appropriata
- Eccomi qua! Grazie per i consigli paco, e grazie per l'utile lezioncina enotime!
Allora, il giardino è grosso modo già impiantato, e ho iniziato a pormi il problema della basicità del terreno quando ho visto i primi “problemi” (per essere precisi, la magnolia ha iniziato a ingiallire (quasi fino a sbiancare i nuovi germogli), le acidofile “fanno fatica” nonostante le specifiche concimazioni… anche l'olea fragrans ha iniziato a dare dei problemi, ma non sono ancora sicura che la causa sia la stessa…
Le dimensioni sono di circa 500/600mq, un po' troppo per comprare la torba necessaria… per ora ogni volta che faccio un impianto di qualcosa, cerco di fare una buca bella larga e aggiungere sabbia (per l'eccesso di argilla), un po' di torba e aghi di pino. Ma solo sulle buche di impianto.
Mi sa che un po' di compostaggio di aghi di pino lo faccio, tanto ne ho in abbondanza (mia suocera ha due enormi pini, orribilmente capitozzati, che ne producono in quantità…)
Poi, nel mio piccolo, seguirò i consigli di enotime. Chissà che col tempo la situazione migliori!
- @Paco e Gazzaladra: Paco, hai abbastanza ragione! Infatti tutto il preambolo è stato esposto per “sconsigliare”, motivandolo, un intervento così complesso, e facendo chiaramente intendere che se le piante non mostrano segni di sofferenza evidenti il gioco non vale la candela… Inoltre l'indicazione fornita dall'acido citrico contenuto nel succo di limone, come detto, non fornisce indicazioni valutabili rispetto ai motivi della reazione che produce CO2, né può quantificare la concentrazione ionica negativa, e dunque neanche permettere di calcolare il potenziale redox. Resta però da sottolineare che, invece, da quanto ci dice Gazza, le acidofile mostrano chiari sintomi di intolleranza al substrato e che acidificare mediante aghi di pino, che vanno comunque interrati a più riprese e ad una buona profondità, manifestando una qualche utilità solo dopo qualche anno, comporta sostanzialmente lo stesso lavoro, se non di più, (tenendo conto che vanno acidificati almeno i primi 30/40 cm di substrato), e che gli aghi di pino, da soli, non sono sufficienti, in quanto scarsamente decomponibili, e che dunque a questi vanno aggiunti torbe e terricci di foglie non cerose o resinose. Dal punto di vista economico, poi, costa sicuramente meno una camionata di gesso e qualche quintale di scorie Thomas, piuttosto che quantità industriali di torbe acide, aghi di pino, terriccio di foglie, ecc. Per fortuna i terreni veramente basici sono relativamente pochi, in Italia, e le piante inadatte sono in numero tutto sommato altrettanto limitate. E' altrettanto vero che l'uno e l'altro metodo possono trovare vantaggiosa applicazione in un terreno “vergine”, e che nel caso di Gazza entrambe le soluzioni comportano una manomissione piuttosto consistente rispetto agli impianti presenti. Io valuterei, se fossi in Gazza, l'opportunità di un'analisi chimico fisica più approfondita del suo terreno, tamponando l'emergenza, nel frattempo, trattando, con l'uno o con l'altro metodo le aiuole destinate alle acidofile, e tenendo conto della reazione tendenzialmente basica del substrato per i nuovi impianti…
- Accetto volentieri il consiglio, enotime, farò come hai detto.
Intanto grazie mille, ora ho le idee decisamente più chiare!
P.S.: prima dell'inverno avevo intenzione di “pacciamare” le zone intorno alle rose e alle altre piante (acidofile comprese) con del letame maturo, per poi zappettarlo e mischiarlo al terreno in primavera. Visto le condizioni del terreno, è un'idea valida?
- Sempre!
- Ultima domandina sull'argomento…
Di solito è facile avere info su quali piante amano i terreni acidi, metre è piuttosto difficile scoprire quali piante invece amano i terreni alcalini. Al massimo si trovano indicazioni del tipo “sopporta anche terreni alcalini”.
Non mi è chiaro: se una pianta non è un'acidofila, allora ama il terreno alcalino? Oppure il terreno alcalino non è amato da nessuna pianta, semplicemente alcune si “adattano”? O esistono piante che prosperano solo in terreno alcalino?
Scusate l'ignoranza…
- Beh, ci sono diversi gradi di basicità, così come di acidità… Alcune piante sono particolarmente esigenti per una tipologia, altre, all'inverso, lo sono per l'altra. Alcuni tipi di giaggioli, per esempio, crescono bene e si sviluppano al meglio solo su suoli basici, così come l'uva, che dà il meglio di sé proprio su questi terreni. Va detto che però, in genere,la maggior parte delle piante sopporta meglio una lieve acidità che una lieve o moderata basicità, e stilare un elenco completo non è facile, perché intervengono altri fattori, climatici e non. La cosa migliore da fare, come già dicevo, è verificare “quanto” sia effettivamente basico il terreno, e non mettere quindi il carro davanti ai buoi…
- Hai ragione, farò così. Ho solo un problema: a chi mi rivolgo? Devo andare nei consorzi? Oppure esiste qualche laboratorio specifico dalle mie parti a cui chiedere? Esistono dei kit per “arrangiarsi”?
Grazie enotime, e scusa se aprofitto troppo della tua competenza!
- Beh, i kit esisterebbero pure, ma, a parte il fatto che bisogna avere la padronanza della materia (sia nella fase di campionamento, che in quella analitica, che di calcolo, che interpretativa dei risultati), fra reagenti e attrezzatura minima andresti a spendere più che a farti fare un'analisi in un laboratorio attrezzato… Per info puoi rivolgerti ai consorzi agrari, ai consorzi di tutela dei vini DOC della tua zona, a qualche grossa azienda agricola che disponga di un agronomo e di un laboratorio attrezzato, oppure tramite internet cercando la voce “laboratori chimici - analisi del suolo” di Bassano o dintorni. Non so se ci sia ancora: fino a qualche anno fa c'era anche qualche laboratorio che effettuava una specie di “servizio on line”, inviandogli la campionatura, ma non avendo mai avuto esperienza diretta non me la sento di consigliartelo… Tramite MP ti mando le analisi che io farei effettuare e le metodologie d'analisi da seguire, così puoi chiedere uno o più preventivi. La spesa comunque dovrebbe essere abbastanza contenuta, non spaventarti…
- Thank you!
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