Ornamentale, vigorosa e dall’aspetto esotico, l’Angelica del Giappone è una pianta capace di dare carattere al giardino. Ecco come coltivarla e mantenerla sana nel tempo.

L’Angelica del Giappone, il cui nome scientifico è Aralia elata, è un arbusto o piccolo albero deciduo originario dell’Asia orientale. Apprezzata soprattutto per le grandi foglie dall’aspetto elegante e per le vistose infiorescenze estive, è una pianta interessante per chi desidera creare un angolo verde dall’impronta esotica. Rustica e piuttosto adattabile, una volta ben sistemata richiede cure relativamente semplici.
Caratteristiche dell’Angelica del Giappone
L’Aralia elata presenta fusti eretti, spesso provvisti di spine, e può raggiungere diversi metri di altezza. Le grandi foglie composte, formate da numerose foglioline, creano una chioma leggera ma molto decorativa. Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno produce piccoli fiori bianco-crema riuniti in ampie infiorescenze, seguiti da bacche scure. In autunno il fogliame assume spesso piacevoli tonalità gialle prima di cadere.
Coltivazione
È una specie resistente e adatta soprattutto alla coltivazione in piena terra. Predilige un terreno fertile, profondo e ben drenato, ma riesce ad adattarsi anche a suoli meno ricchi. Al momento della messa a dimora è utile lavorare bene il terreno e aggiungere sostanza organica. Va lasciato spazio sufficiente intorno alla pianta, considerando le dimensioni che può raggiungere con il tempo.
Esposizione
L’Angelica del Giappone cresce bene sia in pieno sole sia in mezz’ombra. Una posizione luminosa favorisce uno sviluppo vigoroso e una buona fioritura. Nei luoghi caratterizzati da estati particolarmente calde, una collocazione con sole al mattino e una leggera ombra nelle ore più torride può aiutare a proteggere il fogliame.

Potatura
Non necessita di potature frequenti. Alla fine dell’inverno si possono eliminare i rami secchi, danneggiati o disordinati, intervenendo anche per mantenere una forma equilibrata. È consigliabile utilizzare guanti robusti, poiché fusti e rami possono essere spinosi. Vanno inoltre controllati gli eventuali polloni che compaiono alla base.
Rinvaso
La coltivazione in vaso è possibile soprattutto per gli esemplari giovani, scegliendo contenitori ampi e profondi dotati di un buon drenaggio. Il rinvaso può essere effettuato all’inizio della primavera, quando le radici hanno occupato gran parte dello spazio disponibile. Con la crescita, tuttavia, la piena terra rappresenta generalmente la soluzione più adatta.
Concimazione
In primavera è utile distribuire alla base della pianta compost maturo o un concime organico. Questa semplice operazione favorisce la ripresa vegetativa e mantiene fertile il terreno. Se la pianta cresce regolarmente e presenta foglie sane, non sono necessarie concimazioni frequenti o particolarmente abbondanti.
Irrigazione
Gli esemplari appena messi a dimora richiedono annaffiature regolari, specialmente durante i periodi caldi e asciutti. Una volta ben radicata, l’Aralia elata sopporta meglio brevi periodi di siccità. È comunque preferibile mantenere il terreno moderatamente fresco, evitando ristagni d’acqua, che possono danneggiare le radici.

Parassiti e malattie
È generalmente una pianta robusta, ma condizioni sfavorevoli possono favorire la comparsa di afidi, cocciniglie o acari. Un terreno costantemente troppo bagnato può invece aumentare il rischio di marciumi radicali. Controllare periodicamente foglie e fusti permette di individuare rapidamente eventuali problemi e intervenire prima che diventino più seri.
Moltiplicazione
L’Angelica del Giappone può essere moltiplicata tramite seme o polloni radicali. La separazione dei polloni è spesso il sistema più semplice: gli esemplari giovani che si sviluppano vicino alla pianta madre possono essere prelevati durante il periodo di riposo vegetativo e ripiantati in un luogo adatto. La semina richiede invece più tempo e pazienza prima di ottenere piante ben sviluppate.
