Birdgarden: il giardino secondo natura di Angela Zaffignani

di Alessandra Vindrola

Un giardino non è un giardino se non è abitato. Non dagli umani, o almeno non solo, ma dai molti animali che se ne servono come riparo o fonte di nutrimento: uccelli e farfalle, scoiattoli e api, anfibi e libellule….. Forte di questa convinzione Angela Zaffignani ha portato, per prima,in Italia il birdgarden. Un modello di giardino che ha conosciuto visitando oasi e giardini inglesi, complice anche l’attività del marito, per molti anni responsabile della Lipu.

Angela Zaffignani

 

Copertina del libro “Birdgarden” pubblicato da Mattioli 1885  

Il suo libro “Birdgarden: il giardino naturale e i suoi ospiti”, edito da Mattioli 1885 (con le illustrazioni di Gabriele Pozzi) è ancora oggi considerato un manuale fondamentale per un approccio a un giardino vivo ed ecosostenibile.

“Tutto possono avere un giardino naturale” spiega Angela Zaffignani, che negli anni ha realizzato numerosi giardini didattici e ha lavorato per il settore Verde pubblico di Parma, dove ha realizzato due parchi pubblici. “Anche chi abita in un terrazzo nel centro di Milano, o ha un piccolo giardino in una zona urbanizzata. Si riducono un po’ le essenze, si fanno scelte, ma il principio guida è sempre lo stesso: puntare su un mix di piante autoctone, preferire la siepe mista a quella monovarietale, inserire piccoli nidi e mangiatoie artificiali per accogliere gli uccelli”.

 
 
 
 

5 regole per un giardino naturale

Per Angela Zaffignani le indicazioni per avere un giardino naturale sono semplici e possono essere applicate in qualunque giardino.

  • Una siepe mista autoctonaArbusteto del birdgarden del castello di Acqui Terme. Disegni di Gabriele Pozzi

“Bella in tutte le stagioni, a cominciare da gennaio e per quasi tutto l’anno: a gennaio il nocciolo (Corylus avellana) , poi il corniolo (Cornus mas), il prugnolo (Prunus spinosa), poi i viburni, il Pallon di maggio (Viburnum opulus) e il lantana e il biancospino (Crataegus monogyna). In molti casi, alle fioriture seguiranno le bacche, che sono nutrimento per gli uccelli ma anche decorative.

 

  • Un albero o un boschetto


“Ci vuole un grande albero o almeno un alberello, per offrire un punto di osservazione dall’alto. Gli uccelli hanno bisogno per prendere confidenza con il posto e per evitare i nemici a terra”.

  •  Una fonte d’acqua o uno stagno


“L’acqua è fondamentale, e chiaramente uno stagno rappresenta una grande opportunità per ospitare anche anfibi. Ma quando lo spazio è limitato, su un terrazzo o un balconcino, è sufficiente un sottovaso con un po’ di sassolini come posatoi. Serve sia come abbeveratoio -importantissimo in inverno- ma anche per il bagno degli uccelli, altra necessità fondamentale per proteggersi dai parassiti e restare in salute”.

  • Una bordura

“Un mix di fioriture miste per attirare gli insetti impollinatori: la classica bordura grigia di aromatiche, utili anche in cucina, ma ovviamente ci si può sbizzarrire a seconda delle condizioni climatiche, dell’esposizione e della stagione”.

  • Mangiatoie e nidi artificiali

“Piccole mangiatoie da mettere vicino a casa nel periodo invernale, in posizione protetta dai felini di casa e da altri pericoli. Gli uccelli si abitueranno poco per volta e sarà un piacere osservarli dalle finestre.. E poi i nidi artificiali, per rendere uccelli e pipistrelli residenti nei giardini”.

Molti amici e… qualche nemico

Tutti si emozionano a vedere un pettirosso, le cinciallegre, un riccio o una bella farfalla, ma non sempre si considerano tutti gli abitanti del giardino come ospiti desiderabili. Ragni e vespe possono far paura, così come non sempre si è entusiasti di ospitare topolini o di vedere le rose invase dagli afidi…

“La vita non è mai un pericolo” ribatte Angela Zaffignani “e infatti ho sempre invitato i bambini a prendere in mano gli insetti, a guardarli con attenzione e coglierne la bellezza. Quanto a quelli che sono considerati i nemici delle piante, il giardino non andrebbe mai trattato: la maggior parte degli insetti cosiddetti dannosi, a cominciare dagli afidi, si possono tollerare. E se si è optato per piante autoctone, sono di solito già ben adattate a sopportare le ‘invasioni’ senza soffrirne troppo. Pensiamo anche ai grandi nemici di questi anni: l’ifantria ha trovato negli ultimi anni un nemico naturale e si va riducendo, la processionaria va sui pini e si può scegliere per altre specie…il giardino naturale sa ritrovare i suoi equilibri, così come non teme gelo o siccità”.

Giardini familiari e parchi pubblici

Angela Zaffignani vive a Parma, dove è stata responsabile del verde pubblico del Comune per alcuni anni, e dove ha ideato e promosso una serie di iniziative culturali legate al tema del verde, tra cui “Giardini Aperti”, rassegna che ha aperto alla visita alcuni prestigiosi giardini privati di Parma, e “Il Verde si Legge”, per promuovere letture di prosa e poesia sul tema della “natura” negli angoli segreti del verde urbano.
“Lavorare sul verde pubblico è stata un’esperienza molto dura, anche se di grande interesse. Ho lottato contro potature a dir poco allucinanti: e anche se abbiamo messo a punto un regolamento del verde pubblico rigoroso, il problema esiste ancora oggi.

Il Parco dei 100 alberi a Parma

Però è stata anche un’occasione bellissima, ho contribuito alla creazione di due grandi parchi pubblici contigui, il Parco dei 100 alberi (un parco di biocompensazione che ha avuto come sponsor l’edizione parmense del quotidiano La Repubblica) che ha utilizzato come punto di partenza uno studio dell’istituto di biometeorologia del Università di Bologna sulle piante con maggior capacità di assorbimento degli agenti inquinanti, e il Parco dei poeti, dedicato ai letterati parmensi più e meno famosi, un percorso in un grande prato con delle isole attrezzate con panchine, una targa dedicata al poeta e segnate da un albero o un arbusto.

Un filare di alberi scelti per la capacità cdi contrastare gli agenti inquinanti

E infine ho lavorato alla realizzazione dei Giardino dei sensi nell’area verde di Bizzozero, pensato per gli ipovedenti e distinto in tre aree dedicate all’olfatto, al gusto-e al tatto, e all’udito”.

Salva

Salva

Salva

Salva

Lascia un commento