C’è un gatto in giardino. Equilibrismi possibili tra cuore, foglie e vibrisse -parte I

di Maria Acquaria

A Romeo,
che fu il mio angelo custode

 

 

Mi è capitato spesso di notare come i gatti siano una presenza quasi costante nei giardini. Fateci caso: basta guardare meglio la foto o il “ritratto” dipinto di un giardino – in Italia, in Gran Bretagna, in America, in Australia… non importa dove, non importa l’epoca e neanche la dimensione – e immancabilmente vi accorgerete di due piccole orecchie appuntite che spuntano da dietro un cespuglio, di una ciotola per l’acqua o di una coda che pende mollemente da un muretto o da un ramo, rivelando la presenza di un gatto addormentato… Che strano, prima non li avevate notati, vero?
Di certo, con il giardino i gatti arrivano ad avere un legame molto speciale.
È un legame che non deriva semplicemente dal fatto di poter disporre di un territorio di caccia, né dall’ ammirazione che i felini nutrono per la bellezza delle piante. Storie d’amore tra gatti e giardini, perché se i gatti amano i giardini, di sicuro i giardini, quelli veri, amano i gatti.

Questo articolo sarà pubblicato a puntate e al termine sarà messo on line un pdf da scaricare gratuitamente.
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In questo parliamo di qualcosa che sta molto a cuore di tutti i giardinieri, cioè come evitare che i gatti scavino tra le piante.

Le strutture per l’igiene e la cura del corpo e dinamiche escavatorie della lettiera ideale

Anche se è stato abituato a fare i suoi bisogni in una apposita cassetta, tenuta costantemente pulita dall’umano di buona volontà, il più educato dei gatti di casa non potrà resistere di fronte alla possibilità di esercitare in un vaso o in un pezzetto di terra morbida una delle sue attività predilette: scavare.
Naturalmente, non si tratta di uno scavo fine a sé stesso, i gatti non fanno quasi mai niente di inutile. È uno scavo finalizzato alla preparazione della “toilette” ideale. Molto spesso, questo tipo di trattamento viene spontaneamente riservato dal gatto solo a un certo vaso o a una tal pianta in giardino.

Per evitare inconvenienti potremmo proporre al nostro amico una zona alternativa, facendo in modo che la consideri “degna” delle sue attenzioni.
Prepariamo, in un punto che offra una certa privacy (ad esempio, in un angolo protetto o dietro un cespuglio; in questo luogo il micio dovrà sentirsi sufficientemente sicuro, al riparo da rumori o presenze che potrebbero disturbarlo), una ciotola di 80-100 cm di diametro, alta nel punto più profondo 15-20 cm, riempita di vecchio terriccio (quello esausto dei rinvasi si presta bene), possibilmente misto a sabbia.
Per rendere il posto più invitante, ci si può buttar dentro qualche rametto o qualche croccante foglia secca: la fantasia del piccolo felino li trasformerà immediatamente in pericolosissime prede, che solo lui, con il suo coraggio, saprà affrontare… La ciotola potrà essere decorata, da un solo lato o lungo i bordi, con piante di piccole dimensioni, che certo saranno destinate ad un’esistenza piuttosto dura. Sarà bene utilizzare economiche fioriture stagionali, sostituibili di frequente e senza troppi rimpianti, o qualche pianta “pioniera”, cioè in grado di sopportare con relativa facilità certi maltrattamenti. Ad esempio, ho avuto modo di testare personalmente la resistenza di una piccola nandina (Nandina domestica) e di un paio di bergenie (Bergenia cordifolia).

PennyBlack si accinge ad usare una delle sue ciotole preferite (per la verità diventata un po’ troppo piccola per lui)

Per non parlare della straordinaria performance di un ciuffo di giunco (Juncus inflexus). Voglio proprio raccontarvi la storia di questa pianta. Era un cespo bello e folto, che sistemai in un vaso artigianale dipinto di un acceso blu elettrico. Stava benissimo accanto al secchio-lago.
Eravamo ormai nel mese di giugno, quando successe una cosa inaspettata: Cobà, la gattina ex randagia che durante l’inverno aveva deciso di prendere residenza a casa dei miei vicini, diede alla luce cinque micetti. Anzi, per la precisione, quattro gattine e un gattino: Rocco, il primogenito, bello come pochi; Pippo, che all’inizio sembrava un maschio (solo al compimento del suo primo anno di età la veterinaria si accorse che in realtà si trattava di una femmina); JndianaJones, Fan Fan, allegra e farfallona, ed EvaKant, nera più del nero inchiostro della più nera delle seppie, detta Eeee-vaaaaaaaa per la spiccata lamentosità.

A poche settimane dalla nascita, i gattini trovarono la strada per venire a giocare con le mie piante. Attaccarono subito, nell’ordine: due Cymbidium, dalle cui foglie si dondolavano come fossero liane; una Crassula ovata trentennale, i cui rami succulenti presero a cedere man mano che il peso delle micette scalatrici aumentava; il grigliato con il rincospermo, che tuttavia resistette impavido e… il povero ciuffo di giunco, presto trasformato, con le sue foglie lunghe e lisce, in una specie di scivolo per raggiungere più comodamente il secchio-lago.
La scena era questa: i gattini si arrampicavano su un vaso più alto (povera Tulbaghia, come l’hanno conciata!) e di lì saltavano nel bel mezzo del ciuffo di giunco; le foglie si piegavano e loro potevano lasciarsi scivolare nell’acqua, schizzando via subito dopo per ricominciare il gioco. Starli a guardare era un vero spasso. Si divertivano così tanto, come potevo fermarli?
Il povero giunco sopportò tutto quanto nel suo vegetale silenzio, ma in autunno era ridotto da far pena. Senza molte speranze, lo estrassi dal vaso azzurro e divisi il cespo. Ripiantai le porzioni lungo i bordi della ciotola-lettiera. In primavera cominciò a spuntare qualche timida fogliolina: la crescita da allora in poi proseguì decisa e ininterrotta, tanto da costringermi a trapiantare ciascun nuovo esemplare in un vaso separato!

Per mantenere un maggiore ordine, sarà bene cambiare periodicamente il terriccio della ciotola, almeno in superficie; se possibile, e soprattutto in inverno, sarebbe auspicabile ripararla dalla pioggia. Il gatto odia inzaccherarsi col terriccio umido e freddo e non sopporta il fango sotto gli artigli…

In alternativa alla ciotola, potrà essere lasciata a disposizione del gatto una porzione di terriccio sufficientemente ampia, alla base di qualche arbusto resistente piantato in un angolo riparato del giardino o in un vaso nascosto alla vista da altre piante.
Per esempio, da sempre PennyBlack ama usare come uno dei suoi bagni personali la cassetta (1m x 50 cm) all’interno della quale sono piantati due rampicanti: una Plumbago auricolata e una rosa, entrambi piuttosto spogli alla base. L’uso, per fortuna, è limitato alla primavera: prima il terriccio è troppo freddo e umido, dopo il rigoglio delle piante circostanti impedisce l’accesso all’insolita “ritirata”. Le piante, dal canto loro, non manifestano alcun disagio, anzi, sembrano beneficiare dell’apporto di sostanza organica.

N.B.Proprio come fanno i leoni, le tigri e gli altri grandi felini, i gatti maschi integri ma anche alcune femmine, come la mia Pittiella, possono sentire l’esigenza di “marcare” il territorio con l’urina. Lo fanno stando ritti sulle quattro zampe e spruzzando un po’ di liquido su una superficie verticale, come un tronco, un muro, o… una bella pianta.
Purtroppo, in questi casi gli interventi dissuasivi non si rivelano molto efficaci, soprattutto se i “colpevoli” sono dei randagi di passaggio, che dovrete eventualmente allontanare con molta pazienza.
Ricordo che mi ci vollero diversi mesi prima di riuscire a convincere Bandito a smettere di lasciar traccia del suo passaggio sul mio stendino. Sono convinta che lo facesse per dispetto, perché lo cacciavo via ogni volta che lo vedevo gironzolare dalle mie parti, nel timore che aggredisse Pittiella.
Un bel giorno dichiarai la tregua e misi a disposizione del vecchio lazzarone una scatola di cartone, per dormire tranquillo in un angolo del terrazzo. Lui continuava a scappare quando mi vedeva, ma sul mio bucato tornò finalmente il sereno.

Se invece l’autore del misfatto è il vostro micio è possibile che avverta una qualche forma di disagio e insicurezza, che senta in qualche modo “invaso” il suo piccolo regno.
Potrebbe essere utile cercare di tranquillizzarlo, allontanando per quanto possibile i gatti del vicinato e riservandogli qualche attenzione in più; io ho anche usato, sembra con un certo successo, dei feromoni di tipo sintetico: il diffusore si attacca semplicemente ad una presa elettrica. Sentite comunque il vostro veterinario.

La prossima puntata tratterà dei metodi dissuasori per salvaguardare le piante dalle unghiette dei felini.
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