Il paesaggio visto da Federico Gemma , illustratore naturalistico

Federico Gemma è un illustratore e pittore naturalistico, membro della Society of Wildlife Artists. Ha illustrato numerosi libri e collabora con molte riviste, italiane e straniere, ricevendo premi e attestazioni di ammirazione in tutto il mondo. Recentemente la Royal Mail ha emesso una serie di dieci francobolli sugli uccelli canori d’Inghilterra disegnati da Federico Gemma.

Durante i suoi viaggi “appunta” il paesaggio con rapide pennellate di acquerello: i suoi disegni tendono a raccogliere una visione precisa, nitida e completa, senza perdere immediatezza e freschezza.
Sorprende la capacità di passare da paesaggi selvatici a quelli rurali, urbani o i giardini controllati dalla mano umana.
Gli abbiamo chiesto il suo punto di vista sul paesaggio.

A sinistra Federico Gemma al “Langford Field Sketches Award 2013”, premio dedicato ai migliori schizzi e taccuini di campo. Gemma è stato premiato da David Attenborough.

 

 

Lo sguardo del pittore è diversissimo da quello del paesaggista e del giardiniere: cosa cerchi quando ti immergi nel paesaggio? Linee, colori, forme? Cos’è che ti attira irresistibilmente, che ti ammalia e ti immobilizza incantato, e che ti costringe a prendere il “blocco di appunti” per fermare ciò che hai visto?

Sono attirato dall’armonia delle forme e di conseguenza delle luci e delle ombre. Ma cerco un’armonia che nasce dalla spontaneità con cui un paesaggio è stato modificato dal tempo, un paesaggio che sia la testimonianza del tempo trascorso.
E poi ci sono cose belle, oggettivamente belle come può esserlo la cima di una montagna e altre che risvegliano in me un grande entusiasmo il paesaggio modificato dall’uomo in modo lieve, un vecchio casolare, un albero contorto dal tempo, un fontanile, l’alternarsi di ruderi e pascoli, una stalla.

Il disegnatore naturalista si prefigge sempre la precisione, ma l’acquerello consente, forse più di altre tecniche, omissioni e allusioni visive, unite a una intensa capacità di cogliere il dettaglio. Come ragiona il tuo cervello d’artista quando dipingi? In base a cosa decidi di tralasciare o esaltare una parte del tuo campo visivo? Penso ad esempio al disegno a corredo dell’articolo “Les cités du plèrin”, in cui Roma è colta con l’occhio di chi la abita, a cui non sfuggono i segnali di divieto, ma che preferisce non soffermarsi troppo sul traffico di strada, che invece è colto come caratteristico di altre città come Napoli

Cerco per quanto possibile di descrivere la realtà, di ritrarre anche le sensazioni, per lo più visive, che provo. È vero che spesso dirigo lo sguardo di chi guarda i miei lavori verso ciò che ha destato maggiormente il mio interesse, mettendo a fuoco determinati elementi o lasciando parti del disegno incompleti, ma evito di sottrarre dettagli per non perdere la complessità del mondo reale.
Nel disegnare un albero è quasi impossibile ritrarre ogni singolo ramo, e forse anche un esercizio inutile, ma cerco di avvicinarmi a quella complessità almeno cerco di farla intuire.
Ritrarre un palazzo o un edificio non deve limitarsi ad un esercizio di disegno architettonico ma vorrei riuscire a rappresentare il paesaggio urbano con tutto ciò che un edificio o una strada riesce a raccontare.

 

Cosa provi quando sei fisicamente dentro al paesaggio che stai dipingendo?

Un grande coinvolgimento emotivo, una forte empatia. Al di là di quello che solitamente si pensa quando dipingo raramente sono rilassato è un’attività che mi coinvolge totalmente. C’è una soddisfazione in quello che si ottiene ma anche un senso di frustrazione soprattutto difronte alla bellezza. Davanti a me c’è la perfezione e io non posso fare altro che una copia interpretata e il confronto è impietoso. Quando torno a casa e rivedo i lavori sembrano un po’ meglio.

 

 

È più bello il viaggio o la sosta per il disegno?
Sembra troppo se affermo che il viaggio è la ricerca di quella sosta?

Quali sono i paesaggi che ami di più? Forse quelli lacustri?

Amo moltissimo i paesaggi agricoli, i campi intervallati dalle siepi naturali, dai boschi dai muretti a secco. Gli alberi poi hanno qualcosa di sacro. Le grandi querce, i faggi hanno in sé una bellezza commovente.

I paesaggi lacustri rappresentano degli ambienti ricchissimi di fauna e biodiversità e purtroppo sono anche i più minacciati. Ma qui trovo la maggior parte delle specie, soprattutto di uccelli, che ritraggo nei miei quadri. In inverno si riempiono di specie svernanti mentre in autunno e primavera diventano importanti luoghi di sosta per la migrazione. Sono luoghi in cui c’è sempre qualcosa di inaspettato.

 

Ci sono paesaggi che non vuoi disegnare, e se sì, per quale ragione?

Non credo ci siano paesaggi che a priori non voglio disegnare, forse evito quelli banali dove con la parola banale intendo la perdita di complessità. E quindi un filare troppo ordinato di alberi senza sottobosco, una spiaggia spianata dal trattore con gli ombrelloni tutti in fila non generano in me una grande attrazione (così come per molti animali in effetti!)

 

Dipinti al volo, il blog di Federico Gemma
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