Il “pegging down” sulle rose. Cos’è e come si fa

Io e il Pegging Down
testo e foto di Barbara Atzei – su CdG lill@


Non vi parlerò di nulla di tecnico perché non ne ho nemmeno le competenze ma voglio raccontarvi di come mi sono ritrovata ad attuare questa pratica per pura necessità.

Anni fa comprai le mie prime rose, decisamente piccole essendo da talea e scelte solo informandomi su internet vista la totale inesperienza, ne arrivò una decisamente sbagliata, era una ‘Gros Choux de Hollande’ invece che una ‘Jacques Cartier’.
Io però l’ho coltivata ignara della cosa, non capacitandomi del perché avesse fatto tanti lunghi rami e nemmeno un fiore, per fortuna qualcuno mi spiegò il motivo… ma niente, mi sono ritrovata a dover gestire una rosa-polipo senza né la capacità né lo spazio!

A quel punto non sapevo davvero cosa fare, avevo pensato di tenerla a spalliera ma qui i venti sono molto forti e temevo che una volta che la pianta avesse continuato a crescere mi sarei ritrovata i pali della rete stroncati, per fortuna mi fu dato un suggerimento: “Metti degli archetti fatti col tondino di ferro e piegala!” e così ho fatto, mi sono procurata gli archi, ho fissato la pianta per non so quanto tempo ed ho cominciato, ho eliminato i rami troppo vecchi e ho piegato ad arco tutti i rami, fissandoli agli archi, quando è arrivato il momento della fioritura non c’erano solo i fiori in cima ai rami ma da ogni gemma si è sviluppato un mazzo di fiori profumatissimi e mi sono innamorata di questa rosa.

A fine inverno ogni anno slego la rosa, taglio i rami vecchi e rovinati e lego quello che ho lasciato, è un lavoro di pazienza ma ne vale la pena.
Questa tecnica è adatta a rose vigorose, non bisogna attuarla sulle altre perché le porterebbe a deperire velocemente.

Il risultato vale gli sforzi!

Se vuoi puoi leggere il thread in cui se ne parla su CdG.


Ultima foto di Maurizio Usai (MorrisNoor su CdG) su una sua pianta

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