L’importanza dell’angolo

(ovvero, riflessioni consolatorie per giardinieri senza giardino)

di Maria Acquaria

Il tavolinetto

L’hobby del giardinaggio, pur rappresentando una fonte certa di gratificazione, nasconde a volte delle strane insidie: capita spesso, infatti, che l’hobbista si trasformi in un tempo relativamente breve in giardiniere appassionato e allora… allora può accadere che non riesca proprio a resistere, di fronte alla possibilità di fare incetta di rarissime cultivar nel primo giorno di apertura dell’ennesima mostra di giardinaggio o di procurarsi quella minuscola, quasi invisibile erbacea perenne che sì, sarà pure la miliardesima aggiunta quest’anno ma proprio deve, deve stare vicino alla sua rosa preferita.

Raggiunto questo stadio, nel desiderare (e raccogliere) piante il giardiniere tenderà a non tenere assolutamente conto della quantità di spazio a sua disposizione. Nemmeno se questo è solo un balcone due metri per tre, già da tempo sottratto alle comuni attività quali stendere la biancheria o prendere il sole.

In compenso, sul quel suo terrazzino – minuziosamente allestito con ogni tipo di contenitore (anche soppalcato) –
il nostro giardiniere si sorprenderà a vivere come in una jungla meravigliosa, nella quale una cetonia smeraldina può essere un pappagallo dal magnifico piumaggio, inseguito fra i rami imponenti del vecchio rosmarino dal gatto di casa, cui il sole del meriggio regala un mantello di leopardo furtivo.

Proprio lì, accanto al vaso con i pelargoni, nella piccola tinozza faticosamente recuperata, egli potrà vedere il Laghetto Vittoria, con tanto di ninfee, fiori di loto, giacinti d’acqua e guizzanti pesci rosso-piraña… e mentre lavora per legare il nuovo rampicante ai suoi sostegni o rinvasare l’ultima talea ricevuta in regalo – che non sa ancora dove metterla ma un posto di sicuro lo troverà – lascerà la sua mente libera di vagare, si volterà e si accorgerà che la bordura allestita proprio sul davanzale del soggiorno, pochi centimetri più in là, ha preso a brillare di una strana luce e in quel preciso istante è talmente bella che forse… forse neanche nei giardini di Londra se ne vede una uguale.

Il microrto

Ha scoperto qualcosa, questo indomito giardiniere. Forse non in modo consapevole, magari rientrando dalla porta-finestra che dà nella cucina l’avrà già dimenticato, ma ha trovato il modo per entrare in un’altra dimensione. Ha percepito l’importanza dell’angolo.

L’angolo, inteso non solo come quella porzione di spazio in cui il destino ha fissato l’inevitabile appuntamento tra il muro di casa e la ringhiera del balcone o il contatore del gas, ma anche come ogni singolo vaso e la superficie di terra in esso ospitata, o come il vuoto lasciato dalla vecchia caldaia, come ogni posto libero insomma.

Quell’angolo nasconde un segreto la cui trasparenza è inversamente proporzionale allo spazio di cui il giardiniere dispone: può, a ben guardare, assumere dimensioni infinite ed ospitare infinite composizioni, infinite soluzioni di fantasia e creatività.

Può consentire la creazione di minuscoli luoghi speciali, tutti con una loro storia, gratificanti tanto per chi li crea quanto per chi ha il privilegio di esservi ospitato (e che certo non mancherà di restare piacevolmente sorpreso dalla strana atmosfera e dall’impalpabile sensazione che lo accoglieranno).

Perché il giardino è lo specchio di una composizione armoniosa che vibra nel cuore del giardiniere, prima che una creazione di terra e vegetali. Una composizione che puoi sentire diffondersi nell’aria, libera e potente come una sinfonia suonata da una grande orchestra, oppure ascoltare con l’ipod. Insomma: un giardino può stare in qualsiasi posto, grande o piccolo che sia (lasciatemelo credere, io un giardino vero non lo possiedo…)

Quelle qui rappresentate sono alcune soluzioni che ho trovato per certi posticini sul mio terrazzo. Non sono granché, ma io adoro raccontarle a chi mi viene a trovare (e ha la pazienza di starmi a sentire…).

Il Bersò di Nonna Lisa

La prima è quella che chiamo “Il Bersò di Nonna Lisa”.

Nonna aveva un grande giardino, al paese. Un giorno si dovette trasferire in città, e perse tutte le sue cose, giardino compreso. Forse un po’ per consolarsi, coltivava ogni piantuzza le capitasse a tiro nei barattoli di latta dei pomodori pelati, di cui aveva organizzato file ordinate sul marciapiede davanti alla nostra vecchia casa. Da piccola stavo un sacco di tempo a guardarla sistemare con amore Salvie splendens, gerani, basilico e una bellissima Passiflora (ne avevamo rubato insieme una talea da una grande pianta, nel cortile della mia scuola).

Adesso, quando mi viene a trovare, le do il braccio per sostenerla e le faccio fare il giro della terrazza. Lei ammira e annusa a lungo ogni fiore, poi ci sediamo a chiacchierare sulla panchina sistemata sotto due piante di rincospermo. Durante il periodo di fioritura il profumo è straordinario.

In un posto preferito secondo me ci deve essere una seduta. Per sentire con calma il profumo dei fiori e immaginarsi i tropici. Consiglio vivamente per angoli come questo un gelsomino siciliano doc.

Poi c’è l’ultima introduzione, il microrto.
In realtà, è stato inventato un giorno che non avevo niente da fare, c’era un tavolo di plastica fra i piedi e la tartaruga che cercava insalata.
Adesso mi piace molto e penso che lo terrò, compreso l’ariete di terracotta che gli fa da spaventa-gatti…


Riferimenti

16 pensieri riguardo “L’importanza dell’angolo

  • 1 novembre 2007 in 10:04 AM
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    Grazie per questo articolo raccolto in poco spazio, come di poco spazio dispongono quelli, che il giardino, non l’hanno tipo me.
    Anzi, non avendo nemmeno un terrazzo, devo fare molti sforzi per creare qualcosa di armonioso, e quindi accetto sempre bene, articoli come questo.
    Ancora grazie, e un saluto FRANCA

  • 1 novembre 2007 in 10:10 AM
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    Che dire? Hai espresso con infinita poesia quel che, magari confusamente, sento anch’io, che però non riesco a dirlo in modo organizzato e coerente…
    Mille grazie.

  • 1 novembre 2007 in 1:45 PM
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    Grazie, Maria, allora non sono completamente fuori di cervello quando organizzo il terzo ripiano di soppalco per le piante sul balcone…
    Che meraviglia, però, il tuo terrazzo.

  • 1 novembre 2007 in 1:54 PM
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    bravissima Maria Acquaria,
    per il titolo che stuzzica l’interesse per chi è appassionato di giardinaggio e per il contenuto, leggero scorrevole e quanto mai vero, riuscendo così, anche a curare l’animo spesso sconfortato di chi non possiede un giardino, ma anche di chi, pur possedendolo, non ha il tempo di occuparsene….

    Complimenti : conforto riuscito!

  • 1 novembre 2007 in 11:18 PM
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    Cara Maria, credo che tu sia riuscita a realizzare quella difficilissima, sfuggente, ineffabile simbiosi tra giardino e creature che vi abitano, siano esse umane, feline o cetonie. Io credo che questa sia una delle più importanti capacità di un giardiniere (anche se non la sola, ovviamente!), che in questo caso lavora come se fosse un regista di un’opera musicale, organizzando scenografia, costumi, disponendo il coro, dirigendo l’orchestra. Questo è uno degli aspetti più interessanti in un giardino, che diventa teatro di un’azione, o per il quale l’azione diviene teatro. Ippolito Pizzetti aveva molto ben sviluppato questo concetto nel suo libro ‘Pollice verde’.
    Non molti riescono a farlo senza fatica, con scioltezza; ma a te sembra venire semplice come la facoltà di respirare. In te è una cosa innata. E’ una preziosa dote con la quale si nasce e che non ci può mai venir portata via. E’ molto rara, devi essere felice di possederla, anche se credo che tu non sappia quanto questo ti renda “speciale”.

  • 3 novembre 2007 in 10:43 AM
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    Che emozione leggerti e pensare…”Io ci sono stata!” e … “E’ vero ti senti così a guardare quel giardino/terrazzo!”
    Grazie Maria di regalarci una piccolissima parte della tua dolcezza!
    Confermo sei speciale.
    Laura.

  • 6 novembre 2007 in 4:22 PM
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    Certo che mi sembra di riconoscermi in questo giardiniere che piano piano sta trasformando il suo terrazzo in una giungla… ma sapete com’è, le radici non si dimenticano, e chi ha la “terra” nel sangue si vede. Grazie Maria (scusa se ti chiamo per nome ed uso il tu) per i ricordi e le emozioni che hai risvegliato.
    Massimiliano

  • 16 novembre 2007 in 3:28 PM
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    Cara Maria, grazie per quest’articolo poetico nel quale mi ci specchio alla grande. Io non sono brava come te a creare e comporre quindi compro piante, vasi e poi butto vasi e compro altri vasi che mi piacciono di più in quel momento e travaso, poi prendo altre piante e quelle vecchie le regalo. Insomma ho la cantina piena di vasi e cassette. Adesso sto cercando di creare un angolo di verde in casa, con una consolle/tavolino di mio zio e lo sto rimpinzando di piante varie e vasi vari con la scusa di creare un angolino carino e caldo in casa ma con la consapevolezza di essere del tutto egoista e di fare questo solo per me e per la mia passione per le piante

  • 25 novembre 2007 in 3:42 PM
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    Mo’ te copio il berzo’ sul terazo de casa mia!!
    Sempre se riesco a percorrere quei 3 o 400…centimetri senza scavalcare vasi vuoti, pieni, rotti, ‘in lavorazione’, in quarantena, in esposizione, in composizione, in dolce attesa… Mersi’, Marie.Laura

  • 5 dicembre 2007 in 5:42 PM
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    Che bel racconto Maria Acquaria! oltre che amante delle piante e brava balconauta sei una perfetta scrittrice! 😉

  • 20 febbraio 2008 in 10:24 AM
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    Ogni tanto passo di qua e guardo cercando di rubare qualcosa, come guardo altri terrazzi tutti ingarbugliati di piante e cerco di capire dove sbaglio.
    Forse il problema è che il mio nasce come un terrazzo organizzato, casa nuova, terrazzo nuovo e quindi stessi vasi più o meno per tutto il perimetro. Ciò crea una simmetria, un effetto di base ordinato e quindi ogni qualvolta metto qualcosa di nuovo la simmetria si rompe e l’effetto che si produce è solo quello di un vaso fuori posto senza collocazione. Sto cercando di studiare degli angoli, ma sposto e risposto le piante avanti indietro e non riesco a creare quell’effetto di piacevole caos che tanto mi piace.
    Mi piacerebbe conoscere i retroscena di questo bellissimo terrazzo e anche il dietro le quinte. Chissà se maquà ce lo farà vedere mai 😉

  • 9 aprile 2008 in 1:09 PM
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    In un momento di sconforto, sono entrata in questo bellissimo sito e ho trovato ristoro fisico e mentale! Grazie per il bellissimo articolo e per avermi fatto pensare che non sono sola, e che certo dalle piante, dal proprio angolo, si può rinascere e ricaricarsi…
    Ultima cosa…visto che sono di origine siciliana, e mi ricordo bene il profumo del gelsomino doc, riuscirò a ricreare un angolo “caldo” in quel della Lombardia…domanda che rimando al forum…mi sento già in colpa, ho, da poco, un piccolo giardino e una veranda ma non sono ancora “giardiniera”….
    grazie ancora

  • 14 settembre 2008 in 10:45 PM
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    possiedo un giardino relatinamente grande o piccolo che sia e ci vuole tempo e lavoro ma anch’io ho creato nella parte piu’lontana del giardino il mio angolo di piante provenienti da un bosco venduto anni fa :una cosa che non non farei piu’. comunque l’angolo è un triangolo con la base di 6 mt ad è occupato da piante autoctone di quel bosco,evonimo europea,verbascum,pungitopo,pulmonaria, rosa canina a fiore bianco con cinorrodi molto grossi rossie senza peluria all ‘interno ma non so se è la canina ,li mangio come fossero fragole,ellebori verdi,euforbia, campanule,hemerocallis aranci,felci,ciclamini. un angolo portato via da quel bosco che era una meraviglia ps il posto dei funghi non l’ho rivelato ciao natalia

  • 18 marzo 2009 in 7:45 PM
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    forse un pò tutti noi ci rispecchiam nel meraviglioso articolo che hai scritto;anc’io non ho il giardino,ho in compenso un enorme errazzo ch sto amorevolmente riempiendo svaligiando vivai,giadini e treeazzi di amici e arenti e procurandom talee e semi un pò dappertutto…ma c‘è una cosa in partiolare che mi ha toccato i cuore;anch’io devo ringraziare la mia meravigliosa nonna (che ormai ourtroppo non c‘è più con la testa causa malattia) che mi ha trasmesso questo amore infinito per le piante quando ero piccola e quando la guardavo con amore curare prima il suo terrazzo e poi col tempo il suo giardino!!!brava maria

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