Rosanna Castrini: giardini di luce e rigore

Rosanna Castrini: giardini di luce e rigore

di Alessandra Vindrola Foto di Rosanna Castrini

Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio ’”International Garden Photographer of the year – Images of a Green Planet”, ambitissimo riconoscimento mondiale a cui hanno partecipato ben 18mila concorrenti da tutto il pianeta. Ma anche se le sue foto di giardini affollano le pagine dei social e sono molto apprezzate (non ultima la copertina di “Gardenia” di aprile che annuncia un suo servizio sul Giardino Porrati), per Rosanna Castrini la fotografia è solo una delle tante passioni che coltiva: dalla pittura alla botanica, dalla filosofia all’architettura. E se oggi fotografare giardini è anche un’attività professionale, va ad affiancarsi a quella che pratica da trent’anni come “paesaggista”. Fra i tanti giardini che ha progettato –molti vicini a Bricherasio (Torino) dove vive- c’è un piccolo gioiello, quello di casa sua, una porzione di cascina in cui ha optato per una rigorosa divisione in stanze nelle quali sperimenta le piante da utilizzare.

Un percorso insolito, il suo, che è iniziato con una laurea in filologia romanza ma in cui ha prevalso la passione per il giardino: “Quando frequentavo l’Università ero già appassionata di giardini” ricorda Rosanna Castrini. “Lottavo con i mie nonni perché l’orto, che si trovava davanti a casa, passasse nel giardini dietro e fosse sostituito da un giardino ‘vero’. L’ebbi vinta a metà: l’orto traslocò a il giardino si fece, ma come accade spesso in famiglia, tutti dicevano la loro e alla fine fu abbastanza banale”.

Nel frattempo, finita l’Università, Rosanna Castrini andò a lavorare nell’azienda d’apicoltura familiare. “Nel 1997 aprii il mio studio di progettazione” continua. “Non sono mai andata a bottega, ho cominciato con molti giardini di piccole e medie dimensione, privati o aziendali. Non ne sono sopravvissuti molti, in genere i clienti italiani, dopo la progettazione e i primi anni di cure, decidono di fare da sé e il disegno originale si perde”.

Giardino pensile

Di disegno è giusto parlare per i progetti di questa paesaggista: “Mi sento legata ai progettisti di origine nordica, e la mia attenzione nel fare un giardino si concentra prima di tutto sulla tridimensionalità, l’organizzazione degli spazi, dei volumi, il gioco delle proporzioni”. E un po’ provocatoriamente confessa: “Si può fare un giardino con una sola ortica, o un banale pioppo: il discorso estetico prevale sempre sulle piante singole. E infatti non sopporto le piante alla moda, e non sarò mai una collezionista”.

Come progettista gioca con ellissi, forme circolari, segni puliti, come fotografa cerca prima di tutto il taglio di luce che trasfigura: “Se fotografo un giardino non tocco mai nulla, non faccio spostare mobili e arredi e piante per realizzare la giusta inquadratura. Guardo Google Maps per capire come batte il sole, poi cerco l’ora migliore –spesso l’alba o il tramonto- e come arrivo comincio a fotografare. Non uso cavalletto, fotografo a mano libera, e sembro matta e persino un po’ maleducata, perché corro qui e là, quasi senza parlare, per cogliere l’attimo migliore”. E poi riconosce: “Qualche volta la me-fotografa entra in conflitto con la me-paesaggista”. Le due attività si incontrano nella ricerca di un punto di vista pittorico: “I giardini mi piacciono tutti, dai più rigorosi ai più esuberanti: non amo quelli pieni di cianfrusaglie  e non amo molto i giardini dei collezionisti di piante. Ma in linea di massima non ho preclusioni, basta che abbiano un’anima”.

Fra i giardini che ha progettato, due in particolare sono per lei indimenticabili: un piccolo giardino annesso a una villa secentesca nel pinerolese e un giardino-non giardino ad Alba, una sorta di impluvium da guardare dall’alto. “Nel primo caso” racconta Rosanna Castrini “si trattava di un giardino piccolo, ma con un forte richiamo alla storia barocca, con una balaustra che si affacciava sulla città: una vista bellissima. Ho cercato di rivisitare in chiave moderna l’idea del parterre barocco, realizzando un’ellisse che si è sviluppata attorno all’albero secolare del giardino”.

Ad Alba la sfida è stata più difficile: una sorta di fossato più basso di sette metri rispetto al piano strada: “Lungo e stretto, buio, pieno di bocche d’aerazione e botole, terreno non fertile” ricorda Castrini. “Ho giocato con la pavimentazione e la ghiaia, creando una specie di piccolo fiume argenteo che solca uno spazio circolare. Qui parlare di piante non avrebbe senso, ci sono zone verdi di Pachysandra ed edera, quello che era in grado di sopravvivere, ma l’effetto finale mi piace sempre molto”.

Quasi sempre per questa paesaggista che sfoggia uno scintillante, luminoso bob biondo platino, la scelta delle piante è in secondo piano rispetto al progetto: “In genere chiedo al mio cliente se ci sono piante a cui è legato, magari perché appartengono alla sua storia e ai suoi ricordi. E poi tocca tenere conto di altri aspetti pratici, che le piante non deludano, e soprattutto che siano possibilmente in accordo con il paesaggio: spesso prediligo piante dalle foglie minute e verdi, i porpora sono difficili”.

Però nel suo piccolo giardino ha sperimentato oltre 800 piante diverse: “Ma quelle che preferisco sono legate a un’emozione: a chi me l’ha regalata, dove l’ho trovata o al successo di coltivare una certa specie –nel mio caso, le iris!- in una situazione difficile. Di fatto, si tratta di piante molto comuni”.

È un giardino rigoglioso quello di Rosanna Castrini, ma progettato con la stessa razionalità puntigliosa che dedica a ogni progetto: “Un vecchia aia chiusa fra altre tre cascine, rettangolare, con una terraccia argillosa. Un hortus conclusus, insomma. E allora ho optato per muri verdi di arbusti per ottenere un po’ di privacy, e un percorso a stanze perché potesse essere insieme un luogo da vivere e uno spazio di sperimentazione”.

 

Lascia un commento