Storia dell’Arte dei Giardini

di Lidia

Sono passati molti anni dall’arrivo in Italia delle “storiche”
pubblicazioni di giardinaggio, che presentavano per la prima volta
nel nostro paese autori veramente significativi, come
Vita Sackville-West, Graham Thomas e Gertrude Jekyll.

In questi ultimi trent’anni l’interesse per il giardinaggio è cresciuto fino ad assumere le dimensioni di business
(una recente indagine lo colloca al terzo posto tra gli hobbies degli
Italiani), ma altrettanto non si può dire della crescita
dell’esperienza e delle capacità tecniche ed artistiche,
della curiosità per la cultura che si associa alla pratica
del giardinaggio.

Questo è ancor più vero per quel che riguarda
quella che è ancora una nicchia culturale persino tra gli
appassionati, cioè la storia dell’arte dei giardini.

Sebbene in Italia fosse relativamente semplice procurarsi un libro
specifico su questo o quel giardino, in special modo su quelli rinascimentali o toscani, le opere che affrontassero lo sviluppo
storico dell’arte dei giardini in maniera esaustiva a partire
dall’antichità finendo ai nostri giorni, erano veramente
poche e non sempre corpose o complete.

Le conseguenze di una tale carenza sono facilmente immaginabili:
il pubblico è estremamente influenzabile e
– salvo rare eccezioni – non ha
interesse per ciò di cui non si parla o non si scrive.

In Italia l’ignoranza in materia di storia dei giardini è
talmente tanto diffusa, anche tra il pubblico colto, da essere
considerata come un dato ordinario.
Questa sorta di incantesimo maligno è stato
finalmente spezzato con la pubblicazione di un famoso e
prestigioso volume di Marie Luise Gothein da parte della casa
editrice Olschki.

Il volume della Gothein ebbe all’epoca molto successo e fu accolto
in Europa con molta più attenzione che non in Italia, che lo
pubblica a quasi cento anni dalla data della sua apparizione in lingua originale, il 1914.

Il ritardo con cui compare in Italia questa pietra miliare
della cultura dei giardini è paradossalmente per noi,
che assistiamo all’evento, una fortuna, poiché possiamo
godere di una traduzione moderna che libera la “prosa involuta della Gothein” dalle angustie del tempo, di una bellissima
introduzione che è non solo una veloce biografia
dell’Autrice, ma anche una preziosa indicazione per
comprenderne il modo corretto in cui affrontare la lettura, e di una
godibilissima postfazione che centra la sua attenzione sui recenti
problemi di conservazione e manutenzione dei giardini storici e dei
Beni Ambientali.


Due vedute del parco di Muskau, dipinte da Schirmer. All’inizio del 1800 il Principe Pükler decise di realizzare un parco inglese nella sua tenuta di Muskau, partendo da dei quadri dipinti dal pittore Schirmer. Purtroppo l’opera non fu mai completata. Dopo un periodo di abbandono conseguente ai conflitti bellici, ultimamente si sta provvedendo a dei restauri.

Il libro della Gothein si presenta immediatamente,
per la sua mole e per la vastità degli stili che tratta, come un’opera omnicomprensiva, in qualche modo “definitiva”, come
amano dire gli Inglesi.

L’approccio è di tipo fortemente filologico, con un attento
e profondo studio delle fonti.
Per scrivere questo libro la Gothein venne in Italia a visitare i
giardini rinascimentali, ma viaggiò per tutta l’Europa, ed
una volta acquisiti elementi sufficienti, si ritirava quieta nel silenzio
della biblioteca del British Museum a riorganizzare, scrivere e consultare libri.

Se consideriamo che molti dati provengono dalle fonti più disparate (racconti di viaggio, descrizioni letterarie e poetiche, atti
notarili, note di spesa, dipinti, incisioni, ecc.) ci si accorge di
quanto profonda doveva essere la sua conoscenza della storia,
per riuscire ad assemblare in maniera coerente dei dati
così disomogenei e slegati tra loro.

Il metodo appare decisamente innovativo per l’epoca, in cui si era
abituati all’indirizzo storico degli eruditi-antiquari, fortemente
caratterizzante una personalità volitiva e decisa, dotata di
spirito scientifico-analitico, si potrebbe dire di tipo illuministico.

Tutto ciò è quanto mai sorprendente se
consideriamo che avveniva in un’epoca in cui alle donne non era
dato spazio nelle istituzioni accademiche
(per non parlare della partecipazione alla vita pubblica e alla
politica) e che la materia in oggetto era allora considerata
dispregiativamente “provincia femminile” (non che ad oggi sia
cambiato molto in questo senso).

Il testo è lungo oltre mille pagine ed è stato
diviso in due volumi; abbraccia la storia del giardino a partire
dall’Antico Egitto, non limitandosi ad una mera successione storica
per periodi, ma operando anche delle suddivisioni per aree
geografiche.

Oltre ai paesi storicamente acquisiti come i più
importanti nella storia del giardinaggio europeo, sul nostro
percorso incontriamo Bisanzio e i paesi islamici, la Spagna, il
Portogallo, l’Olanda, la Cina e il Giappone.
Naturalmente per la Germania c’è un occhio di riguardo, ma senza mai cadute nel patriottismo o in atteggiamenti
nazionalistici propri del periodo.

La vera passione di Marie Luise Gothein erano i giardini orientali;
nella prefazione alla seconda edizione scrive: “Da anni avverto il cruccio di una lacuna che si apre dove dovrebbe trovarsi il giardino
indiano”.
Il desiderio di colmare questa lacuna la condusse in un viaggio in
Oriente, tra Giava e il Giappone, che fu poi il volano per il suo
saggio sui giardini indiani (Indische Gärten), ancora
non tradotto in italiano.

Assurbanipal durante un pranzo nel suo parco. Si può vedere come fosse conosciuto l’uso della “vite maritata” (cioè fatta crescere in
festoni tra gli alberi) oggi ancora praticata, specie nelle regioni
dell’Italia centro-settentrionale. La coltivazione della “vite maritata”
è di antiche origini e si fa risalire all’epoca egizia.

Il libro della Gothein non è esente da difetti:
non fa alcuna distinzione tra Rinascimento e Manierismo, che – almeno per noi Italiani – è una differenza estremamente importante; sembra un po’ stridente trovare
raggruppati nello stesso capitolo giardini molto diversi tra loro,
per esito artistico e per impostazione concettuale,
come Villa d’Este e Pratolino.

Inoltre si ha spesso l’impressione che ad alcuni periodi storici,
come la Roma repubblicana, il Medioevo, il giardino Tudor inglese e il tardo Settecento francese, non sia stato
dato il peso che oggi la critica storica gli riconosce.

In questo si sente il fardello dell’età, che comunque non
grava tanto pesantemente quanto ci si aspetterebbe da un testo del 1914.
Per contro, la brusca lucidità e l’acuta freddezza del suo
metodo analitico conducono la Gothein a sorprendenti
anticipazioni, come alla preconizzazione di come il giardino
paesaggistico inglese abbia in qualche modo disgregato la capacità di vedere arte nel giardino e nel giardinaggio.
Tara che ci portiamo ancora oggi.

Od ancora la capacità di leggere le storture e le insapidità alle quali avrebbe
condotto la tradizione di matrice jekylliana.
Difatti Marie Luise Gothein non nomina affatto
personaggi come Gertrude Jekyll o William Robinson, fautori del
bordura all’inglese e del giardino naturale, non per dimenticanza o
superficialità (come è stato suggerito dalla
prefazione all’edizione inglese), ma per coerenza con una sua
precisa visione del giardino.

Questa silenziosa polemica è stata perspicacemente colta
nell’addenda a cura di Mario Bencivenni, che tra le altre cose
illustra i migliori momenti dell’arte dei giardini nell’Italia del
Novecento.

Circa cinquanta pagine sono dedicate ad una monumentale ed
utilissima ricostruzione delle fonti bibliografiche.
La prima parte è dedicata ai testi riguardanti i giardini
italiani, la seconda elenca i testi citati dalla Gothein.

Complessivamente è un libro che chiunque
sia seriamente interessato alla storia dei giardini non può
non fare suo.
Un vero tesoro per qualsiasi giardiniere, punta d’eccellenza
nella biblioteca dell’appassionato.

Storia dell’Arte dei Giardini
di Marie Luise Gothein
Leo S. Olschki Editore


Cenni biografici su Marie Luise Gothein

Marie Luise Schröter nacque a Passenheim il 12 settembre
del 1863.
Trascorse i suoi anni giovanili a Breslau, dove studiò
storia e storia dell’arte privatamente, allieva del suo futuro marito,
Eberhard Gothein.
Dopo il matrimonio i coniugi Gothein si spostarono a
Karlsruhe e poi a Bonn, dove Eberhard Gothein aveva ottenuto
una cattedra universitaria.

Sin da ragazza Marie Luise Gothein aveva improntato i suoi studi
artistici ad un serrato metodo scientifico, dal quale prese corpo il
suo volume sulla storia dell’arte dei giardini.
Fu una personalità poliedrica ed eclettica, era capace di
dirigere i suoi interessi culturali su molti soggetti senza perdere in
sicurezza e capacità.
Ella stessa sosteneva che nessuno studioso
potesse fossilizzarsi in un solo ambito di ricerca.

Fu una delle donne più importanti della cultura tedesca di
fine Ottocento.
Scrisse un saggio su Wordsworth e uno su Shakespeare, la sua
conoscenza delle lingue era straordinaria: non solo conosceva
l’Inglese e il Francese, ma anche l’Italiano e il Sanscrito.
La sua attività di traduttrice fu imponente.
Molto importante fu la traduzione in tedesco delle poesie
di Rabindranath Tagore.
Fu – tra le altre cose – una sostenitrice del
movimento femminista.
Morì ad Heidelberg il 24 dicembre del 1931,
all’età di 68 anni.

2 pensieri riguardo “Storia dell’Arte dei Giardini

  • 26 luglio 2007 in 2:30 PM
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    Grazie per averci fatto conoscere questa autrice e la sua opera. Sarebbe davvero notevole poterla leggere per bene..! Da tenere presente.

  • 21 novembre 2007 in 8:57 PM
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    grandioso! e’ proprio quello che stavo cercando! A scuola stiamo facendo un corso per progettare un’aiuola nella nostra scuola ed entro l’anno prossimo pubblicheremo anche un libro sui nostri progetti e sulle nostre ricerche nel campo. Questo libro credo proprio che farà al caso nostro! Grazie!

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